“2026: Odissea nella mente”: Federmanager Treviso e Belluno si interroga su memoria e oblio
Venerdì 22 maggio all’Auditorium Fondazione Cassamarca di Treviso, un convegno aperto al pubblico riunisce neuroscienze, scacchi, cultura, impresa e digitale per ragionare sulle decisioni strategiche nell’era dell’intelligenza artificiale.
Un neuroscienziato di Edimburgo, una campionessa olimpica di scacchi, un’esperta di intelligenza artificiale, il direttore generale del Teatro La Fenice e un manager con un lungo percorso internazionale nell’eyewear. Cinque voci, una domanda sola: come si usa la memoria per decidere meglio? È la scommessa del convegno pubblico “2026: Odissea nella mente” che ha chiuso, venerdì 22 maggio all’Auditorium Fondazione Cassamarca di Treviso, l’Assemblea Annuale 2026 di Federmanager Treviso e Belluno.
L’associazione arriva all’appuntamento con numeri che raccontano una storia positiva: 1.264 iscritti al 31 dicembre 2025, nuovo massimo storico, con 848 dirigenti in servizio – il 67% del totale – e una crescita costante della componente femminile, oggi a quota 160 associate. Un’associazione sempre più viva, proiettata sul presente, che non si accontenta di presidiare l’esistente.
Duprè: «Decidere significa tagliare via»
Ad aprire i lavori la presidente Alessandra Duprè, con un discorso che ha subito messo a fuoco il paradosso centrale del tema: più dati, più strumenti, più memoria di qualsiasi generazione precedente – eppure spesso più incerti nel decidere. «Decidere viene dal latino de-caedere: tagliare via», ha ricordato Duprè. «Non aggiungere, non accumulare. Il vantaggio competitivo non nasce dal ricordare tutto, ma dal saper scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare.» Un invito, rivolto in particolare ai manager in sala, a non confondere la fedeltà ai valori con la rigidezza ai metodi: «Tagliare ciò che non serve più non è tradire il passato. È il modo più onesto per rispettarlo».Dimenticare non è un difetto: è una funzione
È seguito l’intervento di Sergio Della Sala, neuroscienziato dell’Università di Edimburgo e tra i massimi divulgatori italiani delle scienze cognitive. Il suo messaggio ha rovesciato un luogo comune: dimenticare non è un malfunzionamento del cervello, ma una sua prerogativa essenziale. «Se non dimenticassimo, non riusciremmo neppure a ricordare», ha spiegato Della Sala, portando l’esempio del parcheggio: per trovare dove abbiamo lasciato la macchina oggi, il cervello deve aver cancellato tutti i posti dove l’abbiamo lasciata in precedenza. Un meccanismo che in psicologia cognitiva si chiama ‘effetto di recenza’ e che rientra nella categoria dei bias – non difetti, ha sottolineato lo scienziato, ma «modalità con cui la mente funziona».La distinzione che ha lasciato il segno in sala è quella tra free will e free won’t: non siamo liberi di scegliere cosa dimenticare, ma possiamo allenare la capacità di non fare – inibire la reazione automatica, resistere all’inerzia, fermarsi prima di agire per abitudine.
Due culture, una visione: il caso Marchon-Marcolin
Il tema della memoria come identità aziendale è stato al centro dell’intervento di Nicola Zotta, President & Managing Director di Marchon Eyewear | Marcolin, che sta guidando la convergenza tra due realtà con DNA profondamente diversi: Marchon, americana, con oltre quarant’anni di storia e un imprinting orientato a imprenditorialità, marketing e servizio al cliente; Marcolin, italiana, radicata nel territorio veneto, con un know-how produttivo incentrato su qualità, stile e design.«Stiamo cercando di fare convergere questi due mondi in modo tale da
proiettarci nel futuro», ha detto Zotta, «facendo leva su tutto quello
che abbiamo imparato in più di cent’anni di storia combinata.» La
memoria, per lui, non è nostalgia: è il capitale da cui ripartire.
L’AI amplifica chi sa già pensare
Laura Venturini, Search Strategy & Digital Reputation Director in BIP Red e autrice del libro Prompt Mindset, ha portato la riflessione sul versante dell’intelligenza artificiale. Il suo punto di partenza: il problema non è lo strumento, ma il modo in cui lo si interroga. «Le intelligenze artificiali amplificano quelle che sono le nostre conoscenze, le nostre possibilità e la nostra creatività», ha spiegato. «Se parto con un pensiero creativo ampio e strutturato, l’AI lo fa esplodere in mille possibilità.» Una tesi che ribalta la vulgata: non è l’algoritmo a fare la differenza, ma la qualità del pensiero umano che lo precede.
Gli scacchi: memoria degli schemi, oblio degli errori
Marina Brunello, Medaglia d’Oro Olimpica e Grande Maestro Femminile di scacchi, ha chiuso il cerchio con una prospettiva inattesa. Negli scacchi – disciplina per definizione fondata sulla memoria – saper dimenticare è altrettanto importante che ricordare: «Nei scacchi è importante la memoria, come è anche importante dimenticare, soprattutto gli errori». La capacità di studiare e preparare le partite dipende dalla memoria degli schemi; ma la tenuta mentale durante il gioco richiede di lasciarsi alle spalle le mosse sbagliate, senza che pesino sul ragionamento successivo.L’assemblea ha confermato la vocazione
di Federmanager Treviso e Belluno a fare dell’appuntamento annuale non
solo un momento associativo, ma un’occasione di riflessione aperta al
territorio – un format che, edizione dopo edizione, ha costruito un
appuntamento atteso ben oltre la platea dei dirigenti.
15 luglio 2026
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