EIC, il motore dell'innovazione europea

Budget e programmi del principale strumento con cui la UE sostiene l’innovazione e le startup

Foto di NakNakNak da Pixabay

Silvia Pugi*

CEC European Managers, Delegato all’Innovazione

L'European Innovation Council (EIC) si conferma uno dei pilastri dell'Unione Europea per sostenere tecnologie deep-tech e startup innovative. Con una dotazione annua pari a 1,4 miliardi di euro - e un portafoglio di centinaia di imprese - l'Ente finanzia progetti ad alto rischio, accompagnando le aziende dalla fase “laboratorio” al mercato. A guidarlo - nel ruolo di presidente - Michiel Scheffer, manager con un solido background in impresa e ricerca che grazie alla sua esperienza può godere di una prospettiva privilegiata sulle difficoltà che le aziende incontrano nelle fasi di sviluppo.

Priorità strategiche

L'EIC supporta le startup fin dalla fase laboratoriale offrendo il supporto necessario per superare la cosiddetta "valle della morte", cioè quello stadio altamente critico in cui le idee brillanti rischiano di fallire per mancanza di capitali. Il focus sulla tecnologia – emerso dal 2022 – è oggi affiancato dalla necessità di lavorare per l’autonomia strategica dell’Europa, al momento dipendente dall’esterno in molti ambiti (software, semiconduttori, modelli AI, energia, materie prime ecc) profondamente connessi con l’innovazione tecnologica.  

Il Work Programme 2026: budget e novità

Il budget 2026 alloca 1,4 miliardi su quattro strumenti: Pathfinder (300-400 milioni) dedicato alla ricerca visionaria; Transition (100 milioni) per il passaggio dalla ricerca alla prototipazione; Accelerator (400 milioni) con contributi a fondo perduto ed equity per la fase di scale up; e, infine, Super Scaler STEP (300 milioni) per investimenti da 10-30 milioni. Nel 2026 verranno anche introdotti gli Advance Innovation Challenges dedicati alle innovazioni ad alto potenziale trasformativo ed elevato rischio.

EIC e Venture Capital

L'EIC lavora in un’ottica di “costruzione di portafoglio”, confrontando i progetti per selezionare i migliori, consapevole che gli investimenti in startup ad alto potenziale innovativo sono tendenzialmente più rischiosi rispetto ad altri e che questo significa anche contemplare che le aziende possano essere in perdita nei successivi 3-5 anni. I venture capital, invece, valutano singolarmente ogni proposta e tendenzialmente nella prima fase di valutazione oltre l’80% delle candidature viene scartato.
Recentemente da un'idea dello European Innovation Council è nato lo ScaleUp Europe Fund (SEF): un fondo - con dotazione di 1 miliardo – per supportare quelle aziende che, una volta superata la “valle della morte” rischiano di frenare nella crescita o addirittura di fallire quando necessitano finanziamenti da 30, 40 o 50 milioni (EIC sostiene con massimo 10 milioni). Non si tratta di un concorrente degli strumenti previsti nel Work Programme 2026, ma del naturale seguito dell’Accelerator, supporterà infatti aziende con meno rischio tecnologico ma maggior fabbisogno di capitale.

Europa: plus e minus 

La principale difficoltà si riscontra nel passaggio da ricerca ad azienda (e poi crescita): l’Europa è forte nella prima, con buoni risultati sui brevetti, ma segna scarse performance nella fase a scalare; non si rileva una mancanza di cultura imprenditoriale (l’EIC riceve infatti un numero di richieste 15-20 volte superiore a quella finanziabili), è la crescita semmai il problema, causato dall’assenza per molto tempo di un mercato di venture capital e per l’eccessiva frammentazione dei fondi (con capacità quindi più ridotte).

La cultura industriale europea, in generale, mostra diverse barriere nei confronti dell’innovazione: una gestione finanziaria di breve periodo e poca propensione verso i rischi del deep tech e l’integrazione verticale. Gli indiscussi punti di forza dell’Europa (rispetto – ad esempio – agli USA) sono: cultura della collaborazione a livello internazionale, manifattura di altissimo livello, forza lavoro tecnica molto qualificata e clienti esigenti che riconoscono il valore della qualità. Il rovescio della medaglia è però contraddistinto da mercati, lingue e normative diverse.

L'Italia: potenzialità e sfide

L'Italia oggi genera molte candidature con un tasso di successo pari però al 2%, tra i più bassi d’Europa e decisamente sotto la media UE del 5-6%. Il dato è spiegato innanzitutto dal tipo di candidatura poco in linea con la logica “deep tech” dell’EIC: molte innovazioni sono infatti di stampo incrementale. Ma la situazione del Bel Paese non è uniforme, infatti a fronte di una Lombardia con il 75% delle aziende che viene finanziato, si sono regioni come Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna che - pur economicamente forti - non performano altrettanto; infine, il Sud è quasi assente. 
Indubbiamente la composizione del tessuto industriale italiano incide sulla volontà di accedere alle possibilità offerte dall’EIC: il modello di PMI familiare spesso rende meno usuale l’accettare un investitore terzo pubblico.


* Silvia Pugi è componente dell’executive board di CEC European Managers, con il ruolo di Vice Segretario Generale.


Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.