La Liguria davanti alla sua prova di maturità
Editoriale della rivista Realtà Liguria Gennaio-Marzo 2026
Luca Barigione
Presidente Federmanager Liguria
Ci sono fasi in cui i territori crescono per inerzia e altri in cui invece sono le scelte – o le non scelte – a determinarne il futuro.
La Liguria, oggi, è chiaramente nella seconda condizione.
I segnali sono tutti presenti: investimenti infrastrutturali che ridisegnano i collegamenti europei, una filiera del mare che continua a dimostrare solidità e capacità competitiva, un ecosistema dell’innovazione che, pur tra mille difficoltà, produce competenze e progettualità di livello nazionale e internazionale.
E poi c’è il tema siderurgico, sul quale c’è una diffusa convergenza sulla sua strategicità, ma rispetto al quale, alla prova dei fatti, si ha spesso la sensazione di essere spettatori in attesa che qualcun altro decida cosa farne.
Ma proprio quando le condizioni sembrano favorevoli, emerge la vera domanda: siamo in grado di trasformare questo potenziale in sviluppo stabile e duraturo?
Negli articoli di Realtà Liguria emergono chiaramente tre dimensioni che si intrecciano:
- la trasformazione tecnologica, sempre più pervasiva e accelerata;
- la competizione tra territori, che non è più solo industriale ma anche organizzativa e di capacità di fare rete;
- la crescente complessità delle scelte, che richiede non solo competenze tecniche e di settore ma soprattutto una ampia e solida visione d’insieme.
Luca Barigione Presidente Federmanager Liguria
In questo contesto, la differenza non la fanno più soltanto gli investimenti o le infrastrutture, ma la qualità delle decisioni e questa dipende, inevitabilmente, dalla qualità della managerialità che decidiamo di mettere in campo.
È qui che si colloca il ruolo di Federmanager, non come semplice rappresentanza, ma come infrastruttura immateriale del sistema.
Un’infrastruttura fatta di competenze, esperienze, capacità di leggere il cambiamento e di tradurlo in scelte operative. Un’infrastruttura che spesso non è visibile, ma senza la quale nessun progetto, pubblico o privato, riesce davvero a generare valore nel tempo.
In una fase come questa, il contributo dei manager non può limitarsi alla gestione dell’esistente.
È chiamato a diventare fattore abilitante del cambiamento.
Questo significa, concretamente, almeno tre cose:
- tenere insieme visione e pragmatismo. Evitare sia l’illusione di scorciatoie tecnologiche, sia il riflesso conservativo che blocca ogni trasformazione;
- costruire connessioni. Tra imprese, istituzioni, centri di ricerca, perché nessuna delle sfide che abbiamo davanti può essere affrontata in modo isolato;
- assumersi responsabilità. Non solo nei ruoli formali, ma sempre di più nella capacità di orientare decisioni, influenzare contesti, contribuire al dibattito pubblico con competenza e credibilità.
La Liguria non parte da zero, ha asset industriali, competenze diffuse, esperienze di eccellenza, ma appunto oggi non basta più avere buone basi: serve un salto di qualità, che riguarda non solo cosa fare, ma soprattutto come farlo.
È in questo “come” che si gioca la vera partita.
Ed è qui dove i Manager possono – e devono – fare la differenza: non inseguendo il cambiamento, ma contribuendo a guidarlo.
19 marzo 2026
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