Prospettive dell'industria 4.0

In occasione del convegno dello scorso 5 giugno sulle prospettive Industry 4.0 e le ricadute occupazionali, abbiamo rivolto alcune domande al Prof. Alessandro Perego - Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale MIP Politecnico di Milano.

 

A cura del comitato di redazione Dirigenti Industria 

Cosa si intende per Industria 4.0 ?

L’espressione Industria 4.0 (o Smart Manufaturing) esprime una visione del futuro secondo cui, grazie alle tecnologie digitali, le imprese industriali e manifatturiere aumenteranno la propria competitività ed efficienza tramite l'interconnessione e la cooperazione delle proprie risorse (impianti, persone, informazioni), sia interne alla Fabbrica sia distribuite lungo la catena del valore.

 L’Industria 4.0 si concretizza nell’adozione di alcune tecnologie digitali innovative, che chiameremo Smart Manufacturing Technologies, che si possono ricondurre a due grandi insiemi: il primo,  più coeso e vicino all’Information Technology (IT), che include Industrial Internet (of Things), Industrial Analytics e Cloud Manufacturing; il secondo, più eterogeneo e vicino allo strato delle Operational Technologies (OT), rappresentato da Advanced Automation, Advanced Human Machine Interface ed Additive Manufacturing. Pur nella loro eterogeneità, queste tecnologie hanno un fondamentale tratto comune: quello di abilitare una forte interconnessione tra le risorse utilizzate nei processi operativi. Nel futuro immaginato dall’Industria 4.0, dunque, gli impianti, i lavoratori, i materiali in input e i prodotti finiti saranno dotati di sensori che li identificano e ne rilevano costantemente posizione, stato e attività; i dati raccolti saranno analizzati per migliorare la capacità produttiva, l’efficienza, la sicurezza e la continuità operativa; gli operatori verranno facilitati nelle loro mansioni grazie a robot collaborativi e a nuove interfacce uomo-macchina che ne potenzieranno sia la capacità esecutiva sia quella decisionale. Infine, tutta la fabbrica sarà connessa al resto del sistema logistico-produttivo e ai clienti tramite piattaforme cloud e i dati relativi all’utilizzo dei prodotti saranno utilizzati per facilitare l’assistenza post-vendita, lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, oltre che per abilitare nativamente nuovi modelli di business.

Questi esempi sono utili anche per sottolineare un aspetto fondante: Industria 4.0 non significa adottare isolatamente questa o quella tecnologia innovativa, quanto mettere a fuoco il meccanismo complessivo attraverso cui la maggiore integrazione delle risorse genera del valore addizionale, riducendo le inefficienze, valorizzando la conoscenza, e migliorando la capacità di pianificare e reagire.

Tra le innovazioni digitali alla base dell’Industria 4.0 quelle che maggiormente attirano interesse - e dualmente suscitano timori - per il loro impatto sociale sono l’Advanced Automation (l’avvento di robot autonomi, dotati di ampie capacità sensoriali e cognitive e capaci di lavorare in un contesto collaborativo, non più segregati rispetto agli operatori umani) e più in ampio l’Artificial Intelligence (ovvero la progressiva conquista di funzioni cognitive evolute, come il riconoscimento di immagini e del linguaggio, l’apprendimento ed il ragionamento automatico, asserviti al raggiungimento autonomo di un obiettivo affidato). 

Advanced Automation e Artificial intelligence incidono con dinamiche molto diverse sullo scenario occupazionale: la prima, grazie a capacità fino a pochi anni fa giudicate inarrivabili apre all’automazione un’area di impiego totalmente nuova, ovvero quella delle mansioni manuali non ripetitive, siano esse in un fabbrica o nella hall di un albergo; la seconda estende l’area di applicazione delle tecnologie digitali a task intellettuali sempre più evoluti ma anche destrutturati (non più dunque solo problemi di decisione chiaramente formalizzati e guidati da algoritmi codificati, ma traduzione di testi e del parlato, dialogo in chat, assistenti personali).

Su quale possa essere, nel complesso, il bilancio tra creazione e distruzione di posti di lavoro si è sviluppato un ricco dibattito, nei media italiani come internazionali. Questi studi fanno suonare un campanello di allarme perché, pur nell’impossibilità di trarre conclusioni definitive per il medio-lungo termine, tutti concordano sul fatto che esista e sia rilevabile una progressiva (e crescente) erosione del contenuto di lavoro umano spinta dalle nuove tecnologie, i cui effetti, se si mantenesse l’attuale modello economico, potrebbero essere forieri di grandi disequilibri.

Dunque, quali sono le azioni che devono essere intraprese per controllare la velocità di questa trasformazione, e mitigarne gli effetti non desiderati?

Servono innanzitutto azioni formative concrete che preparino i lavoratori a fare leva sulle nuove tecnologie per accrescere la propria capacità di produrre valore (quello che Brynjolfsson e McAfee chiamano lo scenario del “race with the machine”). Questo richiede di mettere a fuoco le competenze che serviranno nelle nuove professioni e avviare programmi formativi mirati, a tutti i livelli. Da questo punto di vista è importante che il Piano Nazionale Industria 4.0 aggiunga alle azioni di defiscalizzazione degli investimenti in HW e SW anche misure volte a favorire gli investimenti in formazione avanzata.
Nonostante queste problematiche, riteniamo che il cambiamento portato da Industria 4.0, che tutti noi stiamo vivendo in prima persona e dal di dentro, resti da leggere in chiave positiva: come le precedenti rivoluzioni industriali non hanno segnato l'uscita definitiva dal mondo del lavoro di larghi segmenti della popolazione, ma anzi hanno cambiato il concetto di lavoro e contribuito a trovare nuovi equilibri nella creazione e ridistribuzione della ricchezza, nell'occupazione e nella tutela sociale, così crediamo che l’industria 4.0 sarà destinata a portare maggiore qualità della vita e del lavoro, un incremento del benessere e della aspettativa di vita sana, migliori prodotti e servizi (pubblici e privati), un incremento del livello di istruzione e di partecipazione sociale. A noi lavorare perché lo scenario positivo si materializzi nel più breve tempo possibile.
Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.

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