A ritmo di Jazz

Concerto di Primavera, appuntamento il 13 maggio 2026
Apertura prenotazioni 13 aprile 2026

Giuliano Ceradelli

Componente del Gruppo Cultura - Sezione Musica ALDAI-Federmanager e direttore artistico del Concerto di Primavera

Gentilissimi lettori 
e care lettrici, 

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Miles Davis, figura chiave nella storia del jazz e della musica del Novecento, nato ad Alton, nell’Illinois, il 26 maggio 1926: pur non avendo potuto dedicare un tributo musicale a questo iconico rappresentante della nostra musica, ci piace ricordarlo in occasione del nostro Concerto, come uno tra i più grandi jazzisti di tutti i tempi. 
Nell’ambito del Gruppo Cultura ALDAI – Sezione Musica (Jazz), che mi onoro di coordinare per il quarto anno consecutivo in veste di “Event Planner” o “Programming Consultant” (direttore artistico), abbiamo fissato la serata di mercoledì 13 maggio per il consueto Concerto di Primavera, sempre presso l’Auditorium San Fedele che ospita ormai il nostro evento da almeno (se non ricordo male) quattordici anni.

È questa, ancora, l’occasione per affermare che il jazz è stato spesso definito l’unica forma originale di arte americana, cioè la musica classica d’America. Tuttavia, è qualcosa di più che la sua musica, ed è sotto questo profilo che paradossalmente la sua influenza è più profonda. Jazz è anche una serie di concetti liberamente associati: ha una storia e una tradizione di pensiero, un immaginario e un vocabolario che gli hanno dato realtà e presenza. Inoltre, ha una tradizione di forte interazione con altri generi musicali e con molte altre forme d’arte, e la sua autorità si estende ben oltre la musica attraverso un’ampia varietà di rappresentazioni: su disco, nei film, nell’arte, nella letteratura, nella pubblicità, nella moda, nella lingua, nel cibo e nelle bevande e, come sopra detto, in altri generi musicali (ad esempio classica, etnica, popolare, ecc.) da cui ha attinto una moltitudine di elementi.

Per comprendere l’evoluzione del jazz è essenziale esplorare le intricate interazioni culturali e artistiche che ne hanno accompagnato lo sviluppo, dalle radici africane del XVI secolo fino alla sua nascita sul continente americano e alla sua diffusione a partire dal XX secolo. Questo processo va analizzato considerando i diversi contesti in cui si è sviluppato (club, sale da ballo, teatri), le figure professionali coinvolte, le dinamiche dell’industria musicale, nonché i legami con i movimenti politici.

Nella sua storia ultracentenaria, il jazz ha quindi potuto seguire la sua linea di progresso, seguendo la crescita in termini di precisi periodi stilistici, definendo una tradizione e un corpo classico di opere, cioè di repertorio simile a quello che viene suonato dalle orchestre sinfoniche nelle loro rispettive sale.
Come segno dinamico della nostra volontà di diversificazione, il programma del concerto di quest’anno sarà costituito da una prevalenza di brani così detti mainstream, cioè fatti di “Jazz Standards”.
L’introduzione del termine Mainstream si deve al critico inglese Stanley Dance che, a metà degli anni ’50 del secolo scorso, definiva così quei musicisti che, nella diatriba del tempo tra “modernisti” bebop e “tradizionalisti” (dixieland e swing), si collocavano in una terza via. Si trattava all’epoca di musicisti – eccellenti, va da sé – che dalle esperienze della big band si spostavano verso esperienze di gruppi o combo più agili e snelle, ma continuando a lavorare su temi standard, di immediata riconoscibilità per il pubblico.

Tuttavia, nel corso del tempo, l’espressione ha cambiato significato, poiché con l’evoluzione temporale e dinamica degli stili nel jazz si è inteso successivamente utilizzare tale termine per indicare la tendenza stilistica principale manifestatasi (main appunto), o maggioritariamente frequentata dai jazzisti per ogni epoca successiva. Col termine generico mainstream, perciò, oggi non si considera più uno stile definito e confinato a un preciso periodo di tempo, bensì un ambito musicale assai dinamico, cioè in continuo aggiornamento, che tende a introdurre alcune novità man mano sperimentate dagli innovatori e metabolizzate e sedimentate nel linguaggio improvvisato comune e condiviso dalla gran parte dei jazzisti.

Il moltiplicarsi, nel periodo, delle tendenze del jazz moderno – hard bop, cool, jazz modale, third stream, fusion (jazz rock), latin, ecc. e di lì a poco anche free jazz – aveva oscurato il lavoro dei primi musicisti che, evolvendosi anche con l’apporto di nuovi colleghi, mantenevano viva la tradizione di classicità pre e post-moderna della musica di matrice afro-americana.
Alla produzione mainstream che, da allora continua anche oggi, appartiene per esempio This is Mainstream, un doppio vinile (anche disponibile in cd) che raccoglie 13 pezzi pubblicati tra il 1970 e il 1973, anni di intenso scambio tra linguaggi della musica nera.
Ci sono quindi musicisti, direi a dozzine, che riprendono la tradizione del jazz allo stesso momento trasformandola e innovandola. Un esempio è il sassofonista Joe Lovano, che praticamente da solo ha ridefinito il concetto di mainstream, con un omaggio a Frank Sinatra (Celebrating Sinatra, Blue Note 837718), nonché con una ripresa della terza corrente o meglio Third Stream (Rush Hour, Blue Note 829629) e con un concetto classico del quartetto (Quartets, Blue Note 829125).

Anche per il Concerto di quest’anno pensiamo di programmare una video proiezione tra un “numero” e l’altro per illustrare l’origine dei brani, la loro struttura e magari la progressione degli accordi, il tutto a beneficio di chi tra il pubblico ha una certa dimestichezza con tali informazioni.

PROGRAMMA del CONCERTO (80-90 min)
  1.  My Romance (Richard Rodgers, 1935, versione Bob Mintzer, 1988)
  2. Spain (Chick Corea, 1978)
  3. Dream Jazz (Gigi Cifarelli)
  4. On Green Dolphin Street (Bronislau Kaper)
  5. Blue Bossa (Kenny Dorham)
    Guest: Giuliano Ceradelli - Tenor Sax
  6. ‘S Wonderful (George Gershin)
    Guest: Rossella Cappadone - Vocal
  7. So Pien (Gigi Cifarelli)
  8. In Your Own Sweet Way (Dave Brubeck)
  9. Doctor Taylor (Gigi Cifarelli)
  10. ‘Round Midnight (Thelonious Monk)
  11. All the Things you Are (Jerome Kern)
  12. Cantaloupe Island (Herbie Hancock)

    Encore…

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