Alle piramidi... dell'Alto Adige

Altipiano del Renon

Fernando Ferrari 

Associato Federmanager
Una tiepida giornata autunnale in Alto Adige mi suggerisce di fare una capatina sull’altipiano del Renon per vedere le piramidi di terra che in anni lontani avevo visto solo su qualche libro di geografia. Con moglie ed una coppia di amici mi dirigo in auto verso Bolzano per affrontare la strada che conduce all’altipiano. In alternativa è possibile utilizzare la moderna funivia che dalla città raggiunge in 12 minuti la località di Soprabolzano posta a circa 1200 m. di altitudine. 
La funivia ha sostituito una romantica cremagliera che dall’anteguerra e fino agli anni sessanta raggiungeva l’altipiano attraverso i vigneti che costellano le pendici del versante Sud del Renon. Dalla stazione a monte della funivia si può raggiungere con un caratteristico trenino la località di Collalbo (1156 m.) dove noi, invece, giungiamo in auto. Da Collalbo avanziamo, stavolta a piedi, in direzione della piccolo borgo di Longomoso attraverso pascoli rigogliosi e boschi di larici e latifoglie. La particolare posizione dell’altipiano, aperto in tutte le direzioni, offre suggestivi scorci panoramici verso il massiccio dello Sciliar, il Catinaccio, il Latemar e persino verso le Odle che si ergono in lontananza.
A Longomoso sostiamo brevemente ma facciamo in tempo ad apprendere che nel medioevo la località era sede di un ospizio trasferito ancora prima del 1200 all’Ordine Teutonico. Di quell’epoca rimane solo il campanile della chiesa che subì nel 16mo secolo una profonda trasformazione con la realizzazione di un bel soffitto a volte gotiche. Riprendiamo il cammino per raggiungere le piramidi di terra che si possono ammirare da una apposita piattaforma panoramica. 
Lo spettacolo è certamente particolare, considerato il contesto ambientale in cui si inserisce. In un ripido avallamento del terreno, tra prati e boschi, si ergono alti pinnacoli argillosi sormontati da grossi sassi. Nel corso dei secoli le forti piogge hanno creato nei depositi morenici del pendio numerosi solchi che col passare del tempo diventano sempre più profondi portando alla luce grandi pietre. Queste ultime proteggono il materiale sottostante dal processo di dilavamento e così, nel corso di qualche millennio, incominciano a crearsi dei coni sormontati da una pietra. Se quest’ultima cade, scompare lentamente anche la piramide ma la pietra caduta agevolerà la formazione di un nuovo cono. Saziata la vista con questa curiosa moltitudine di pinnacoli, riprendiamo il cammino in direzione di Bad Siess (1450 m.), giro di boa della nostra escursione. Una dolce discesa attraverso i boschi ci riporta a Collalbo a conclusione di una interessante giornata naturalistica.

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