Manager felici. Oltre il lavoro si può

La soddisfazione esistenziale degli italiani è rimasta per decenni al 7.1 in una scala 1-10, ma nel 2011 si è registrato un calo, per la perdita delle speranze circa il futuro proprio e del Paese e oggi la felicità si colloca a 6.

 

Enrico Finzi

Presidente Sòno
La soddisfazione esistenziale dei nostri connazionali è rimasta per decenni pressoché stabile, anche perché quasi insensibile ai cicli economici. Inoltre è restata sempre significativa, attestandosi attorno al valore 7.1 in una scala 1-10. Ma improvvisamente nel 2011 si è registrato un drammatico calo, per il combinato disposto della più grave crisi economico-sociale dal dopoguerra e della perdita delle speranze circa il futuro proprio e del Paese. Oggi la felicità dichiarata dai 18-65enni si colloca in media a 6.0, senza che si sia notata alcuna ripresa significativa negli ultimi cinque anni: come segnala l'ultima (inedita) indagine demoscopica realizzata per Sòno da AstraRicerche.
E i manager italiani? Da sempre il loro grado di soddisfazione esistenziale è un po' maggiore della media della popolazione. Il che avviene anche nella più recente rilevazione, la quale segnala un dato medio pari a 6.4: in dettaglio, un terzo dei dirigenti si dice infelice, quasi la metà moderatamente felice, un po' meno di un quinto assai felice.
Emerge, però, un grave problema: in gran parte la soddisfazione esistenziale dei dirigenti e dei quadri superiori NON ha a che fare con il ruolo e la sua gestione, con il 'mestiere' e con le condizioni in cui esso viene svolto. In altre parole, in Italia i manager appaiono più felici di molti altri gruppi socio-professionali non in quanto manager ma per altre caratteristiche della loro vita, quali il livello culturale, lo stato di salute, il reddito netto, il tasso di risparmio evoluto, l'ampiezza e la qualità delle relazioni interpersonali, ecc...
In effetti, i dirigenti e i quadri superiori giudicano positivamente il proprio ruolo, che amano in due casi su tre, ma sostengono che il loro concreto lavoro di ogni giorno è reso assai arduo e spesso 'impossibile' da drammatici fattori frenanti o addirittura inibenti.
Tali fattori sono di tipo diverso. In parte attengono alle responsabilità loro attribuite: a seconda dei casi, esorbitanti e spesso improprie o - all'opposto - troppo limitate o non chiare. Gioca poi la carenza di razionalità organizzativa: sia per l'incompetenza, le interferenze, l'erraticità comportamentale di tanti imprenditori (specie piccoli e medi), sia per la discrasia tra gli organigrammi formali e quelli reali. Ma vengono citate pure le frequenti 'guerre per bande' in varie aziende (specialmente medio-grandi e grandi), oltre alle crisi di mercato e alle risposte frequentemente improvvide a tali crisi.
C’è poi chi lamenta le carenze quali-quantitative delle risorse umane, aggravate a volte da certo sindacalismo corporativo e dalle intrusioni anti-meritocratiche della cattiva politica e della stessa criminalità organizzata (specie a Roma e al sud); e così via. Un punto-chiave va sottolineato: è anzitutto il 'clima' aziendale a indurre infelicità nei manager, quando (troppo spesso) esso risulta connotato da uno specifico mix, quello costituito da tre impossibilità: di motivare i propri collaboratori e l'intero corpo aziendale; di creare comunità professionali a un tempo umanamente 'calde', coese e orientate al risultato; di offrire strategie e politiche trasparenti e condivise.
Trova qui conferma una tesi 'classica': la soddisfazione esistenziale è legata - più che ai soldi, al potere, allo status - alla qualità dei rapporti umani, al gioco di squadra, al comune impegno per il raggiungimento di una meta condivisa (non al suo conseguimento ma alla tensione verso l'obiettivo), alla forza motivante di un progetto (produttore di senso e fondato su valori). In sintesi: nel Bel Paese i manager sono spesso contenti di esserlo ma non di come possono muoversi. Certo, il 6% afferma "vivo una vita che non è la mia" e il 10% aggiunge "mi sento contraddittorio, in conflitto con me stesso", talché il 13% si racconta "incapace di decidere cosa fare oggi e in futuro".
Ma, a parte questa minoranza, il grosso non appare de-identificato: epperò raramente si dice pienamente realizzato. E, allora, che fare? Da un lato, le imprese dovrebbero porsi l'obiettivo di diminuire gli ostacoli al perseguimento della felicità dei propri dirigenti, quadri, professional, stipendiati e salariati: non (o non solo) per 'bontà' ma per ragioni di efficienza, produttività, creatività. E qui gli strumenti a disposizione dell’impresa sono diversi e in larga parte già sperimentati.
Dall'altro lato, si può lavorare sulla soddisfazione esistenziale del dirigente come persona, usando i nuovi ‘tools’ che la ricerca e l'esperienza hanno messo a disposizione negli ultimi anni (un esempio si può leggere su www.sono-tuning.it). Di tali ‘arnesi’ mi sto occupando dopo una vita passata nel mondo delle indagini sociali e di marketing. Sono state proprio le numerose ricerche che ho condotto negli ultimi quindici anni a confermare la tesi di Abraham Maslow, il grande psico-sociologo americano noto da noi quasi solo per la teoria e la piramide delle motivazioni.
In un mondo in cui tutto viene medicalizzato, Maslow ha proposto un approccio positivo volto alla maggioranza dei cittadini (e dei dirigenti) privi di significativi problemi psicologici e - proprio perciò - in grado di individuare la propria strada verso una maggior soddisfazione esistenziale e il proprio sviluppo autorealizzativo. Ed è interessante notare che esistono ormai servizi rivolti sia ai singoli individui, sia a gruppi aziendali (in particolare ‘top’) atti - con un approccio scientifico e l’utilizzo di un’ampia batteria di test originali - a migliorare il proprio bilancio esistenziale, anche in condizioni ambientali non favorevoli.

Notizie della settimana

Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.

I più visti

Diciassette modi per andare in pensione

Le numerose possibilità di pensionamento sono dimostrazione della creatività legislativa, non sempre finalizzata a semplificare le regole e dare certezza del diritto. Se non trovate fra le 17 possibili opzioni il modo di andare in pensione, cercate almeno di capire quale pista ritenente più facilmente percorribile e fate l’elenco delle iniziative utili per raggiungere il traguardo. Per ridurre al minimo i dubbi, prenotate un incontro in ALDAI per verificare insieme le iniziative utili per arrivare prima al risultato.

01 febbraio 2017

Contratti a confronto

Proseguendo nell’esercizio iniziato con il confronto tra il CCNL Nazionale Dirigenti Industria ed il contratto Fiat, proponiamo ora il confronto del testo di riferimento con il CCNL Nazionale Dirigenti Commercio.
01 gennaio 2017

Nuovo contratto Confapi-Federmanager

In anticipo rispetto alla scadenza, lo scorso 16 novembre 2016 si è raggiunto l’accordo tra le parti per il rinnovo del CCNL dei dirigenti e quadri superiori delle piccole e medie aziende produttrici di beni e servizi. La decorrenza del CCNL va dal 01.01.2017 al 31.12.2019. L’obiettivo delle Parti è stato quello di apportare quegli interventi contrattuali necessari a favorire il rilancio della competitività delle PMI attraverso l’incremento delle professionalità manageriali.

 
01 marzo 2017

Termine presentazione domanda Naspi a seguito di licenziamento individuale

Hot mail con il nostro esperto INPS. Sono un dirigente di 56 anni licenziato a maggio 2016 per giustificato motivo oggettivo con dispensa dal preavviso lavorato e corresponsione della relativa indennità sostitutiva di 12 mesi.
26 settembre 2016

Contratto Dirigenti in scadenza nel 2018

Il contratto Confindustria-Federmanager in vigore dal 1° gennaio 2015 scadrà il 31 dicembre 2018. I lettori che hanno ricevuto e attivato l'accesso agli articoli riservati agli associati possono scaricare di seguito il contratto in vigore per aprire un consapevole confronto per il rinnovo del contratto.

A cura del comitato di redazione Dirigenti Industria 
01 agosto 2017

Nozioni fiscali per il dirigente in trasferta

Nel corso dell’anno capita spesso che i dirigenti richiedano rimborsi spese per trasferte effettuate nell’ambito o fuori del territorio comunale. Si è in presenza di una trasferta quando il datore di lavoro destina solo in via transitoria e temporanea il dipendente a un luogo di lavoro ubicato presso una sede diversa da quella abituale di svolgimento dell’attività lavorativa.
26 settembre 2016