L’IRPEF penalizza i manager e il sommerso mette a rischio il welfare di tutti

Lo studio sulle dichiarazioni dei redditi dimostra che il nostro sistema fiscale è doppiamente iniquo perché l’IRPEF è pagata solo da una parte dei contribuenti e non riesce a finanziare i servizi e l’assistenza sociale, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita di tutti i cittadini.

 

Giovanni Caraffini 

Consigliere ALDAI
In questi giorni il fatidico “730” ci ha ricordato con puntualità che dobbiamo rinunciare a una parte sempre più consistente dei guadagni - presenti o passati che siano – per finanziare il “welfare”. La novità è che “mancano i soldi”. Ma considerando la questione dal nostro angolo di visuale questi soldi non dovrebbero affatto mancare. Per noi dirigenti infatti lo “stato sociale” si identifica in pratica con il servizio sanitario nazionale, visto che tutti gli altri servizi ce li paghiamo da soli e che con quello che paghiamo in IRPEF e che dovrebbero pagare anche altri contribuenti del cosiddetto “sommerso” il servizio sanitario dovrebbe essere ampiamente assicurato. E allora?

Equità Fiscale

Per cercare una risposta a questo più che legittimo dubbio la CIDA Lombardia ha organizzato il convegno “Equità fiscale. L’analisi delle dichiarazioni IRPEF e il difficile finanziamento del welfare italiano”, che si è svolto lo scorso 27 giugno nella sala conferenze dell’Acquario Civico di Milano, per evocare appunto la necessità di far emergere il sommerso. Come chiaramente enunciato nel titolo, il convegno ha preso spunto da dati e osservazioni contenuti dal quarto studio sulla tassazione IRPEF appena pubblicato dal Centro Studi e Ricerche di “Itinerari Previdenziali", un istituto indipendente che da anni si sta impegnando per mettere in luce quegli aspetti del sistema economico nazionale cui spesso i media non danno la dovuta rilevanza.

Guarda il video del convegno:

Ing. Franco Del Vecchio - Segretario CIDA Lombardia

Ing. Franco Del Vecchio - Segretario CIDA Lombardia

Introduzione di Franco Del Vecchio

Nella sua introduzione il segretario CIDA Lombardia, la confederazione che rappresenta i manager e le alte professionalità in attività e in pensione, ha sottolineato il contributo dei manager che hanno complessivamente versato nel 2015 oltre 50 miliardi di euro, quindi più del 30% dell’ammontare complessivo dei 171,77 miliardi di € di tassazione IRPEF. I Dirigenti in Italia sono 401 mila, secondo i dati ISTAT, dei quali 106 mila dirigenti di aziende private e fra questi 47 mila sono occupati nelle imprese in Lombardia. Ai 401 mila dirigenti si aggiungono 435.000 quadri superiori e apicali per un totale di 836 mila manager in attività. Considerando anche circa un milione di manager pensionati il totale dei manager che contribuiscono al pagamento delle tasse IRPEF supera il milione e ottocentomila contribuenti.
Quindi il 3% della popolazione rappresentato dai manager versa oltre il 30% di tutta la tassazione IRPEF.
Prendiamo atto del contributo di oltre 50 miliardi che i manager hanno versato per il welfare a favore di tutti i cittadini – ha dichiarato Franco Del Vecchio, che ha proseguito – dobbiamo impegnarci per aumentare il numero di contribuenti, più manager e lavoratori qualificati, come in altri Paesi europei, per favorire lo sviluppo e il benessere nel Paese. Le priorità sono l’occupazione e salari più alti per dare dignità al lavoro e garantire la legalità facendo emergere il sommerso. Il 60 % dell’intera contribuzione IRPEF 2015 risulta a carico dei dipendenti che comprendono i manager e il 34,5 % a carico dei pensionati, mentre i 7,5 milioni di lavoratori autonomi hanno contribuito con meno di 10 miliardi, cioè solo il 5,5 % dell’intero gettito IRPEF. I manager da soli hanno versato oltre cinque volte il contributo degli autonomi pur essendo meno di un terzo (?!?).  Una situazione inaccettabile per il Paese che rischia l’impoverimento e il dissesto a causa di chi le tasse non le paga.

Se ne vanno

La globalizzazione ha creato la mobilità delle informazioni, dei capitali e delle persone favorendo la polarizzazione nei Paesi con maggiori opportunità e ciò impone un confronto competitivo con altri territori. Così come arrivano persone in cerca di migliori condizioni di vita, altrettante emigrano dall’Italia verso Paesi con migliori prospettive: giovani qualificati che non trovano lavoro, manager tartassati che il lavoro lo hanno perso e pensionati di fascia medio-alta che oltre ad essere tartassati fiscalmente si ritrovano con le pensioni costantemente sotto attacco. 
Il saldo migratorio negativo dell’Italia con l’Europa è passato dai 44.000 cittadini del 2008 ai 108.000 del 2015.

Abbiamo bisogno di creare, qui in Italia le condizioni per tornare a crescere e bilanciare la creazione di ricchezza con il tenore di vita, evitando di scaricare sulle nuove generazioni maggiore debito pubblico. 
Ci vuole più occupazione, siamo al 57.7% ai livelli più bassi d’Europa dietro la Polonia al 64,3%. 

Più manager per il rilancio economico e valoriale del Paese

Abbiamo bisogno di più manager perché in Italia sono solo 3,8% degli occupati rispetto al 10,8% della Gran Bretagna, ma per farlo è necessario diventare un Paese in linea con gli indicatori europei. A parità di costo aziendale un dirigente italiano incassa un netto del 40% del costo aziendale, mentre in Germania e in Gran Bretagna il 40% è rappresentato da tasse e contributi e il netto per il manager è il 60% del costo aziendale. 

Abbiamo bisogno di maggiore Equità fiscale e legalità, facendo emergere l’economia sommersa e coloro che si rendono invisibile al fisco.
Invece di limitarci a ridistribuire ricchezza decrescente, aumentando il livello di povertà, già al 19,4% secondo i dati ISTAT, il livello più alto in Europa dopo la Grecia, dobbiamo dare ad un numero crescente di lavoratori la dignità di contribuire ai servizi del Paese per elevare il livello di benessere. Concludendo Del Vecchio ha ribadito: “Abbiamo tutti insieme la responsabilità di creare un contesto favorevole, un Paese europeo normale. Più opportunità di lavoro, dignità, servizi, equità. Meno debito pubblico. Nessuno può sottrarsi all’impegno per il Paese. Per garantire maggiore equità dobbiamo dare alle persone la possibilità di emergere e contribuire al welfare”.

Cliccando il documento pdf seguente è possibile scaricare la locandina e la presentazione introduttiva del convegno sull'Equità Fiscale. 

Locandina convegno 27 giugno 2017

locandina-convegno-27-giugno-2017.pdf

Equita fiscale

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Prof. Alberto Brambilla - Presidente  Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Prof. Alberto Brambilla - Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Il Prof. Alberto Brambilla presenta il rapporto sulle dichiarazioni dei redditi

Il Presidente del Centro Studi e Ricerche di “itinerari previdenziali” ha quindi presentato i risultati del quarto rapporto sulle dichiarazioni dei redditi 2015 dal quale sono emersi risultati emblematici.
  • Il gettito dell’IRPEF è insufficiente a coprire le spese di sanità e assistenza: nel 2105 sono venuti a mancare una quarantina di miliardi, cinquanta se si considera la restituzione del bonus di 80 euro.
  • Metà dell’IRPEF raccolta è versata da soli 3 milioni di cittadini, che, per inciso, sono stati esclusi dalla restituzione del bonus di 80 euro.
  • I contribuenti autonomi versano solo il 5,5% di tutta la tassazione IRPEF
  • Esclusi i 17 milioni di dipendenti e i 16 milioni di pensionati, che non sono in condizione di eludere le tasse, ci sono più di 7 milioni di autonomi e 20 milioni di senza reddito fra i quali si annidano milioni di evasori.
Isidoro Trovato, giornalista Corriere della Sera; 
Prof. Alberto Brambilla e Dott. Paolo Novati – Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Isidoro Trovato, giornalista Corriere della Sera; Prof. Alberto Brambilla e Dott. Paolo Novati – Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Con i commenti dal giornalista Isidoro Trovato, il Prof. Alberto Brambilla, assieme al Dott. Paolo Novati Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, hanno presentato i contenuti di dettaglio e l’analisi comparativa degli ultimi otto anni di dichiarazione 2008-2015 dal titolo “Dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF 2015 per importi, tipologia di contribuenti e territori e analisi IRAP".
Come prima indicazione della abnorme distorsione distributiva che caratterizza la tassazione IRPEF in Italia, il rapporto evidenzia che su 60,7 milioni di abitanti del paese, ben 20 milioni sono a carico senza produrre reddito ed altri 10 milioni non generano reddito tassabile e quindi metà della popolazione è a carico di qualcuno. I contribuenti che dichiarano redditi fino a 7.500 euro lordi l’anno sono in 9 milioni e 378 mila e pagano in media 79 € di Irpef l’anno. Poiché il costo medio della sola assistenza sanitaria è ammontata per il 2015 a 1.858 euro pro-capite, per garantire la sanità a questi cittadini italiani sono necessari ben 50,13 miliardi a carico degli altri contribuenti. Per costoro, peraltro, il carico fiscale 2015 è aumentato rispetto all’anno precedente, mentre il reddito spendibile, per via della impossibilità di accedere a molti servizi pubblici gratuitamente perché titolari di redditi non “tutelati” (esenzione da ticket, sconti sui mezzi di trasporto, ecc.) è diminuito e con esso si è impoverita la cosiddetta classe media, che è costretta a pagare più tasse per sopperire a chi non le paga.
Si osserva poi a questo proposito che il numero delle automobili di costo superiore ai 120.000 euro è dieci volte il numero di coloro che dichiarano un reddito lordo superiore ai 240 mila euro (120 mila netti), esempio che denota tutta l’inefficienza del nostro sistema fiscale che fa burocrazia sui dettagli dimenticando il sommerso.
C’è poi un altro grosso problema che riguarda il futuro: come si potranno pagare le pensioni ai circa 10 milioni di soggetti che, non dichiarando nulla ai fini IRPEF, sono anche privi di contribuzione? Eppure non mancano le proposte da parte di politici anche di primo piano che vanno esattamente nella direzione di incentivare il sommerso, cancellare il merito e far passare la voglia di intraprendere. Esagerato? No! Mettetevi nei panni di un signore che guadagna 100 mila euro lordi l’anno che al netto diventano 52 mila e con le imposte dirette si paga la propria sanità, quella delle persone a suo carico e anche quella di altri cittadini e cercate di prevedere quale sarà la sua reazione alla proposta che di fargli pagare il ticket su tutte le prestazioni sanitarie mentre per chi dichiara meno di 36 mila euro sarà tutto gratis. Lo stesso dicasi per le indennità di accompagnamento e le maggiorazioni sociali sulle pensioni, che qualcuno vorrebbe dare a tutti meno che a quelli che le tasse le pagano davvero.
C’è una sola spiegazione logica a questa voluta dissennatezza, ed è la mira di raccattare voti a spese del contribuente onesto. Ma un comportamento di questo genere, si è chiesto Brambilla, è conforme alla Costituzione o no?

La distribuzione del carico fiscale IRPEF

Molto interessante la ripartizione del gettito IRPEF 2015 per scaglioni di reddito indicata nelle figure seguenti. L’analisi permette di scoprire con buona approssimazione da chi è composto l’esercito dei concittadini che pagano imposte non sufficienti a coprire la loro spesa sanitaria e quindi sono a quasi totale carico dei restanti contribuenti.

60% il contributo dei lavoratori dipendenti

Lavoratori dipendenti. Il confronto fra gli archivi INPS conferma che il 100% dei dipendenti sono contribuenti IRPEF. Si possono pertanto definire (forse loro malgrado) “contribuenti fedeli”, e nel loro insieme pagano ben il 60% di tutta l’IRPEF. Per evidenziare il livello di disparità del sistema può essere interessante notare che le 20.119 persone che hanno dichiarato redditi oltre i 300 mila euro pagano mediamente un’imposta di ben 183.989 euro pro-capite l’anno, che corrisponde a quella versata da ben 622 lavoratori con redditi da 0 a 15.000 euro.

34,5% il contributo dei pensionati

Quello dei pensionati è un panorama variegato e notevolmente complesso. Sui 16,2 milioni di pensionati, 8 milioni infatti hanno prestazioni o integrate o totalmente a carico della fiscalità e quindi non soggette a IRPEF. Dai calcoli forniti risulta inoltre che una parte non modesta di “assistiti” (oltre 3 milioni) percepisce altri redditi oltre alla pensione assistita. Nel 2015 i pensionati hanno pagato il 34,5% del totale IRPEF. Nel valutare questa cifra occorre tuttavia tener presente che per il 45% dei dichiaranti l’IRPEF è pagata a fronte non solo della pensione quanto di altre entrate o rendite. Inoltre sulle prestazioni assistenziali (pensioni di invalidità, assegno di accompagnamento, pensione e assegno sociale e pensioni di guerra) e sulle prestazioni con integrazione al minimo e maggiorazione sociale in genere l’IRPEF non si paga. Bisogna poi considerare che la gran parte dei pensionati assistiti non ha pagato (o ha pagato pochissimi) contributi sociali e quindi neppure l’IRPEF.

5,5% il contributo degli autonomi

Qui accade esattamente l’opposto. I lavoratori autonomi sono stimati in circa 7,5 milioni, ma i dichiaranti sono 5,1 milioni (di cui solo 2,6 milioni dichiarano un reddito positivo). E solo 345 mila (pari al 6,8% del totale dei dichiaranti) pagano imposte sufficienti a finanziarsi la sanità. Considerando poi anche i lavoratori che non risultano al fisco, il 99,5% risulta a carico di altri lavoratori. L’IRPEF pagata dai lavoratori autonomi nel 2015 è di poco più di 9 miliardi di euro. Sembra quindi del tutto evidente che in questo caso il sistema fiscale non funziona. E non si può a questo punto non ricordare che i lavoratori autonomi hanno prevalentemente un rapporto di consumo finale con le famiglie, il che comporta l’indeducibilità fiscale delle transazioni.

IRPEF pro-capite 5.561 €, al nord 5.990, al centro 5.917, al sud 4.436 €

L' analisi della ripartizione territoriale dell’IRPEF e dell’IRAP non presenta particolari motivi di interesse ai fini della sostenibilità del welfare, sebbene meriti rilevare che le regioni che maggiormente contribuiscono al gettito IRPEF sono la Lombardia con il 22,3% e il Lazio con l'11,7% con un valore pro-capite di 6.636 € dei lombardi e 6.857 € dei laziali, gli unici con contributi superiori a 6 mila euro.
Più interessante l’esame dell’evoluzione storica: negli 8 anni che vanno dal 2008 al 2015, a fronte di una modesta crescita della popolazione (2,8%) e di una diminuzione sia dei dichiaranti (-2,5%) che dei contribuenti (-0,7%), il gettito IRPEF è aumentato del 9,6%,, meno dell’inflazione che ha fatto segnare un tasso composto pari al 13%, ma molto più del PIL che nel periodo è cresciuto solo del 2% circa. Poiché nello stesso periodo i redditi dichiarati sono aumentati del 6%, risulta che la pressione fiscale è aumentata sensibilmente.
Come si vede, anche in questo caso sono stati penalizzati i redditi più elevati, con un forte aumento per le classi di reddito sopra i 20 mila €. Questo è dovuto all’impostazione del nostro sistema fiscale, che prevede una enorme quantità di regole che consentono agevolazioni, sgravi, riduzioni di tariffe, miglioramenti nelle graduatorie e così via, in funzione dei redditi dichiarati; e questo vale non solo per il pubblico ma anche per il privato, come per esempio e in misura notevole per le rette universitarie. In sostanza, meno si dichiara e più vantaggi si ottengono, a volte anche in termini di risorse, con i vari bonus bebè, mamme, contributo casa ecc. Si sono sentite perfino proposte per dare agli “incapienti”, cioè a coloro che fanno spese (esempio ristrutturazioni) ma non possono beneficiare delle detrazioni perché dichiarano redditi modesti, l’equivalente in soldi della detrazione non usufruita. E qui siamo al delirio, perché qualcuno ci dovrebbe spiegare come fa un soggetto che dichiara redditi di sussistenza a trovare risorse per rifarsi la casa.
In sintesi, ha concluso il prof. Brambilla, si può affermare che l’ampliamento della platea di coloro che non pagano o pagano in misura ridotta le imposte, le ripetute politiche di aumento delle prestazioni assistenziali, l’introduzione di bonus tipo 80 euro e l’aumento del numero e della tipologia delle detrazioni e agevolazioni producono da un lato un aumento dei costi legati al welfare (soprattutto di natura assistenziale) e in parallelo una riduzione del gettito che può essere solo in parte compensato da un aumento della pressione fiscale sulla sempre più esigua minoranza dei contribuenti con redditi oltre i 20 mila euro. È evidente che in futuro sarà sempre più difficile finanziare il nostro sistema di welfare.

Cliccando i documenti pdf seguenti è possibile scaricare: la presentazione, il rapporto completo e il comunicato stampa di Itinerari Previdenziali. Maggiori informazioni disponibile sul sito di Itinerari Previdenziali.

Presentazione dichiarazioni dei redditi ai fini irpef 2015

presentazione-dichiarazioni-dei-redditi-ai-fini-irpef-2015.pdf

Report approfondimento 2017 dichiarazioni dei redditi ai fini irpef 2015 e analisi irap

report-approfondimento-2017---dichiarazioni-dei-redditi-ai-fini-irpef-2015-e-analisi-irap.pdf

Comunicato itinerari previdenziali difficile finanziare il welfare con il 50 percento di italiani senza reddito

comunicato-itinerari-previdenziali---difficile-finanziare-il-welfare-con-il-50-percento-di-italiani-senza-reddito.pdf

Avv. Maria Carmela Macchiarola - Vice Presidente dell'Associazione Magistrati Tributari Lombardia

Avv. Maria Carmela Macchiarola - Vice Presidente dell'Associazione Magistrati Tributari Lombardia

L'Avv. Carmela Macchiarola  – Vice Presidente dell'Associazione Magistrati Tributari Lombardia ha commentato nel suo intervento che l'impianto normativo è basato su 80 mila leggi che risalgono al 1824 più le norme comunitarie.  Quando si parla di riforma del processo tributario bisognerebbe riflettere ed essere consapevoli della complessità che ciò comporta. Il valore complessivo delle controversie pervenute nelle Commissioni Lombarde nel 2016 è stato di € 7,6 miliardi, di cui 3,4 miliardi in primo grado, per un totale di 19,684 ricorsi pervenuti. Tutte le Commissioni Lombarde hanno ridotto l'arretrato con un abbattimento complessivo 24,8 %. La Lombardia costituisce anche sotto il profilo fiscale una eccellenza italiana le cui buone pratiche vanno diffuse in tutto il Paese. Oltre all'auspicata semplificazione si rende necessario un maggiore dialogo e partecipazione responsabile dei contribuenti per aumentare l'efficacia del sistema tributario. Confidiamo nella collaborazione dei manager per promuovere la legalità.

Il dibattito

Dalla discussione moderata dal giornalista Isidoro Trovato emergono alcune interessanti considerazioni sulla situazione generale del fisco in Italia e sul ruolo che potrebbe svolgere l’associazione dei manager:
  • L’ingiustizia distributiva è ancor meno tollerabile in quanto si accompagna ad una sensazione di assoluta discrezionalità da parte degli operatori fiscali sia nel rispettare le regole della privacy sia nel fornire assistenza al cittadino.
  • L’abnorme complessità delle regole fiscali favorisce la discrezionalità e quindi il potere burocratico anche da parte degli organi che dovrebbero dirimere il contenzioso.
  • Viene il sospetto che a troppi non interessa mettere mano ad un piano operativo per far emergere il sommerso e varare una doverosa opera di semplificazione della giungla fiscale.
  • Il potere burocratico è tanto più forte quanto più debole e di breve durata è il governo.
  • La classe dirigente ha il preciso dovere morale di contrastare questi aspetti negativi senza tema di violare la sua asserita “apoliticità”.
  • I manager devono proporre soluzioni che mirino alla massima semplificazione possibile del sistema fiscale attingendo all’esperienza maturata nelle aziende. 

La rappresentanza manageriale CIDA

In chiusura il dott. Giorgio Ambrogioni, presidente della CIDA, ha dichiarato la precisa volontà di dare un senso a questo convegno. La CIDA, con 150.000 iscritti, è la più grande confederazione manageriale del Paese ed ha un compito molto chiaro: dar voce al milione di manager pensionati e agli 800.000 fra manager e alte professionalità, che in termini di classe dirigente ha molte ambizioni, ma finora ha pesato troppo poco. L’impegno della CIDA è appunto quello di far sì che questa classe dirigente conti di più e meglio in tutti i campi, ed il fisco è sicuramente uno di questi. Nella prossima assemblea confederale che avrà luogo il prossimo 6 luglio sarà varato un documento organico in chiave economica, fiscale e sociale. In particolare, dopo mesi di lavoro, di aggiustamenti ed affinamenti, è pronta una proposta di riforma dell’intero meccanismo fiscale e un diverso ‘peso’ delle varie imposte e l’abolizione di alcune. Tuttavia il documento CIDA va oltre, ed intende misurarsi in modo credibile con le forze politiche e con le istituzioni in ogni campo: bilancio dello stato, debito pubblico, spending review, lotta alla corruzione, politica sociale, mercato del lavoro, cultura manageriale, innovazione della pubblica amministrazione, valorizzazione della scuola e quant’altro possa contribuire al risorgimento economico e valoriale del Paese. 

Cliccando il documento pdf seguente è possibile scaricare il comunicato stampa CIDA.  Maggiori informazioni sul sito CIDA

Comunicato stampa cida equita fiscale cs2017 06 26fisco

comunicato-stampa-cida-equita-fiscale---cs2017-06-26fisco.pdf

Avv. Maria Carmela Macchiarola; Prof. Alberto Brambilla; Eros Andronaco Vice Presidente Federmanager; Giorgio Ambrogioni; Romano Ambrogi Presidente ALDAI; Marilena Ganci Consigliere ALDAI; Franco Del Vecchio e Mario Giambone Presidente Comitato Pensionati ALDAI Federmanager

Avv. Maria Carmela Macchiarola; Prof. Alberto Brambilla; Eros Andronaco Vice Presidente Federmanager; Giorgio Ambrogioni; Romano Ambrogi Presidente ALDAI; Marilena Ganci Consigliere ALDAI; Franco Del Vecchio e Mario Giambone Presidente Comitato Pensionati ALDAI Federmanager

Prof. Alberto Brambilla - Ing. Franco Del Vecchio

Prof. Alberto Brambilla - Ing. Franco Del Vecchio


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Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.