In memoria di Nello De Grandis

Il 18 maggio, a 97 anni, ci ha lasciato Nello de Grandis mitico Segretario della nostra Associazione per oltre trent’anni. Segue un ricordo di Nello a cura di Roberto Covallero Past President 2000-2006

Roberto Covallero

Quando fui nominato dirigente, oltre trent’anni fa, non c’era ancora internet. Avevo appena 32 anni e fu la psicologa della Società di ricerca e selezione del personale (quelle invece non ci sono più) a consigliare di crearmi una rete di relazioni professionali, “per esempio, conosca altri dirigenti, lo sa che hanno un loro sindacato?” Fu così che cercai sull’elenco del telefono (altro reperto d’epoca) l’indirizzo dell’Associazione dirigenti di Verona. Convinsi un collega un po’ più anziano ad andarci insieme, per chiedere qualche informazione di base, capirne un po’ di più. 

Mi aspettavo uno sportello, con qualche impiegata frettolosa, pronta a darmi un depliant e qualche modulo da firmare. Ci accolse invece un gentiluomo âgé, impeccabile e dallo stile “giusto”, pronto a darci le informazioni che ci servivano, a spiegarci qualcosa della previdenza di categoria e l’importanza del Fasi. Ci tese la mano, si presentò: “Sono Nello”. Fu solo dopo la seconda o terza visita, che mi suggerì di far parte di Asdai Verona (ci chiamavamo così, allora): “che ne dice di iscriverci, abbiamo bisogno di giovani!”. Aderii subito. Da allora, per metà della mia esistenza, la presenza di Nello De Grandis è stata costante nella mia, nella nostra vita professionale (e non solo), in un rapporto che è ben presto diventato di amicizia intergenerazionale, di positiva complicità, di orgogliosa condivisione nell’identificazione in una categoria che sentivamo al servizio del Paese e in un’associazione che era proprio al servizio di tale categoria.

Nello era davvero l’Associazione Dirigenti; e quest’ultima era la casa di Nello. Con i vari presidenti che si sono succeduti (soprattutto con i due a lui più cari, Vittorio Cappellina e Giangaetano Bissaro – non me ne vogliano gli/le altri/e) l’identificazione, anche reciproca, fu così profonda e feconda che fu uno dei fattori che contribuirono a fare di Verona, a cavallo del Duemila, l’associazione più autorevole della Regione e una delle più ascoltate a livello nazionale, con effetti che durano tuttora. Fu lui – tra gli altri – a spingere per la creazione di uno dei primi gruppi di giovani dirigenti d’Italia, e a convincere noi “under 43” di allora a candidarci per il Consiglio Nazionale, in una storica polemica anti-sistema al Congresso di Napoli. Fu lui – giovane “dentro” – a convincermi ad occuparmi del gruppo Giovani di Verona, a spingere a “fare delle cose nuove”, a mettere l’intera segreteria a disposizione delle nostre (a volte) stravaganti iniziative. Fu lui IL segretario, sempre gentile e un passo indietro, spiritoso e comprensivo, con quel compostissimo aplomb un po’ “british” che colpiva in particolare le colleghe e le vedove dei colleghi (per cui veniva preso in giro, schermendosi sornionamente, da par suo). E insieme a Giangaetano, che mi investì per la candidatura al termine dei propri sei anni di mandato, fu sempre lui a convincermi ad accettare, assicurandomi che mi avrebbe alleggerito dal peso della presidenza provinciale: fu così, furono sei anni belli, di amicizia e conoscenza ancor più profonda, nei quali apprezzai l’insostituibile apporto di una figura a dir poco fondamentale, che ha contraddistinto la nostra vita, non solo associativa.

Mi accompagnò nella decisione dell’acquisto di una nuova sede, quando fu inevitabile trasferire Federmanager Verona. Condividemmo la decisione di restare nello stabile dov’eravamo da anni, e quando arrivò il momento di chiudere il contratto d’acquisto, al limite delle nostre disponibilità di allora, fece la generosa proposta di comprare lui, a proprie spese, anche il garage da lasciare a disposizione dell’Associazione: motivandola con il fatto che lui si sentisse “in dovere” di fare così (null’altro, il discorso era chiuso: inevitabile conclusione di una vita al servizio dei colleghi, che mi spiegò essere stata gratificante in se’, proprio per questo). Talmente esemplare, che fu lui – da solo – a decidere, infine, di lasciare la Segreteria provinciale. Non si sentiva più all’altezza per servire tutti i colleghi in difficoltà ed era ora, mi disse, che individuassimo un’altra soluzione, più “professionale”, per la nostra Segreteria. Avrebbe potuto tranquillamente rimanere per qualche anno ancora, a reggerne le sorti; ma preciso, perfino puntiglioso com’era, non ebbe alcuna esitazione a confermare senz’altro la propria decisione. Da allora, tante cose sono cambiate.

Probabilmente oggi, che internet c’è, una figura come la sua sarebbe impensabile. 

Ma io l’ho conosciuto.

Ci sono stato a lungo vicino e ve l’assicuro, ne sono certo: in quegli anni, fu l’Associazione Dirigenti, Federmanager stessa, che sarebbe stata proprio non solo impensabile, ma anche impossibile, inconcepibile, senza il nostro caro Nello. Che ci manca, così tanto.