È il momento di fare ognuno la sua parte per l'oggi e per il domani

Nel trimestre aprile-giugno 2022 la produzione industriale è aumentata dell’1,9% rispetto ai tre mesi precedenti

Daniele Damele  

Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia
L’industria manifatturiera del Friuli Venezia Giulia ha chiuso il secondo trimestre 2022 con attività produttiva in crescita rispetto ai livelli rilevati nel primo trimestre. Secondo i risultati dell’Indagine trimestrale di Confindustria FVG elaborati dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine, nel trimestre aprile-giugno 2022 la produzione industriale è aumentata dell’1,9% rispetto ai tre mesi precedenti. 

Il risultato medio nasconde dinamiche molto differenti tra i diversi comparti. Mentre la produzione dei settori della meccanica (-6,7% la variazione congiunturale), dell’alimentare (-3,2%) e della gomma e plastica (-4,4%) ha subito un calo, quella della siderurgia (+5,9%), del legno e mobile (+6,5%), della carta (+4,1%) e dei materiali da costruzione (+2,2%) ha registrato una decisa crescita. 

La crescita dell’attività economica nel trimestre estivo si è riflessa anche sul mercato del lavoro, con un incremento degli occupati dell’1,2% a giugno rispetto a marzo, nonostante permangano difficoltà nel reperimento dei profili ricercati e nel prossimo sarà ancora più influenzato dalla ripresa del turismo. 

Le previsioni per i prossimi mesi sono orientate al permanere di un quadro stazionario, con possibili rischi al ribasso. Gli ordini risultano in aumento dell’11% rispetto allo scorso anno, ma in calo del 3,3% sul primo trimestre. Nonostante, infatti, i prezzi di alcune materie prime industriali, come l’acciaio, lo zinco e l’alluminio, stiano ora ritracciando e siano in calo rispetto alla scorsa primavera, preoccupa l’impennata fuori controllo del prezzo del gas e un possibile stop delle forniture di gas russo, che porterebbe a razionamenti e a una possibile recessione. 

Daniele Damele
Presidente
Federmanager FVG

Daniele Damele Presidente Federmanager FVG

Va detto che certamente le imprese hanno guadagni inferiori rispetto al passato per l’evidente aumento dei costi, ma il ricorso agli aiuti pubblici sia sempre ponderato e non foriero di soluzioni ad altri problemi che non sia quelli di crisi effettive e riscontrabili. Ciò anche perché il lavoro è e deve rimanere al primo posto essendo un dogma che trova fondamento nella Costituzione. I mesi che ci attendono saranno molto impegnativi e sfidanti. 

Ci sono forti elementi d’incertezza: aumento dei costi energetici e di approvvigionamento materie prime, coda della pandemia. Serve rimboccarsi le maniche e muoversi tempestivamente e con determinazione. 

Il costo dell’energia ha un impatto che si riflette inevitabilmente sui prezzi. Occorre puntare a una decisa diversificazione nell’acquisto e nell’approvvigionamento del gas per evitare speculazioni. Non si devono avere più dubbi su solare ed eolico, ma anche su rigassificatori e utilizzo dell’LNG. 

Non scordiamo l’inflazione e il debito pubblico nazionale prossimo ai 2.800 miliardi di euro, che impongono misure immediate e una serie di riforme che l’Europa aggancia all’erogazione dei fondi, che comunque sono in larga parte a debito. 

La congiuntura che ci attende sarà molto impegnativa, ma imperativo sarà mantenere il PIL. Dobbiamo puntare sull’export, meglio se anche anche fuori dall’Europa. Servirà molta competenza anche a livello di nuovo Governo centrale oltre che capacità e coraggio di decidere mantenendo il miglior equilibrio tra le varie esigenze. 

Tutti, PA, imprese industriali, servizi, manager, lavoratori, associazioni di categoria, enti economici, cittadini devono fare la loro parte. Lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri figli e nipoti.  

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