Non c'è coerenza fra dichiarazioni e realizzazioni.

Per la presidenza CIDA Mittal, Alitalia, Fca e Whirlpool sono evidenze dello scollamento tra politica ed economia, che dovrebbero essere sinergiche.

A cura della redazione

L'appello del Presidente CIDA Mario Mantovani alla classe politica è costantemente rivolto al bene del Paese, alla crescita economica, come unica strada per superare le diseguaglianze e colmare le troppe sacche di arretratezza e sottosviluppo. Alle occasioni istituzionali di confronto, vanno oggi aggiunte le emergenze industriali che stiamo vivendo.

Le crisi aziendali non possono essere irrisolte per tempi troppo lunghi, come nel caso di Alitalia, o affrontate all’interno di quadri regolatori instabili, come sta avvenendo per l’ex Ilva. Nelle aziende tali comportamenti non sono consentiti e i tempi della politica, oggi, non coincidono con quelli dell’economia.

Un piano industriale, un progetto di un’azienda, si snoda su 4-5 anni per raggiungere l’obiettivo, con una fase di studio accurata per prevederne scenari ed esiti, con finanziamenti certi, con persone competenti dedicate e con comportamenti coerenti da parte di tutti gli stakeholder. Al contrario la politica, sempre più, decide su pressione dell’opinione pubblica, con obiettivi di breve e brevissimo termine, in cui le esigenze contingenti – sovente esigenze di cassa e di consenso – prevalgono su finalità di indirizzo politico.

I recenti casi di tassazione delle auto aziendali, di plastic e sugar tax, sono eclatanti esempi di comportamenti miopi e astratti. Le improvvise marce indietro che poi i decisori politici sono costretti a effettuare per evitare clamorosi danni economici e di immagine, rappresentano un ulteriore elemento di incertezza diffusa, di disgregazione del tessuto sociale e inibiscono imprenditori, manager, professionisti nel prendere iniziative e accettare nuove sfide. La politica ingenera così un clima di incertezza giuridica e normativa nel quale le aziende hanno difficoltà crescente a muoversi e a programmare.

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