La visione dell’etica e della moralità cristiana nel futuro dell’Intelligenza Artificiale tra algoretica e formazione consapevole da ‘homo faber’

Un ampio dibattito

È stato un ampio dibattito quello svoltosi durante la conferenza “Punto di vista cristiano sulla moralità nell’Intelligenza Artificiale”, tematica tra le più calde e controverse dell’epoca contemporanea. Ad intervenire, Fulvio Sbroiavacca, consigliere nazionale di Federmanager – associazione organizzatrice dell’evento – assieme a Giancarlo Saro, Presidente Associazione Ingegneri di Udine, e Monsignor Guido Genero.

Qual è, dunque, il ruolo e l’influenza che l’Intelligenza Artificiale sta assumendo nella vita quotidiana, e quali sono i metodi per un suo utilizzo eticamente corretto, in particolare da uno sguardo morale e cristiano?

È indubbio che il progresso comporti benefici ma anche diverse problematiche e, a detta di Sbroiavacca, “stiamo andando verso un futuro che ci porterà oltre i confini della nostra percezione umana diretta, e per questo motivo abbiamo un dovere: plasmare l’IA per renderla compatibile con quello che è un futuro umano”.
Sarà dunque fondamentale disporre di un’etica che guidi la stessa IA verso una strada di collaborazione con essa, arricchita da una adeguata consapevolezza generale.
A tal proposito, Monsignor Genero si è basato sul concetto promosso da Padre Benanti, consigliere di Papa Francesco sui temi dell’IA e dell’etica della tecnologia, ovvero quello dell’algoretica. Dato che un algoritmo rappresenta il percorso per raggiungere la soluzione ad un determinato problema, ne deriva che l’utilizzo delle nuove tecnologie debba rappresentare un aiuto e un supporto all’essere umano, non un suo sostituto o costituire una minaccia.

Uno strumento che “promuova la giustizia sociale e il bene comune”, sottolinea il teologo, nonostante l’obiettivo di un artefatto tecnologico non sia la correttezza etica bensì ottenere l’efficienza del proprio operato.

Le parole d’ordine risultano quindi essere trasparenza, responsabilità e protezione dei dati e delle identità personali, verso una nuova comprensione della tecnologia dove l’umano rimane “homo faber”, il soggetto creatore dei propri strumenti, al di là delle pretese tecnocratiche e dell’egemonia della tecnologia sulla natura – come tra l’altro denunciata anche dai filosofi essenzialisti –.
È proprio in quest’ottica che, in conclusione, può esistere un legame tra tecnologia e cristianesimo, nel quale l’Intelligenza Artificiale è capace di generare inclusione e comunione, richiamando in essa i principi dei valori cristiani, e rappresentando al contempo una tutela al servizio dell’attività umana rivolta alla ricerca antropica e custode dell’umano. Tra gli interventi finali, è emerso il valore pedagogico e formativo delle nuove generazioni e di quelle più mature, sia in ambito scolastico che lavorativo, nonché la necessità di sostenere la ricerca in maniera morale e coscienziosa.
Al convegno, realizzato dal referente di sede Federmanager Udine, Dino Bacci, ha portato i suoi saluti Daniele Damele, presidente di Federmanager FVG, intervenendo da remoto.

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