Industria e accordi commerciali europei
Sia Confindustria che Federmanager si sono espressi con grande forza a favore della ratifica dei nuovi accordi Mercosur.
di Marco Vezzani
Federmanager Liguria
In questo convulso periodo di dazi, tariffe e guerre commerciali, sono di straordinaria importanza gli accordi di libero scambio che l’Unione Europea ha recentemente stipulato rispettivamente con i paesi
del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay) e l’India; eppure, incredibilmente, da forze eterogenee si sono levate forti proteste e opposizioni che hanno rallentato l’adozione di tali accordi.
Cerchiamo quindi di capire perché tali ostilità siano prive di ragione e perché invece le nuove intese porteranno grandi benefici al nostro continente e in particolare alle nostre attività industriali.
Vediamo quindi alcuni dati; anzitutto le persone coinvolte: 500 milioni di europei, 1,4 miliardi di indiani, 270 milioni di sudamericani; in tutto un terzo dell’umanità. Quanto ai volumi di traffici commerciali in gioco, l’Europa esporta verso il Mercosur circa 50 miliardi di merci e servizi all’anno, con un aumento medio annuale del 36%; molto più di quanto importiamo; tra Europa ed India l’export è di 75 miliardi e
l’import di 60, anche qui in forte aumento e con un bilancio positivo per noi.
Come sono composti questi flussi? Il 70% sono servizi, il 25% prodotti industriali e solo per il 5% l’agricoltura. Già questo fa capire la marginalità del settore che più ha originato proteste e perplessità; ma nel merito entrerò tra poco.
Quali sono invece i settori più coinvolti? Anzitutto i servizi e il turismo, ma moltissimo riguarda l’industria, dove operiamo come dirigenti: per l’automotive, l’impiantistica, la meccanica, le macchine utensili, l’automazione, l’energia e le industrie di trasformazione “food” si aprono prospettive di eccezionale positività; in particolare, per quanto riguarda l’Italia, già oggi esportiamo per 3,5 miliardi annui verso l’India e per 2,5 verso il Mercosur, pur in presenza di dazi medi reciproci del 14-20% verso i paesi Mercosur e addirittura del 100% verso l’India.
A fronte di queste prospettive così promettenti, si sono scatenate le opposizioni, spesso al limite della violenza, di uno schieramento molto composito: da un lato gli agricoltori che pur beneficiando di ingenti aiuti e strumenti protezionistici europei dicono di temere la concorrenza sleale (e perché mai sleale? solo perché potrebbero essere più competitivi?) dei produttori indiani e sudamericani, e dall’altro i “green” preoccupati a loro dire di presunti inferiori standard
di qualità e igiene dei prodotti agricoli importati.
Le risposte sono chiare, nette e vincolanti: a parte la marginalità dell’agricoltura, anche su pressione italiana sono stati esclusi dai trattati prodotti agricoli sensibili, nonostante che così i consumatori europei continueranno a pagare di più, e ovviamente i
trattati prevedono per chi esporti da noi il rispetto assoluto degli standard igienici e di qualità europei; e chi li conosce sa quanto siano rigorosi e pressoché impossibili da aggirare.
Va detto che sia Confindustria che Federmanager si sono espressi con grande forza a favore della ratifica dei nuovi accordi, vedendone i grandi benefici per lavoratori, dirigenti e consumatori italiani, ma nonostante ciò il Parlamento europeo ha “buttato la palla in tribuna” per quanto riguarda il Mercosur, con una votazione ove a favore dell’accordo si sono espressi FdI, FI e PD e contro le altre forze politiche, tra l’altro con divisioni sia all’interno del governo che dell’opposizione.
Tutto ciò conferma anche il disorientamento e la disinformazione che regna in conseguenza dello stravolgimento dell’ordine mondiale in corso: fino a poco tempo fa quasi tutti, e certamente tutti noi manager, eravamo liberisti e credevamo fermamente che il libero scambio portasse prosperità e sviluppo, e mai avremmo immaginato che proprio dai nostri alleati sarebbero arrivati ritorni di fiamma per protezionismo e guerre commerciali.
Noi ovviamente al libero mercato ci crediamo ancora, ma la partita è difficile e se perduta potrà avere conseguenze gravissime per le nostre aziende e le nostre famiglie: ecco perché è importante dare
sostegno alle azioni sindacali e di comunicazione dei rappresentanti nostri e delle aziende dove lavoriamo; più accordi commerciali vuol dire più possibilità di esportare, più efficienza, minori costi per i consumatori; più dazi vuol dire più inflazione, stagnazione economica e meno occasioni di lavoro per tutti. Presto se ne accorgeranno anche i nostri amici americani.
10 marzo 2026
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