Professione: dirigente

Da un evento organizzato da noi stessi l'editoriale del nostro Presidente ricava spunti di riflessione che si ampliano ad abbracciare le prospettive di un management che chiede di partecipare come protagonista attivo per mantenere il posizionamento industriale di prestigio che il nostro territorio ha saputo conquistare

di Donato Amoroso

Presidente Federmanager Torino
Lo spunto per la riflessione che affido a questo editoriale mi arriva da un recente convegno organizzato dalla nostra Commissione Sindacale guidata da Domenico Ducci, che colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente, e che il 15 aprile scorso ha magistralmente condotto un vivace e partecipato dibattito sul tema “temporary management”.

Al di là del titolo, che potrebbe evocare una tra le tante attività di tendenza che riguardano ciclicamente il ceto manageriale, la cospicua ed attenta partecipazione da parte di un numero consistente di colleghi, che ha superato le aspettative iniziali, ha invece evidenziato – come diremmo di questi tempi in modo plastico – la vera e propria metamorfosi in atto e che riguarda appunto la classe dirigente e come sia sentita, vissuta, partecipata.

Nei nostri incontri condividiamo spesso il fatto che le trasformazioni che riguardano il mondo del lavoro e quindi della managerialità siano caratterizzate da cicli incalzanti e sempre più rapidi, in uno scenario di grandi e continue incertezze, che generano un crescente senso di responsabilità e un bisogno di competenze incrementali, per una classe dirigente a cui è delegata la guida di queste trasformazioni. La eterogeneità della platea dei partecipanti ha restituito il polso di una consapevolezza diffusa, che attraversa più generazioni e settori, quindi una prova tangibile di voler essere protagonisti di un momento di trasformazione importante, dove l’avvicendamento del management chiama ad una vera e propria metamorfosi nel ruolo, nella formazione, nei contenuti e nelle modalità di restituzione.

C’è una domanda di partecipazione, ma mai nel ruolo di comparse, bensì come protagonisti attivi in questa sfida nuova e coinvolgente. Il dibattito è stato ricco ed articolato ed ha richiesto al moderatore grande attenzione per assicurare uno spazio adeguato ai tanti contributi, riflessioni ed interrogativi, a riprova del fatto che, oltre l’interesse e la consapevolezza, esiste anche un grande bisogno di confronto. 

Donato Amorosi

Donato Amorosi Presidente Federmanager Torino

Il “residuo fisso” che ho capitalizzato da questo evento è una rinnovata motivazione nel voler promuovere e progettare più momenti, come questo, di analisi e di confronto, con l’ambizione di consolidare quel legame intergenerazionale all’interno del quale vecchi e nuovi modelli si confrontano e si fondono in una modalità diffusa ed attuale. Sono fermamente convinto che il nostro territorio, attraverso gli ambiti che storicamente lo hanno contraddistinto, possa rappresentare meglio di altri il bisogno di questa trasformazione, la necessità di guidarlo e di poter così contribuire a mantenere un posizionamento industriale di prestigio. Ed è questo contesto, che trova nel senso di appartenenza alla Associazione uno dei suoi caratteri distintivi, la sede nella quale esprimere la consapevolezza del presente che sa guardare al futuro con determinazione e carattere.

Segni distintivi che sono parte integrante del nostro nuovo “Manifesto” federale, nel quale vengono sintetizzati in dieci punti le proposte della nostra categoria, che puntano a rimettere l’industria - e chi la governa - al centro della crescita economica e sociale del nostro Paese.

Questi stessi segni distintivi saranno oggetto di esame e di dibattito nella nostra assemblea annuale, che si svolgerà il 9 giugno prossimo presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi, dove conto di incontrarvi numerosi di persona, e, posso già fin d’ora anticipare, costituiranno l’ossatura del prossimo editoriale, anche a beneficio di coloro che non potranno essere presenti.