180 Anni fa l'Europa “Cessava di essere isolata”

Correva l’anno 1846, ovvero esattamente 180 anni fa. Domenica 11 gennaio di quell’anno veniva inaugurato il “Gran Ponte sulla Laguna Veneta”, ovvero il ponte – solamente ferroviario – che univa la città “insulare” di Venezia con la Terraferma e, di conseguenza, con il resto d’Europa.

L’atto di togliere dall’isolamento la città veniva patriotticamente interpretato dai veneziani isolani (diciamo pure “indigeni” o “veraci”) in senso contrario, come indicato nel titolo, ed andava sostanzialmente a trasformare in penisola quella che fino ad ora era stata una vera e propria isola cittadina, accessibile solo via acqua.

La costruzione del manufatto era iniziata ufficialmente il 10 maggio 1841 (meno di quattro anni prima), dopo che il 27 novembre 1840 l’imperatore Ferdinando I d’Austria aveva assegnato il permesso di costruzione ad una società lombardo-veneta. La direzione dei lavori fu affidata all’ingegner Andrea Noale. Oltre 1000 uomini al giorno presero parte all’imponente opera, piantando complessivamente in acqua 80 mila pali di larice per le fondazioni e utilizzando 21 milioni di mattoni cotti. Il ponte, che misurava una lunghezza di 3.600 metri e poggiava su 222 arcate, acquisiva il record di ponte su acqua più lungo del mondo.

Tre giorni dopo la sua inaugurazione, il 14 gennaio il ponte veniva anche aperto al pubblico con il transito del primo convoglio Venezia-Vicenza, a completamento della cosiddetta “Ferrovia Ferdinandea” (da Milano a Venezia).

Per la cronaca, il 25 aprile del 1933 al “Gran Ponte” ferroviario veniva affiancato ed inaugurato anche il nuovo ponte stradale (battezzato “Ponte Littorio” per evidenti motivi storico/politici e successivamente rinominato “Ponte della Libertà”). Progettato dall’ing. Eugenio Miozzi e realizzato in cemento armato e pietra in soli 18 mesi, permetteva l’accesso a Venezia anche con mezzi automobilistici su gomma. Ma i due ponti realizzati in epoche differenti rimangono tuttora due realtà distinte e separate.