Geopolitica, tecnologia digitale e sicurezza industriale: il nuovo paradigma per il Management Strategico
L'economia globale attraversa una profonda ridefinizione strutturale, superando definitivamente il modello di integrazione post-Guerra Fredda.
di Roberto Sammarchi
L'economia globale attraversa una profonda ridefinizione strutturale, superando definitivamente il modello di integrazione post-Guerra Fredda.
La ricerca esclusiva di efficienza operativa e minimizzazione dei costi cede sempre di più il passo a stringenti imperativi di sicurezza nazionale e autonomia strategica. L'infrastruttura industriale e manifatturiera europea si trova oggi all'epicentro di una complessa pressione: da un lato, l'accelerazione del disaccoppiamento tecnologico tra Stati Uniti e Cina; dall'altro, un'imponente ondata di regolamentazione digitale interna all'Unione Europea, culminante nella prossima e definitiva operatività del Regolamento Macchine (UE) 2023/1230.
Le tensioni geopolitiche si riflettono sugli standard tecnici e sulla qualificazione dei fornitori. La competizione per l'egemonia su tecnologie abilitanti, come l'intelligenza artificiale e i semiconduttori, ha trasformato la conformità normativa in un vero e proprio strumento geoeconomico.
I manager europei si trovano a navigare in un ecosistema in cui l'approvvigionamento e l'accesso ai mercati sono subordinati a requisiti di sicurezza incompatibili, che discriminano l'ecosistema in base all'origine geografica e tecnologica dei fornitori.
Parallelamente, il Regolamento Macchine (UE) 2023/1230 impone una revisione radicale dei processi produttivi, fondendo concettualmente la sicurezza fisica con la sicurezza digitale, e introducendo obblighi normativi senza precedenti per i sistemi basati su intelligenza artificiale e per le pratiche di "modifica sostanziale".
Parallelamente, il Regolamento Macchine (UE) 2023/1230 impone una revisione radicale dei processi produttivi, fondendo concettualmente la sicurezza fisica con la sicurezza digitale, e introducendo obblighi normativi senza precedenti per i sistemi basati su intelligenza artificiale e per le pratiche di "modifica sostanziale".
Avv. Roberto Sammarchi Avvocato convenzionato con e associato a Federmanager Bologna - Ferrara - Ravenna ed esperto di Compliance legale nazionale e europea relativa a Intelligenza artificiale, cybersecurity, dispositivi elettronici
La frattura geopolitica e la discriminazione nelle catene di fornitura
Le macro-tendenze indicano che le catene del valore stanno subendo un disaccoppiamento selettivo mirato in gran parte alle tecnologie avanzate e ai dati sensibili. Tutto questo avviene tramite un'architettura regolatoria asimmetrica che punta a escludere fornitori stranieri o a imporre loro requisiti formali e tecnici insostenibili.
Gli Stati Uniti restringono l'accesso alle proprie tecnologie sensibili con misure draconiane. Per le aziende manifatturiere e IT europee, la sfida maggiore deriva da framework come il Cybersecurity Maturity Model Certification (CMMC), che impone rigorosi controlli cyber per chiunque voglia operare all'interno delle catene di approvvigionamento governative e della difesa. L'adeguamento ai livelli più elevati richiede investimenti ingenti e il superamento di audit estremamente complessi. La mancata certificazione esclude del tutto le aziende dal florido mercato della difesa USA, costringendo parallelamente i prime contractors a richiederla a cascata a ogni subfornitore in un ecosistema sempre più chiuso.
In risposta alle pressioni internazionali, la Cina accelera in modo perentorio verso la totale autosufficienza tecnologica. La sua normativa informatica impone sanzioni severissime per l'impiego di hardware o apparecchiature di rete prive di specifiche certificazioni nazionali di sicurezza. Le revisioni governative si traducono in una preferenza sistematica per i fornitori domestici, incoraggiando fortemente la sostituzione di macchinari e software industriali stranieri. Inoltre, le inflessibili normative sulla localizzazione dei dati complicano in modo esponenziale le operazioni quotidiane delle multinazionali europee, bloccando o limitando severamente il flusso di log metrici e dati di manutenzione vitali verso i quartieri generali in Europa.
Le opzioni strategiche per i fornitori europei
Per fronteggiare questa polarizzazione globale, l'Unione Europea persegue istituzionalmente la dottrina dell'"Autonomia Strategica Aperta", il cui scopo primario è rafforzare le filiere critiche interne e ridurre le vulnerabilità. Tuttavia, non potendo strategicamente ed economicamente rinunciare né all'immenso mercato nordamericano né a quello cinese, i manager, a livello microeconomico, devono ripensare l'architettura logistica, abbandonando gli approcci tradizionali per adottare due modelli principali.
Nel modello del Sistema Duale, le aziende creano catene di fornitura, infrastrutture IT e divisioni di R&D completamente separate e non comunicanti: una rete è dedicata esclusivamente al mercato cinese e l'altra serve il resto del mondo. Questo costoso approccio garantisce la piena conformità locale, salvaguardando i mercati occidentali dal rischio di sanzioni incrociate o contaminazioni. Genera però una disastrosa perdita di economie di scala globali, un'insostenibile duplicazione dei costi operativi e un profondo rischio di isolamento culturale per le risorse umane.
L'Architettura Flessibile prevede il mantenimento di catene del valore globalizzate pur localizzando in Cina (o negli USA) solamente i server, i flussi di dati e le operazioni indispensabili per ottemperare alla legislazione locale. Questo approccio preserva un'identità aziendale coesa e gode parzialmente delle economie di scala, tuttavia espone l'impresa a elevate vulnerabilità derivanti da improvvisi shock geopolitici e richiede uno sforzo immane per la gestione quotidiana della compliance incrociata.
Contestualmente a tutto ciò, i fornitori UE affrontano normative interne orientate a pretendere una trasparenza senza precedenti, come la Direttiva sulla Due Diligence in materia di Sostenibilità Aziendale (CS3D) e l'imminente entrata in vigore del Digital Product Passport (DPP). Questi potenti strumenti richiedono una tracciabilità granulare dei materiali impiegati, dei subfornitori e dell'impatto ambientale, entrando regolarmente in conflitto diretto con le tendenze di opacità e segregazione informativa imposte dalle nazioni concorrenti.
L'orizzonte tecnologico: il Regolamento Macchine 2023/1230
Mentre le imprese lottano per ristrutturare le proprie supply chain, le infrastrutture produttive sono chiamate ad affrontare un cambio di paradigma imposto dal nuovo Regolamento Macchine (UE) 2023/1230, che diverrà vincolante e sostituirà la Direttiva 2006/42/CE il 20 gennaio 2027.
La transizione concettualmente più profonda e complessa è l'inclusione esplicita della sicurezza informatica tra i Requisiti Essenziali di Sicurezza (RES). Nel moderno ecosistema dell'Industrial IoT, una compromissione logica da parte di un attore malevolo non comporta solo la perdita di un database, ma può causare guasti in grado di ledere l'incolumità fisica degli operatori umani. Il nuovo principio della "protezione contro la corruzione" impone che le minacce informatiche non compromettano mai le funzioni vitali. L'adozione di standard rigorosi, come la IEC 62443 per l'Operational Technology, diventa così un adempimento cogente. L'impatto si ricollega intimamente al decoupling: utilizzare componentistica prodotta in paesi terzi e che presenta vulnerabilità informatiche occulte impedirà la marcatura CE, bloccando la commercializzazione del prodotto.
In aggiunta, il software con funzioni di sicurezza è ormai riconosciuto legalmente come un componente di sicurezza indipendente. La grande sfida risiede nell'Intelligenza Artificiale: i sistemi basati sull'IA (come le reti di machine learning) che garantiscono funzioni di sicurezza rientrano ora nei macchinari "ad alto rischio" elencati nell'Allegato I del Regolamento. Ciò abolisce ogni possibilità di autocertificazione aziendale, obbligando i produttori all'esame stringente di un Organismo Notificato. Il management tecnico dovrà quindi compiere lo sforzo di armonizzare i requisiti di tutela della salute del Regolamento Macchine con i mandati di mitigazione del bias dettati dall'AI Act.
Il fulcro operativo più dirompente del testo risiede nella normazione delle "modifiche sostanziali". Qualsiasi intervento significativo su un macchinario obsoleto o già in uso – che si tratti dell'inserimento di un robot collaborativo in linea o di un aggiornamento software che ne modifica le funzioni di contenimento del rischio – priva l'azienda utilizzatrice della qualifica di utente. L'azienda in questi casi subentra penalmente e civilmente nelle vesti del "fabbricante", facendosi carico dell'obbligo di redigere una nuova e complessa valutazione dei rischi, stilare un nuovo fascicolo tecnico e apporre ex novo la marcatura CE in base al nuovo dettato normativo.
Il ruolo del manager
Questa convergenza storica tra frammentazione geopolitica e nuova architettura regolatoria europea esige un rinnovamento delle competenze e del ruolo manageriale.
La gestione reattiva ed emergenziale a posteriori è tramontata; i consigli d'amministrazione e i decisori devono sviluppare un "muscolo geopolitico" costante, internalizzando in modo scientifico l'analisi del rischio macroeconomico.
Per governare tale panorama, i direttori operativi e della supply chain devono mappare le reti spingendosi oltre i fornitori diretti (Tier-1), dotandosi di infrastrutture digitali e "control tower" capaci di compiere stress test di sistema. Devono chiedersi quotidianamente quali impatti genererebbe la chiusura di un corridoio asiatico chiave o l'imposizione notturna di dazi e sanzioni nordamericane. La resilienza evolve e cessa di essere sinonimo di dispendiosa giacenza a magazzino, per trasformarsi in visibilità end-to-end e tempestività dei dati.
Parallelamente, il perimetro del ruolo HSE (Health, Safety, Environment) si ibrida inevitabilmente con il dominio dell'IT. Ne sono un esempio i Dispositivi di Protezione Individuale Intelligenti (Smart DPI): sensori IoT capaci di monitorare l'esposizione al rischio vitale dell'operatore, coadiuvati da logiche AI predittive per sventare incidenti gravi. L'inserimento di simili dispositivi – oggi raccomandato e incentivato, in prospettiva necessario – obbliga il manager a orchestrare massimi livelli di sicurezza fisica tutelando scrupolosamente la privacy (nel pieno rispetto del GDPR) e l'etica algoritmica, superando ostacoli legali e sindacali altrimenti invalicabili.
A coronamento dell'ecosistema, il management deve considerare lo standard internazionale ISO/IEC 42001 sulla gestione dell'intelligenza artificiale per avere a disposizione l'ossatura tecnica documentale da presentare agli ispettori e agli Organismi Notificati.
Sintesi operativa
Il decoupling tra il colosso statunitense e quello cinese e l'imponente rivoluzione europea del Regolamento Macchine ridefiniscono in blocco l'equazione del successo imprenditoriale.
I manager in avvicinamento al 2027 non sono esecutori di processi lineari operanti in tempo di stabilità economica. Sono chiamati al difficile compito di gestire la complessa conformità delle modifiche sostanziali, di fondere etica digitale (AI Act) e sicurezza funzionale, e di proteggere la continuità operativa dalle esclusioni di mercato generate all'estero.
Solo chi coniugherà l'intraprendenza tecnologica con la resilienza geopolitica e il rispetto di norme stratificate potrà affermarsi in questo nuovo e complesso disordine industriale.
24 febbraio 2026
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