Il ruolo dei manager è determinante per il futuro del manifatturiero in Friuli Venezia Giulia

Puntare su idee che valorizzino le persone e l'intelligenza umana

Di Daniele Damele
Presidente Federmanager e Cida FVG
Opportunamente la Regione FVG ha presentato recentemente un importante studio per lo sviluppo del settore manifatturiero in FVG. L’analisi dell’European House Ambrosetti è positiva e foriera di utili indicazioni per il futuro.

Il FVG è e resterà una regione a forte trazione manifatturiera stante la rilevata produttività più elevata del resto dell’economia. Ciò che è del tutto rilevante è puntare con determinazione a consolidare questa situazione e a svilupparla per favorire la crescita sociale, occupazionale ed economica di questo territorio.

Per fare ciò un ruolo decisivo lo potranno avere anche i manager favorendo innovazione, aumento di produttività e sicurezza, sviluppo tecnologico, con riguardo alla transizione digitale, per garantire competitività e modernizzazione. Occorre, quindi, necessariamente pensare alla costante formazione dei manager e in questa ottica un contributo rilevante potrebbe giungere dai dirigenti senior cui chiedere di trasferire conoscenze e competenze. Un progetto che dovrebbe veder coinvolti e cointeressati Regione, centri di ricerca, università, scuole, associazioni dei dirigenti e delle categorie produttive.
Ipotizzo idee che valorizzino l’intelligenza umana e l’alta formazione in un periodo in cui si parla, talvolta e non sempre con reale cognizione di causa, e forse anche troppo di intelligenza artificiale.

È indubbio che in futuro occorrerà gestire nuovi processi di automazione e innovazione all’insegna di una sempre più necessaria sinergia tra manifattura e servizi. Saremmo, però, fuori strada se in questa situazione prospettica non ponessimo lavoratori e manager al centro con riguardo anche a welfare e benessere sociale per giungere a una comune operosa prosperità.

Il temporary manager potrà, quindi, favorire processi di aggregazione delle imprese al fine di permettere una crescita dimensionale e attrarre forza lavoro qualificata. Imprenditori e dirigenti dovranno favorire la transizione digitale del tessuto economico-produttivo salvaguardando l’occupazione evitando, pertanto, la pedissequa sostituzione di occupati con robot. È imperativo, infatti, garantire salari adeguati e welfare aziendale più elevato.

Dopo il non positivo periodo della delocalizzazione e del “nomadismo imprenditoriale” (mi sposto in Paesi a manodopera con costi bassi) è giunto il momento di puntare all’internazionalizzazione con una presenza delle imprese sui mercati esteri a vantaggio di chi opera in seno a dette nostre aziende. In tal senso il manager per l’export potrà operare per creare una rete di centri per l’export delle produzioni regionali e per accompagnare le aziende e indicare dove e come spostarsi: in Usa, Arabia, Paesi del BRIC e altri mercati interessanti e sicuri.

Altre posizioni che è improcrastinabile adottare sono: la revisione totale della transizione sostenibile e della cosiddetta rivoluzione green superando i pregiudizi del tutto incomprensibili sul nucleare di nuova generazione, puntando su idrogeno e energie alternative con un a progressiva e graduale de-carbonizzazione, il favore all’accesso al credito e l’ammodernamento tecnologico.

Quella in atto è una rivoluzione industriale estremamente rapida che va gestita con attenzione privilegiando un patto tra PA, imprese, sindacati, associazioni di categoria e dei manager e cittadini.

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