Italia in coda nell’attirare investimenti esteri: solo lo 0,7% del Pil contro il 2% in Europa. Ma la situazione migliora

I fattori che inibiscono gli investimenti esteri, sottolinea la ricerca, sono la scarsa crescita del Paese, l’elevata burocrazia, le alte tasse.

 

Andrea D'Amico partner di UHY Italy

Attilio De Pascalis 

Socio ALDAI

L’Italia si conferma poco attraente per gli investimenti diretti esteri, pari allo 0,7% del prodotto interno lordo, contro il 2% in Europa. Ma la riduzione delle imposte sulle imprese nel 2017, dal 31,4% al 27,9%, potrebbe rendere il Belpaese più competitivo.
È quanto emerge da una ricerca di UHY, network internazionale che raggruppa società indipendenti di revisione, consulenza fiscale e sul lavoro, con base a Londra.
UHY è presente in oltre 90 Paesi del mondo, fra i quali l’Italia con uffici a Milano, Roma, Firenze, Brescia, Novara, Padova e Viareggio.
L’indagine ha analizzato l’incidenza degli investimenti diretti esteri (FDI) sul Pil delle 44 maggiori economie del mondo nel 2015.
In vetta figurano Malta (26%), Singapore (22%) e Olanda (14%). L’Italia si colloca al 36% posto. Fra le maggiori economie europee svetta la Spagna (2,1%), seguita da Gran Bretagna (1,8%), Francia (1,4%) e Germania (1,4%).
Gli investimenti esteri in Italia hanno raggiunto i 13 miliardi di $ contro oltre 50 in Gran Bretagna, 46 in Germania, 35 in Francia e 25 in Spagna. “I Paesi fanno a gara per attirare capitali stranieri per il contributo allo sviluppo economico, alla nascita di nuove aziende o al rafforzamento di quelle esistenti”, osserva Andrea D’Amico, partner di UHY Italy, “Gli investimenti portano con sé iniezioni di tecnologie, competenze e infrastrutture e aiutano la crescita delle risorse umane”. I fattori che inibiscono gli investimenti esteri, sottolinea la ricerca, sono la scarsa crescita del Paese, l’elevata burocrazia, le alte tasse.
“L’Italia si presenta oggi molto meglio rispetto ad alcuni anni fa”, osserva D’Amico, “Dal 2017 c’è un consistente taglio, il 3,5%, delle imposte sulle imprese. Questo taglio ci colloca ora a metà classifica fra i maggiori Paesi. Poi c’è un intervento a favore degli investimenti in impianti e macchinari, con il super ammortamento. Ma ulteriori riforme e incentivi sarebbero utili”. Un deciso impulso potrebbe arrivare dalla riforma del mercato del lavoro (Jobs Act), che ha allineato l’Italia ai maggiori partner europei. Un fattore favorevole è l’elevata preparazione dei giovani, in costante crescita.
Un altro indicatore in deciso miglioramento – sottolinea UHY Italy – riguarda le controversie. Il numero di processi civili pendenti si è ridotto drasticamente, passando da 5,8 a 3,8 milioni in 7 anni (-34%). I tempi si sono accorciati, anche grazie al “processo telematico”, che permette di depositare gli atti in via telematica.
Ad attirare gli investimento esteri – ricorda la ricerca UHY - sono sempre le economie emergenti dei BRICS, con un flusso di 375 miliardi di dollari.
Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica insieme, vantano un rapporto fra pari al 2,3% del Pil. Le economie mature del G7 si attestano sull’1,7%.

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