Un lavoro “buono” nell’era dell’intelligenza artificiale

Un progetto per accompagnare le persone nelle transizioni professionali e collegare le loro aspirazioni alle opportunità dei territori.

di Andrea Molza

Riprendo la penna per condividere un progetto che nasce dallo studio e dall’ascolto delle persone incontrate in contesti aziendali, universitari, professionali e di volontariato, internazionale e locale. Si muove da una convinzione: il lavoro dovrebbe permetterci di costruire una vita nella quale riconoscerci. 

La sicurezza economica è una condizione essenziale; insieme a essa contano la possibilità di esprimere le proprie capacità, il senso di ciò che facciamo e il tempo che possiamo dedicare alle persone e alle attività che amiamo.
In questa prospettiva, la serenità è la possibilità di affrontare le difficoltà sentendosi parte attiva delle proprie scelte. Molte persone hanno costruito nel tempo competenze solide, assumendo responsabilità e adattandosi alle esigenze delle organizzazioni. Eppure possono arrivare a una fase della vita in cui il percorso seguito sembra distante dalle proprie aspirazioni. Cambiare richiede coraggio, ma anche informazioni, accompagnamento e condizioni economiche concrete. Questo progetto nasce per rendere questo passaggio più consapevole e praticabile.
Andrea Molza, Vicepresidente vicario Federmanager Bologna - Ferrara - Ravenna

Andrea Molza, Vicepresidente vicario Federmanager Bologna - Ferrara - Ravenna

La proposta trova una cornice di riferimento nei principi del Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale dell’Emilia-Romagna, firmato a Bologna l’8 settembre 2026 dalla Regione e dalle rappresentanze istituzionali, economiche e sociali. Il richiamo al lavoro di qualità, alla sostenibilità e alla riduzione delle disuguaglianze territoriali esprime una direzione nella quale il progetto intende collocarsi. Si tratta di una consonanza di obiettivi, senza che questo implichi un’adesione formale o un riconoscimento istituzionale.

L’introduzione dell’intelligenza artificiale rende particolarmente attuale questa riflessione. L’automazione può modificare il contenuto di numerose attività, ridurne i tempi di esecuzione e cambiare le competenze richieste. In alcune organizzazioni potrà determinare anche eccedenze di personale. Quando un’impresa progetta questi cambiamenti, occorre considerare fin dall’inizio le prospettive delle persone coinvolte: le loro esperienze, le responsabilità familiari, i bisogni economici e il desiderio di continuare a contribuire.

Il Progetto si propone di intervenire in questa fase, inizialmente nelle grandi aziende, attraverso un servizio di riprogettazione professionale che combina strumenti digitali e accompagnamento umano. Il modello è pensato per essere offerto dalle imprese ai lavoratori che scelgono volontariamente di aderire. Il suo ambito iniziale comprende le transizioni connesse all’AI, ma può estendersi ad altri cambiamenti organizzativi e professionali. L’adesione al percorso non equivale alla disponibilità a lasciare il proprio posto di lavoro.

La domanda da cui partire è personale: quale attività potrei svolgere, e desidererei davvero svolgere, mettendo a frutto ciò che so fare e ciò che vorrei imparare? Rispondere richiede uno spazio di ascolto.
Il percorso considera le esperienze professionali, le competenze trasferibili, le attitudini e le aspirazioni, insieme alle condizioni che rendono un cambiamento sostenibile. Un interesse coltivato fuori dal lavoro può diventare una pista da esplorare; la sua trasformazione in professione deve essere verificata attraverso un’analisi realistica delle opportunità, della formazione necessaria e dei costi.

Il Progetto prevede due ambienti digitali collegati. Il primo, personalizzabile per l’azienda cliente, sostiene il percorso individuale di orientamento e raccoglie le informazioni pertinenti alla costruzione delle alternative professionali. Il secondo mette in relazione i profili con opportunità di lavoro, fabbisogni dei territori e progetti imprenditoriali o sociali, esistenti oppure ancora da sviluppare. La connessione tra i due ambienti dovrà avvenire con accessi differenziati e condivisioni limitate a quanto necessario per le finalità del percorso.

L’AI è chiamata ad aiutare i professionisti a organizzare le informazioni, riconoscere competenze utilizzabili in contesti diversi e formulare ipotesi di incontro tra persone e opportunità. Le proposte devono poter essere comprese, discusse e corrette. La valutazione umana accompagna ogni passaggio rilevante e la scelta del percorso resta alla persona. L’obiettivo è ampliare le possibilità che il lavoratore riesce a vedere e valutare, mantenendo aperto il confronto sulle sue priorità.

Una componente distintiva del Progetto è l’attenzione alle opportunità che ancora non compaiono in un annuncio. Un territorio può avere bisogno di un servizio senza aver definito una posizione lavorativa; più persone possono possedere competenze complementari senza conoscersi. Il progetto intende rendere visibili queste connessioni e valutarne la fattibilità. Dall’incontro potrebbero nascere un’attività autonoma, una collaborazione professionale o un’iniziativa condivisa, purché sostenute da una domanda concreta e da un equilibrio economico verificabile.

Immaginiamo, a titolo esemplificativo, una persona con esperienza nel marketing e nella comunicazione, appassionata di sport e di vita all’aria aperta. Un cambiamento nelle sue esigenze familiari potrebbe consentirle di considerare anche un diverso luogo di lavoro. Un centro sportivo o un progetto di turismo attivo potrebbe avere bisogno proprio delle sue capacità organizzative e commerciali. Il percorso servirebbe a verificare mansioni, eventuali qualifiche richieste, reddito, formazione e condizioni abitative. La passione diventerebbe così una componente di una scelta informata, insieme ai suoi vincoli e alle sue possibilità.
Borghi, aree interne e comunità locali rappresentano un possibile ambito di applicazione. Regioni, enti locali, imprese e realtà del Terzo settore potrebbero contribuire a individuare bisogni ancora poco visibili, servizi da rafforzare e iniziative in cerca di competenze. La disponibilità di una casa, dei collegamenti e dei servizi essenziali incide sulla praticabilità di ogni opportunità. Il trasferimento rimane una scelta eventuale: il progetto considera anche soluzioni compatibili con il territorio in cui la persona già vive.

Il servizio prevede il contributo di specialisti del mercato del lavoro, professionisti delle risorse umane, coach, psicologi e figure con competenze imprenditoriali e di riflessione sul significato del lavoro, secondo le necessità del percorso e i rispettivi ambiti professionali. Il loro compito è aiutare la persona a confrontare alternative, identificare le competenze da sviluppare e tradurre una possibilità in passi concreti. Il Progetto può integrarsi con i servizi di outplacement, aggiungendo attenzione alle aspirazioni individuali e alla costruzione di opportunità territoriali; le attività soggette a requisiti o autorizzazioni dovranno essere svolte dai soggetti abilitati.

La fiducia richiede regole chiare fin dalla progettazione. Il modello dovrà prevedere trasparenza sull’uso dell’AI, raccolta dei soli dati necessari e protezione delle informazioni personali. Il lavoratore dovrà poter comprendere chi accede ai suoi dati, correggere informazioni inesatte e discutere le raccomandazioni ricevute. La rendicontazione verso l’azienda dovrà privilegiare risultati aggregati, evitando di esporre dettagli personali non necessari. Questi impegni guideranno lo sviluppo del servizio e dovranno essere tradotti in strumenti e procedure verificabili.

Per le imprese, il Progetto intende offrire un modo concreto di accompagnare il cambiamento tecnologico, considerando insieme esigenze organizzative e responsabilità verso le persone. Il valore del percorso andrà misurato attraverso la qualità e la durata delle nuove opportunità, la loro sostenibilità economica e la soddisfazione di chi le sceglie. Per i territori, il beneficio possibile è l’arrivo o la valorizzazione di competenze capaci di rispondere a bisogni reali. Sono obiettivi da sperimentare e valutare, senza presumere risultati già raggiunti.

È questo il significato che attribuisco alla riprogettazione professionale: dare alle persone il tempo, il supporto e gli elementi necessari per decidere come continuare a lavorare. Questo Progetto  vuole contribuire a rendere possibile questa scelta, mettendo in relazione esperienza, aspirazioni e condizioni concrete di vita. Anche nell’era dell’intelligenza artificiale, la direzione del proprio percorso deve poter restare nelle mani di chi lo vive.