Il rapporto 2026 di Banca d’Italia sull’economia della Lombardia
Si è tenuta lo scorso 17 giugno l'annuale conferenza di presentazione del rapporto Banca d'Itala sull'economia lombarda e le indicazioni per fronteggiare le sfide competitive nel medio-lungo periodo, aggiungendo agli investimenti in tecnologie avanzate la capacità di accrescere la domanda di lavoro nelle fasce più qualificate e attrarre e trattenere giovani talenti.
Nel corso della presentazione è emerso il quadro di una regione che nel 2025 ha continuato a crescere, seppure a ritmi moderati, dimostrando una capacità di tenuta superiore alla media nazionale nonostante le tensioni geopolitiche e l’incertezza internazionale.
La crescita del PIL regionale è stata dello 0,7%, sostenuta da manifattura, servizi e costruzioni, con un aumento delle esportazioni dell’1,1% e un contributo significativo del turismo, favorito anche dalle Olimpiadi Milano-Cortina.
Foto: Franco Del Vecchio - Da sinistra: Davide Arnaudo, Massimiliano Rigon e Giorgio Gobbi Direttore della sede Banca d'Italia di Milano
Nel lungo periodo la Lombardia ha mostrato una dinamica migliore rispetto al Paese: dal 2008 il PIL è cresciuto del 10%, contro il 3% nazionale, grazie alla capacità di attrarre forza lavoro e capitali.
L’occupazione nel 2025 è aumentata e il tasso di disoccupazione è sceso al 5,3%, mentre il tasso di partecipazione ha raggiunto il 71,7%.
Tuttavia, il sistema produttivo si sta spostando progressivamente verso i servizi e verso imprese di dimensioni più grandi, mentre la crescita dei lavori ad alto contenuto di conoscenza rimane ancora insufficiente. Le retribuzioni reali risultano sostanzialmente vicine ai livelli del 2008 e persistono forti differenze tra settori e imprese.
La situazione economica delle imprese resta positiva: oltre il 75% delle aziende industriali e dei servizi e quasi l’80% delle imprese delle costruzioni hanno chiuso il 2025 in utile. Gli investimenti pubblici locali hanno raggiunto circa 4,5 miliardi di euro e le imprese mantengono elevati livelli di liquidità. La Lombardia conferma inoltre la propria centralità nel venture capital e nel private equity, con investimenti pari a 4,4 miliardi di euro e una crescente presenza di fondi internazionali.
Fonte: indagine sulle imprese industriali e dei servizi (Invind)
Nel 2025 la metà circa delle aziende lombarde ha realizzato investimenti in tecnologie avanzate digitali. Nell'industria una impresa su tre già utilizza tecnologie di automazione robotica. L'intelligenza artificiale è sempre più adottata in tutti i settori ed è più frequente nei servizi, anche se solo una minima quota ne faccia un uso estensivo.
Anche le famiglie lombarde presentano livelli di reddito, consumi e ricchezza superiori alla media italiana, con un reddito disponibile pro capite oltre il 20% più elevato e una ricchezza netta media di circa 270 mila euro. Nel 2025 i mutui erogati sono cresciuti del 25%, raggiungendo 13 miliardi di euro.
Parallelamente prosegue la trasformazione del sistema bancario: negli ultimi dieci anni gli sportelli sono diminuiti del 40%, ma oltre il 70% dei cittadini utilizza ormai servizi bancari digitali.
Il messaggio conclusivo del Rapporto è che le prospettive di una regione dinamica e aperta come la Lombardia dipenderanno sempre più dalla capacità di innovare, attrarre talenti qualificati e trasformare le sfide tecnologiche e demografiche in nuove opportunità di crescita.
Cliccare "L'economia della Lombardia" per accedere al Rapporto della Banca d'Italia.
Foto: Franco Del Vecchio - Da Sinistra: Andrea Brandolini, Anna Gervasoni, Stefano Caselli e Valentina Za
Il successivo confronto moderato da Valentina Za e al quale hanno partecipato Andrea Brandolini, Capo del Dipartimento di Economia e Statistica della Banca d'Italia; Stefano Caselli, Dean SDA Bocconi School of Management; e Anna Gervasoni, Rettrice della LIUC - Università Cattaneo, ha affrontato i temi della crescita economica, dell’innovazione, della fuga dei talenti e del finanziamento dello sviluppo, evidenziando come il futuro competitivo dell’Italia dipenda sempre più dalla capacità di trattenere competenze, attrarre investimenti e trasformare il risparmio privato in crescita produttiva.
Andrea Brandolini ha dedicato ampio spazio all’impatto dell’intelligenza artificiale, descrivendola come una trasformazione destinata a modificare profondamente i processi produttivi e l’economia globale. È stato sottolineato come l’Europa disponga di importanti opportunità industriali, grazie alla crescente domanda di tecnologie e prodotti in grado di garantire la sovranità dei dati rispetto ai grandi operatori americani e cinesi. Allo stesso tempo sono stati evidenziati alcuni rischi significativi: la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti, le nuove vulnerabilità informatiche generate dall’AI, le possibili conseguenze sul mercato del lavoro e persino gli effetti futuri sulla fiscalità pubblica. Se l’automazione sostituirà quote rilevanti di lavoro umano, sarà infatti necessario ripensare i meccanismi che oggi finanziano welfare e servizi pubblici.
Particolarmente rilevante è stato il tema della fuga dei giovani talenti. È stato ricordato dalla Rettrice della LIUC che ogni anno il Paese perde circa 4 miliardi di euro di investimenti formativi, rappresentati da giovani altamente qualificati che, dopo essere stati formati nelle università italiane, scelgono di sviluppare la propria carriera all’estero. La priorità indicata dai relatori è quindi la “retention” dei talenti, attraverso politiche che rendano più competitive le retribuzioni nette, soprattutto per i profili più qualificati, e che offrano prospettive professionali attrattive per le nuove generazioni.
Grande attenzione è stata dedicata anche al ruolo delle università lombarde, riconosciute come uno dei principali punti di forza del territorio. Gli atenei attraggono studenti e ricercatori dall’Italia e dall’estero, ma il rischio è che questo patrimonio di competenze si trasformi in un “corridoio di formazione” verso altri Paesi. Per questo è stata ribadita la necessità di rafforzare la collaborazione tra università e imprese, creando opportunità professionali capaci di trattenere i giovani e valorizzarne le competenze sul territorio.
Un altro filone centrale del dibattito ha riguardato la crescita delle imprese innovative. I relatori hanno sostenuto la necessità di procedure più rapide, di una vera Unione europea dei capitali e di strumenti finanziari in grado di sostenere le startup e le aziende ad alto potenziale. È stato osservato che l’Italia possiede talenti, capacità imprenditoriali e competenze tecnologiche di alto livello, ma spesso non riesce a trasformarli in imprese di dimensioni adeguate per competere con Stati Uniti e Cina.
Significativo anche il richiamo alla necessità di trasmettere fiducia e speranza ai giovani. Le università, le imprese e le istituzioni sono chiamate a raccontare le eccellenze presenti nel Paese e a valorizzare le opportunità esistenti, contrastando una narrazione esclusivamente negativa. In questa prospettiva è stata proposta una maggiore integrazione tra imprese mature e nuove generazioni, attraverso un vero “tandem generazionale” che favorisca il trasferimento di competenze manageriali, l’innovazione e il ricambio imprenditoriale.
Nella parte conclusiva del confronto, il professor Stefano Caselli ha affrontato il tema cruciale del rapporto tra risparmio privato e sviluppo economico. Secondo Caselli, l’Italia dispone di una straordinaria ricchezza finanziaria, ma incontra ancora difficoltà nel convogliarla verso l’economia reale. Per sostenere la crescita servono un ecosistema finanziario più articolato, maggiore ricorso a venture capital, private equity, mercati obbligazionari e quotazioni in Borsa.
Caselli ha inoltre evidenziato la necessità di una profonda revisione della fiscalità, ancora costruita su logiche risalenti agli anni Settanta. La leva fiscale dovrebbe incentivare maggiormente gli investimenti produttivi e il capitale di rischio, sostenere gli under 35 e favorire le imprese che scelgono di aprirsi al mercato per crescere. Ha infine sottolineato come la vera sfida nazionale non sia soltanto contenere il debito pubblico, ma soprattutto aumentare il PIL attraverso innovazione, investimenti e sviluppo delle imprese, perché è la crescita economica a generare occupazione, gettito fiscale e maggiore peso competitivo dell’Italia nello scenario internazionale.
Nel complesso è emersa una visione condivisa: il futuro del Paese dipenderà dalla capacità di trattenere i talenti, accelerare l’innovazione, rafforzare il dialogo tra università e imprese e mobilitare il grande patrimonio di risparmio privato verso progetti di crescita e sviluppo.
01 luglio 2026
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