Qual è il futuro dei porti, dell’aeroporto, delle ferrovie e delle strade in Friuli Venezia Giulia?

S’impongono scelte etiche dettate dalla volontà di progettare il futuro

Daniele Damele  

Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia
Il Friuli Venezia Giulia sta opportunamente cercando di trasformarsi in una piattaforma logistica del Nord Adriatico, puntando soprattutto su tre assi: i porti di Trieste, Monfalcone e Nogaro, l’aeroporto di Ronchi dei Legionari e le connessioni stradali e ferroviarie. L’idea strategica è sfruttare la posizione geografica tra Italia, Austria, Slovenia e i Balcani.

I nostri tre scali marittimi sono già un importante punto di riferimento del Mediterraneo per traffico merci e petrolifero. Il loro futuro sembra orientato verso un aumento del traffico ferroviario merci verso Austria, Germania e Centro Europa con un deciso sviluppo della logistica intermodale (nave + treno + camion) e una crescita delle aree retroportuali e dei terminal inland come l’interporto di Cervignano del Friuli.

Trieste ha un vantaggio competitivo importante: i collegamenti ferroviari verso il Centro Europa sono più rapidi rispetto ad altri scali italiani. Per questo Bruxelles e la rete TEN-T europea stanno sostenendo il corridoio Adriatico-Baltico. Anche il porto di Monfalcone potrebbe crescere, soprattutto nella logistica industriale, automotive e cantieristica. Nel settore nautico e turistico la Regione FVG sta, invece, incentivando porti turistici e cantieristica nautica. 

Trieste Airport può, invece, diventare un hub intermodale in quanto l’aeroporto regionale di Ronchi dei Legionari non sarà mai come Milano Malpensa o Venezia, ma può e deve specializzarsi nei collegamenti europei e di business crescendo come aeroporto cosiddetto “smart” del Nord-Est Italia. Imperativo sarà sfruttare il polo intermodale unico in Italia, con treno, bus, parcheggi e terminal integrati. Negli ultimi anni il traffico passeggeri è cresciuto molto, superando 1,3 milioni di passeggeri nel 2024. 

La Regione continua a investire nell’intermodalità con nuove pensiline ferroviarie, parcheggi ampliati, connessione diretta ferro-aereo, integrazione con reti regionali e internazionali. L’obiettivo realistico è che Trieste Airport diventi il principale aeroporto regionale dell’area Alto Adriatico orientale ovvero una porta d’accesso per turismo, business e logistica, un nodo integrato con treni e autostrade. 
Per quanto concerne strade e ferrovie la Regione sta investendo molto tramite FVG Strade, che ha annunciato un piano da circa 210 milioni di euro per il periodo 2026-2028. Le priorità sono manutenzione e sicurezza, fluidificazione del traffico merci, connessioni tra porti, interporti e autostrade e miglioramento delle aree montane e transfrontaliere. Le direttrici strategiche restano: A4 Venezia-Trieste, A23 verso Austria e Tarvisio, i raccordi verso Slovenia e Balcani. 

Sul fronte ferroviario, infine, il futuro potrebbe essere ancora più importante delle strade col rafforzamento Venezia-Trieste, la possibile alta velocità verso Slovenia e Centro Europa, il rilancio di linee locali come la Sacile-Gemona, un maggiore uso del treno per le merci portuali. 

La vera scommessa della Regione è, quindi, diventare, come accennato, il “ponte logistico” tra Mediterraneo, Mitteleuropa, Balcani ed Europa centrale. Se questo progetto funzionerà, il Friuli Venezia Giulia potrebbe diventare uno dei territori logistici più strategici d’Italia, pur essendo una regione piccola. S’impongono, pertanto, scelte etiche dettate dalla volontà di progettare il futuro per giungere a un operoso benessere comune.

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