INCONTRO CRISI AZIENDALI: Trasformazioni e cambi di proprietà: quale partita per i dirigenti?

Svoltosi lo scorso 19 marzo al BHR

Il passaggio di proprietà di un’azienda non è mai una semplice transazione di asset, ma un processo complesso che mette alla prova la tenuta del management e l’identità stessa dell’impresa. Al convegno “Trasformazioni e cambi di proprietà: quale partita per i dirigenti” tenuto oggi al BHR Western Hotel in collaborazione con Praesidium S.p.A., il dibattito – che ha avuto come relatori Maurizio Castro, vicepresidente Federmanager Treviso-Belluno, e gli avvocati Aldo Campesan e Dario Campesan del Foro di Vicenza –, ha svelato come, dietro le architetture finanziarie, si nascondano dinamiche antropologiche e incertezze giuridiche che i dirigenti devono saper governare.
Il fallimento è culturale, non solo finanziario. Le acquisizioni, infatti, falliscono spesso per l’incapacità di costruire protocolli linguistici omogenei tra realtà diverse. Come ricordato da Maurizio Castro, il caso Daimler-Chrysler rimane l’esempio scolastico di un “grande fiasco” dovuto alla mancanza di qualità culturale nel processo. Il dirigente deve quindi scegliere tra modelli di integrazione, assimilazione o multiculturalismo per preservare il valore dell’azienda target.
Aldo Campesan ha poi evidenziato la crescente complessità delle operazioni finanziarie, dove moltiplicatori apparentemente incomprensibili e stime gonfiate rischiano di creare bolle di valorizzazione. In questo scenario, per il dirigente è vitale conoscere le sovrapposizioni tra l’Articolo 47 (Legge 428/90) e l’Articolo 13 del CCNL, che offre tutele specifiche in caso di cambio di titolarità, garantendo diritti superiori rispetto alla norma generale.
Una metafora potente quella usata infine da Dario Campesan, che ha descritto la condizione di incertezza dei lavoratori nella liquidazione giudiziale facendo l’esempio del celebre paradosso del gatto di Schrödinger: “scatolati” in attesa che il curatore decida se licenziare o subentrare. Questo periodo di sospensione crea un pericoloso “buco” contributivo e retributivo, dove il licenziamento retroattivo impedisce persino l’accesso immediato alla NASpI. La possibilità di dimissioni per giusta causa resta l’unica via d’uscita autonoma, sebbene l’entità dell’indennità sostitutiva rimanga oggetto di dibattito giuridico.
Nonostante i tentativi di disintermediazione, l’accordo sindacale torna al centro del governo delle fusioni. Parallelamente, assistiamo a un ampliamento della presenza dello Stato nell’economia tramite Golden Power e unità di crisi regionali, che trasformano le istituzioni in veri e propri advisor finanziari nei processi di transizione.
In sintesi: Il ruolo del dirigente in queste partite non è solo tecnico, ma di rappresentanza e sintesi. La sfida è navigare tra la rigidità delle norme e la fluidità delle nuove architetture societarie, agendo come garante della continuità industriale.

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