L’intelligenza artificiale spiegabile: ostacoli tecnologici e soluzioni nell’industria

L’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nei processi operativi ha innescato una trasformazione strutturale all'interno delle organizzazioni.

di Roberto Sammarchi

L’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nei processi operativi ha innescato una trasformazione strutturale all'interno delle organizzazioni. Nel panorama odierno, l’algoritmo agisce da attore cognitivo in grado di analizzare volumi massivi di dati e generare raccomandazioni decisionali in tempo reale. L’adozione di reti neurali profonde ha tuttavia generato un paradosso tecnologico noto come effetto "black box". All'aumentare dell'accuratezza statistica dei sistemi, i processi decisionali interni diventano progressivamente più opachi, impedendo agli operatori di comprendere il percorso logico che conduce al risultato. 
Tale opacità rappresenta un’incognita che investe in modo diretto la governance, la conformità legale e la responsabilità etica. In settori caratterizzati da elevato rischio, quali la produzione manifatturiera e la salute e sicurezza sul lavoro (SSL), l’incapacità di decifrare i calcoli della macchina preclude la possibilità di convalidarne l’affidabilità. 
Per un manager, accettare passivamente un output incomprensibile significa esporsi a gravi responsabilità in sede civile e penale. Al fine di superare l'impasse, il management deve adottare il paradigma dell'intelligenza artificiale spiegabile (XAI) e l'implementazione di meccanismi rigorosi di supervisione umana. La trasparenza tecnica ha infatti cessato di essere un mero esercizio accademico per trasformarsi in un requisito operativo inderogabile.
Avv. Roberto Sammarchi

Avv. Roberto Sammarchi Avvocato convenzionato con e associato a Federmanager Bologna - Ferrara - Ravenna ed esperto di Compliance legale nazionale e europea relativa a Intelligenza artificiale, cybersecurity, dispositivi elettronici

Il nuovo ecosistema normativo europeo sta subendo una riscrittura profonda, progettata per imporre standard di sicurezza inediti. 
Il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) introduce un quadro giuridico armonizzato fondato sul livello di rischio. I sistemi impiegati in contesti industriali, in particolare quelli destinati a fungere da componenti di salvaguardia all’interno di macchinari, ricadono nella categoria ad alto rischio. Per tali tecnologie, la normativa prescrive obblighi severi, inclusa la registrazione automatica degli eventi per garantire la tracciabilità delle decisioni. L’intento del legislatore mira a dissolvere l’effetto scatola nera affinché le autorità e gli utilizzatori mantengano il sistema costantemente sotto il controllo razionale dell’uomo.

In parallelo, il Regolamento (UE) 2023/1230 relativo alle macchine ridefinisce la tutela in ambito manifatturiero, sostituendo la precedente direttiva 2006/42/CE. Tale nuova norma, che diventerà pienamente cogente a partire da gennaio 2027, introduce innovazioni di rilievo riguardanti l’integrazione del software e dell’intelligenza artificiale. Una delle modifiche più significative risiede nell'inclusione formale del software con funzioni di sicurezza tra i "componenti di sicurezza", indipendentemente dal fatto che esso sia immesso sul mercato separatamente o integrato nel macchinario. Tale approccio equipara la protezione logica a quella meccanica, imponendo standard di resilienza informatica elevatissimi. 
Il regolamento stabilisce che gli apparati basati sull'apprendimento automatico non debbano mai intraprendere azioni che esulino dallo spazio di manovra definito in fase di progettazione. Qualora l’algoritmo mostri un comportamento autoevolutivo che altera il profilo di rischio originale, si configura una "modifica sostanziale" ai sensi dell'Articolo 3. In tale evenienza, il soggetto che apporta la modifica deve assumere le responsabilità di un nuovo fabbricante, procedendo a una nuova valutazione della conformità e alla riemissione della marcatura CE.

L'allegato III del regolamento specifica inoltre i requisiti per i sistemi di comando che incorporano l'IA. La stabilità del sistema deve essere garantita contro guasti accidentali e attacchi cibernetici intenzionali, impedendo che interferenze esterne provochino situazioni pericolose. Un obbligo determinante riguarda la tracciabilità: per i macchinari che utilizzano sistemi di IA ad alto rischio per funzioni di sicurezza, deve essere assicurata la registrazione dei dati relativi al processo decisionale per un periodo minimo di un anno. Tale prescrizione permette di ricostruire la catena causale in caso di infortunio, rendendo l'opacità algoritmica legalmente sanzionabile se non adeguatamente mitigata.

Per tradurre le prescrizioni legali in realtà operativa, le organizzazioni devono affidarsi alla XAI (AI "spiegabile"). La disciplina raggruppa tecniche algoritmiche utili a decodificare l’output matematico in spiegazioni logiche interpretabili dal decisore umano. L’utilità dell’approccio si manifesta nettamente nell’analisi e nella neutralizzazione dei pregiudizi o errori presenti nei dati di addestramento. Lo standard ISO/IEC 42001 supporta la standardizzazione di tali pratiche per i sistemi di gestione dell’IA, fornendo direttive rigorose per la tracciabilità delle azioni automatizzate. L’allineamento allo schema offre alle aziende un framework strutturato e costituisce una presunzione di conformità.

Gli strumenti tecnici risultano inefficaci se non inseriti in un solido apparato organizzativo di supervisione. La vigilanza deve configurarsi come meccanismo di governance integrato, basato sulla teoria del controllo cibernetico. Il modello struttura le operazioni in cicli decisionali ricorsivi nei quali sistemi artificiali e personale fisico collaborano. La realizzazione pratica avviene tramite architetture Human-in-the-Loop, dove l’esecuzione di azioni rischiose rimane subordinata all’approvazione esplicita di un operatore umano. L’introduzione di punti di verifica rappresenta l’antidoto principale contro l’automation bias, ovvero la propensione psicologica ad abdicare al proprio senso critico fidandosi del computer.

L’incontro tra conformità tecnologica, esplicabilità e supervisione umana trova espressione centrale  nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro. Il paradigma tradizionale cede il passo alla prevenzione predittiva, fulcro della strategia Vision Zero. L’evoluzione tecnologica risiede nello sviluppo dei dispositivi di protezione individuale intelligenti (Smart DPI). L’inserimento di sensori e microprocessori trasforma l’equipaggiamento in un apparato attivo. L’analisi dei parametri fisiologici e biomeccanici abilita la raccolta di informazioni su fluttuazioni cardiache e postura, prevedendo l'insorgenza di affaticamento estremo o colpi di calore. Queste applicazioni offrono livelli di protezione inesplorati, pur sollevando interrogativi etici

Il trattamento massivo di informazioni biometriche deve rispettare il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), vietando l’impiego delle misurazioni per sorvegliare la produttività.

L'elettronica indossabile introduce vettori di rischio legati alla fisica dei dispositivi, quali l’azione dei campi elettromagnetici sui portatori di pacemaker. Inoltre, l’integrazione di componenti intelligenti non deve alterare l’isolamento elettrico o la protezione meccanica certificati originariamente. In tale ecosistema complesso, la spiegabilità dimostra la propria indispensabilità. Qualora il processore ordini l’arresto di una filiera per un'anomalia fisiologica, il responsabile deve ottenere una scomposizione causale leggibile. Visualizzare in formato intelligibile la genesi della decisione permette all’uomo di validare l’intervento informatico ed escludere falsi positivi.

La transizione verso le decisioni supportate dagli algoritmi configura un mutamento inerente i paradigmi di responsabilità. L’incognita tecnologica generata dall’effetto black box risulta inammissibile ove i calcoli determinino conseguenze sull’integrità delle persone. Decodificare l’incomprensibilità della macchina significa trasformare potenti elaboratori occulti in alleati trasparenti, collocando l’innovazione digitale al servizio della responsabilità e dell’intelletto umano.