Spazio sicuro come leva di performance e generazione di valore

Intervista a Ilaria Buccioni e Laura Morello di Peoplerise SB

di Paolo Fanti

In un contesto organizzativo sempre più complesso, in cui la qualità delle decisioni e la capacità di innovare dipendono in misura crescente dalle dinamiche relazionali, il tema dello “spazio sicuro” assume un valore strategico per la leadership contemporanea. 
Su questo tema si è concentrato l’evento organizzato da Federmanager Bologna – Ferrara – Ravenna, tenutosi lunedì 23 febbraio 2026, dal titolo: “LEADERSHIP IN UN MONDO CHE CAMBIA: lo spazio sicuro come leva manageriale”. 
L’incontro ha rappresentato un momento di confronto concreto tra manager e professionisti su una dimensione spesso percepita come “soft”, ma che, come emerge con sempre maggiore evidenza, costituisce una vera e propria infrastruttura della performance organizzativa.
Protagoniste dell’incontro sono state Ilaria Buccioni e Laura Morello, professioniste di Peoplerise SB, realtà impegnata nello sviluppo umano e organizzativo. Ilaria Buccioni è Change Maker, Social & Organizational Designer e Senior Consultant, con un approccio human-driven allo sviluppo delle organizzazioni. Laura Morello è ingegnere e umanista, Partner di sviluppo organizzativo e Transformational Coach PCC-ICF, con una forte esperienza nell’accompagnamento di leader e team nei processi di trasformazione.
Nell'intervista che segue abbiamo approfondito il tema dello spazio sicuro come leva concreta di performance e generazione di valore.

Paolo Fanti

Paolo Fanti Coordinatore Commissione Manager Evolution di Federmanager Bologna - Ferrara - Ravenna e DG ANDAF

Sorprende un dato che ci riportate come una doccia fredda: secondo uno studio di McKinsey, la maggior parte delle aziende lascia sul campo fino all’80% del proprio potenziale. E questa perdita non compare in nessun bilancio. Questa informazione fa la differenza in negativo.

Eppure, la paghiamo ogni giorno. È quella che possiamo chiamare la “tassa sul silenzio”. Succede quando le persone non fanno una domanda per paura di sembrare incompetenti, non segnalano un rischio per non disturbare, non portano un’idea per non esporsi. Se ci fermiamo un attimo e ci chiediamo con onestà quante volte abbiamo evitato di parlare in una riunione importante, la risposta ci porta immediatamente dentro questo fenomeno: la tassa sul silenzio è quel momento in cui qualcosa potrebbe essere detto — e fare la differenza — ma non viene detto.

Quindi il tema non è solo organizzativo, ma più profondo. Dove si colloca realmente questo fenomeno?

La questione, però, non è il lavoro. È la relazione. Ogni volta che parliamo, il nostro sistema — spesso in modo inconsapevole — fa un calcolo: vale la pena esporsi? Che cosa rischio? Come verrò visto? Questo è il rischio relazionale. Ed è per questo che nelle organizzazioni accade qualcosa di molto concreto: le persone passano più tempo a gestire l’impressione che a creare valore. Quando questo accade, il potenziale collettivo si riduce drasticamente.


Spesso si parla di “spazio sicuro” come qualcosa di soft. È davvero così?

Da qui emerge con chiarezza che lo spazio sicuro non è un concetto “soft”, non è un tema di gentilezza o di clima, ma un’infrastruttura di performance. Non significa essere sempre d’accordo, evitare tensioni o motivare le persone. Significa qualcosa di molto più concreto: poter dire la propria anche se si è gli ultimi arrivati, fare domande senza temere di sembrare incompetenti, ammettere errori senza essere giudicati, portare una prospettiva diversa senza imbarazzo o timore. È il punto in cui le competenze manageriali e la leadership relazionale si incontrano per creare uno spazio in cui le persone possono contribuire davvero.

Leadership in un mondo che cambia: uno scatto dell'incontro della Commissione Manager Evolution

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C’è però un equivoco diffuso: spazio sicuro significa evitare il conflitto?

È vero c’è questo equivoco spesso: pensare che uno spazio sicuro sia uno spazio senza conflitto. Non è così. Come ci ricorda Marta Bertolaso, lo spazio sicuro non è assenza di conflitto, ma un luogo generativo in cui la vulnerabilità può emergere senza essere giudicata. Questo cambia radicalmente la prospettiva: il conflitto non è qualcosa da evitare, ma qualcosa da attraversare; non è una minaccia, ma una risorsa. Lo spazio sicuro non elimina la complessità, ci rende competenti nell’abitarla insieme.


Se volessimo renderlo operativo, quali sono le condizioni che definiscono uno spazio sicuro?

Possiamo riconoscere alcune condizioni fondamentali: fiducia espansa, senso condiviso, vulnerabilità accolta, errore osservato e non giudicato. Queste non sono qualità astratte, ma condizioni operative che determinano il funzionamento reale dei team. Quando queste condizioni mancano, il sistema si chiude; quando sono presenti, il sistema si apre.


Quanto incide il contesto attuale su questo tema?
Il contesto in cui lavoriamo rende tutto questo ancora più critico. Non siamo più in un mondo semplicemente complicato, ma in un mondo complesso, interdipendente e in continua evoluzione. Le organizzazioni hanno bisogno di sensori diffusi, capacità di cogliere segnali deboli e integrare prospettive diverse. Ma tutto questo è possibile solo se le persone parlano; altrimenti il sistema diventa cieco.


Esistono evidenze concrete che collegano “spazio sicuro” e performance?

Le evidenze sono molto chiare. Il progetto Aristotele di Google ha dimostrato che ciò che rende un team efficace non è la composizione delle competenze, ma la qualità delle interazioni. Il fattore numero uno è la sicurezza psicologica. I risultati sono concreti: maggiore innovazione, minore turnover e performance significativamente superiori.


C’è anche una dimensione biologica in questo?

Sì. Il nostro cervello valuta costantemente se siamo al sicuro. Quando percepisce sicurezza, si attivano connessione e pensiero; quando percepisce minaccia, si attivano difesa e chiusura. Se lo spazio relazionale non è sicuro, le persone non accedono alle loro capacità cognitive più evolute.


Qual è allora la responsabilità concreta della leadership?

Emergono segnali molto concreti: quando entriamo in una stanza, le persone si aprono o si irrigidiscono? Questo micro-cambiamento è un indicatore reale. Lo spazio sicuro non si costruisce con dichiarazioni, ma nelle micro-pratiche quotidiane.


Leadership in un mondo che cambia: lo spazio sicuro come leva manageriale” è un incontro organizzato dalla Commissione Manager Evolution e PeopleRise che si è svolto a febbraio 2026 - scopri di più