Rinascimento?

Manager milanesi per lo sviluppo

Improvvisamente assistiamo alla riscoperta di Milano da parte dell’opinione pubblica nazionale. In un Paese ancora profondamente in crisi, da più parti si guarda a Milano con un misto di sorpresa, ammirazione, invidia, speranza.

Romano Ambrogi 

Presidente ALDAI

Durante la recente celebrazione dell’Assemblea di Assolombarda il Presidente Gianfelice Rocca ha messo in luce una serie di primati in vari settori, che testimoniano, al di là di ogni ragionevole dubbio, la qualità del nostro territorio. E il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, gli ha fatto eco con l’invito a Milano a prendere per mano l’Italia.  Alcuni punti significativi ci hanno particolarmente colpiti: l’aumento dei residenti giovani (46.000 in più sotto i 44 anni, tra il 2014 e il 2015) e degli studenti stranieri; la produttività media per addetto di quasi 90.000 euro, ben superiore a quella delle regioni europee più sviluppate; la crescita del numero di occupati effettivi di 170.000 persone dal 2013 al 2015. E il mantenimento di un flusso turistico simile a quello registrato durante l’Expo, con un numero di visitatori maggiore di Roma. Nella relazione Assolombarda, giustamente, sono presenti anche le traiettorie di crescita e gli indicatori delle aree sulle quali concentrare gli sforzi di miglioramento necessari: la distanza tra la ricerca tecnologica e l’effettiva innovazione delle imprese, la difficoltà delle start-up a trasformarsi in imprese di successo, la insufficiente diffusione delle risorse umane qualificate. Come abbiamo ribadito nel numero precedente di "Dirigenti Industria" e analizzato in termini di opportunità produttive e di sviluppo occupazionale in questo numero, è giunto il momento in cui i manager devono prendersi la responsabilità di guidare le trasformazioni alle quali sono chiamate le nostre imprese e la nostra società, per trasformare in risultati e benessere sociale la vocazione industriale lombarda. Lo dobbiamo fare mediante il nostro lavoro in azienda: intelligente, competente, appassionato. Ma a partire da tante esperienze disparate e preziose dobbiamo recuperare anche il valore sociale del nostro lavoro, riflettere con maggiore attenzione e profondità sul ruolo che, come categoria, possiamo e dobbiamo esercitare. E questo può avvenire solo con una totale comprensione ed accoglienza delle mutate condizioni economiche e sociali e di un’incondizionata apertura al confronto con tutte le componenti del dialogo sociale. La realizzazione di spazi di dibattito e di scambio di esperienze all’interno della nostra Associazione e la proiezione verso realtà sociali esterne è una costante che ci sforziamo di perseguire, pur nella difficoltà di far fronte ai servizi, sempre più richiesti, ed ai proventi in diminuzione. Lo sforzo del personale della struttura e dei soci che volontariamente contribuiscono generosi allo sviluppo delle diverse attività è volto ad un piano di sviluppo associativo che abbiamo lanciato quest’anno.  Solo attraendo l’interesse e la propensione dei colleghi, facendo loro intuire il valore dell’esperienza associativa per la loro crescita professionale e sociale, potremo, anche noi, prendere per mano il futuro di Milano e dell’Italia, con umiltà, ma anche con tenacia, creatività e gusto per le cose belle e difficili.
Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.