I dirigenti sono ancora alla guida del cambiamento?

Intervista sul ruolo del dirigente alla guida della trasformazione digitale

L'epoca di straordinarie trasformazioni tecnologiche che stiamo vivendo richiede l’evoluzione del ruolo dei dirigenti, che, talvolta, vengono invece accusati di non anticipare il cambiamento.

Paolo Pedronetto

Docente Istud Business School e Consulente di Direzione
paolo@pedronetto.it 

L’intervista all’ing. Mario Derba si pone l’obiettivo di individuare le professionalità emergenti nell’ambito della trasformazione digitale e, attraverso i contributi di studi e ricerche sull’argomento, fare il punto sulle competenze manageriali e sulle strategie che saranno richieste per sviluppare e mantenere la leadership aziendale.
Il cambiamento che stiamo vivendo non è soltanto di natura tecnologica. Stiamo in realtà attraversando una fase di trasformazione dei processi di business e del modo stesso di lavorare e di apprendere. Molti si trincerano dietro alle parole d’ordine Industry 4.0 e Digital Trasformation, ma ad alcuni di noi sfugge la piena comprensione di questi fenomeni.  
I dirigenti devono comprendere e governare questi fenomeni senza limitarsi ad un mero approccio teorico, ed è utile approfondire l’argomento con chi conosce bene sia le tecnologie abilitanti, sia la realtà delle imprese. 
Paolo Pedronetto ne parla con Mario Derba, che per trent’anni ha coperto ruoli di vertice in quattro aziende globali leader nell’Information Technology, quali IBM, Microsoft, Hewlett-Packard e Oracle. 

Quali sono i principali cambiamenti che dobbiamo attenderci nel mondo del lavoro? 

Molteplici. La società intera e, quindi, anche il mondo del lavoro stanno per entrare in una fase di turbolenza che potrebbe portare anche ad atterrare su scenari imprevedibili o comunque non auspicabili. 
Sto parlando dei cambiamenti che sono sotto i nostri occhi sul piano sociale, istituzionale, climatico, demografico, etc., oltre a quelli, ovviamente, tecnologici. Mi piace però immaginare che prevarrà uno scenario di trasformazione, e cioè che tutto questo evolverà e raggiungerà nuovi equilibri virtuosi. Sul piano del lavoro, questo potrebbe significare una riduzione significativa di tutti i lavori a carattere prevalentemente ripetitivo, con la contemporanea creazione (unitamente alla necessaria preparazione per potervi far fronte) di posti di lavoro a più alto valore aggiunto. 

Oggi sembrerebbe però difficile immaginare come arrivare a raggiungere tali nuovi equilibri, non le pare?

Sono certamente necessari molti cambiamenti e, come dicevo, è soprattutto fondamentale innescare il circolo virtuoso. Io penso alla creazione dell’ecosistema che in altre parti del pianeta ha già dimostrato di essere in grado di reggere alla sfida del tempo e del cambiamento. Mi riferisco all’alleanza tra i mondi del lavoro, della ricerca, universitario/scolastico e start-up. 
Se trovassimo finalmente anche in Italia il modo di allineare e governare questi elementi, sarebbero poi loro stessi ad adattarsi opportunamente, definendo soluzioni equilibrate in grado di sostenere con successo i cambiamenti delle tecnologie e dei mercati.   

Quali competenze dovrebbero mettere in campo i dirigenti per guidare con successo l'evoluzione delle imprese di fronte a queste sfide?

I dirigenti possono costituire ancora l’elemento fondamentale per guidare le imprese in queste sfide, che sono principalmente sfide di cambiamento. Dobbiamo ricordarci, infatti, che il cambiamento non avviene mai da solo: le imprese, e soprattutto le persone che le compongono, hanno bisogno di comprenderlo, di accettarlo e poi di essere condotti per mano in questo “nuovo mondo”, nel quale troveranno sicuramente tanti vantaggi, che però è difficile intravedere quando si è appena iniziato il percorso. Le competenze necessarie sono certamente tecnologiche: non dimentichiamoci che le ricerche ci collocano ancora agli ultimi posti in Europa nell'implementazione ed utilizzo delle tecnologie e individuano la necessità di creare infrastrutture, investimenti e cultura digitale. In questo ambito i dirigenti sono chiamati a confermare la loro leadership e il loro ruolo trainante per lo sviluppo. Ma le competenze tecnologiche non bastano. Così come non bastano più neanche quelle manageriali. È necessario sviluppare l’adaptive leadership, imparando a guidare anche nelle nebbie più fitte. È essenziale avere una concreta e sincera fiducia nel futuro e riuscire a trasmetterla, specie alle nostre nuove generazioni. L’esperienza e la comprensione delle imprese, sviluppate in anni di lavoro dai dirigenti, unitamente a questo “nuovo” spirito di adattamento, possono davvero costi-
tuire l’elemento vincente.

Come rimuovere però i classici pregiudizi sulla classe dirigente?  

Questo è forse il primo compito dei dirigenti stessi. Loro devono essere i primi ad abbracciare (letteralmente) il cambiamento e a guidarlo. In una parola, devono essere prima di tutto dei leader contemporanei. Per farlo, come dicevo nel corso dell’intervento che ho tenuto in ALDAI durante il Laboratorio Digital Transformation il 2 ottobre 2017, è necessario attrezzarsi di tre doti, lavorando “con la mente, con il cuore e con le mani” (sto parafrasando un concetto espresso da Papa Francesco). In altre parole, i dirigenti devono oggi (e, soprattutto, domani!) lavorare con la loro consueta intelligenza, ma aggiungervi una componente relazionale e di passione per quello che stanno facendo, oltre a “sporcarsi le mani”, senza paura di scendere in campo al fianco delle loro persone. 
Mi sembra poi che stiano partendo interessanti iniziative: sto pensando proprio alle politiche attive per il rilancio del lavoro dei manager.

E quali saranno secondo lei i processi aziendali impattati dalla trasformazione digitale? 

In realtà, tutti i processi aziendali sono destinati a cambiare. Alcuni più di altri, ma tutti. Le tecnologie che stanno emergendo (IoT, Augmented Reality, Artificial Intelligence, etc.) hanno il potenziale di ridefinire radicalmente i processi di business, ribaltando il ruolo di semplice abilitante che l’Information Technology ha talvolta avuto in questi ultimi decenni. 

Cambieranno, quindi, i processi di front-end? 

Certamente! Ma anche quelli di back-end beneficeranno di queste onde innovative, destinate a rimuovere o comunque limitare decisamente tutti processi ripetitivi. La formazione continua diventerà la nuova parola d’ordine nel mercato del lavoro. Niente da temere, quindi. Dobbiamo “solo” rimboccarci le maniche e riprendere a studiare, e il futuro, sia per le nostre imprese sia per l’azienda Italia tutta, non potrà che essere brillante. 

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