Debito pubblico - Come ci siamo arrivati e come sopravvivergli

Un testo scorrevole, descrittivo, senza formule e alla portata di tutti per ripercorrere come si è arrivati alla situazione odierna

Massimo Bordignon e Gilberto Turati       
Piccola Biblioteca per un Paese Normale – Vita e Pensiero
Pagine 258                                                                                             
Prezzo 17 euro

Recensione a cura di Pasquale A. Ceruzzi
A dato ufficiale aggiornato a fine 2021, il debito pubblico italiano ammonta alla ragguardevole cifra di 2.677,910 miliardi di euro e a un rapporto sul PIL del 150,8%. Lo certifica la Banca D’Italia con la sua scheda statistica Finanza Pubblica, Fabbisogno e Debito del 15 aprile 2022. Se prendiamo il valore di stock di 2.677,910 miliardi e lo dividiamo per l’attuale popolazione italiana di 58.983.000 (fonte ISTAT a gennaio 2022) troviamo una cifra pro capite, neonati inclusi, di 45.401 euro. Come siamo arrivati a tanto lo raccontano in maniera esaustiva due professori ordinari di Scienza delle Finanze dell’Università Cattolica, Massimo Bordignon e Gilberto Turati, con il loro interessantissimo libro Debito Pubblico come ci siamo arrivati e come sopravvivergli

Il “come ci siamo arrivati” riguarda la storia economica (nello specifico del debito) della nostra Nazione dalla sua unità nel 1861 al 2021 compreso. Lasciatemi evidenziare che già parlare di debito pubblico può costituire in sé un argomento piuttosto arduo (in quanto richiama nozioni impegnative di economia, tecnica contabile e finanza) e confinato a pochi specialisti figurarsi la storia del debito pubblico italiano. I nostri autori ci stupiscono tuttavia confezionando invece un testo scorrevole, descrittivo, senza formule e alla portata di tutti (esperti, principianti e curiosi). Dalla lettura della parte storica del testo scopriamo che molte delle più moderne teorie o ricette richiamate recentemente dai media, le abbiamo già affrontate in passato senza molta fortuna (e le abbiamo anche, purtroppo, dimenticate). Il rapporto del nostro Stato (sia esso Monarchia o Repubblica) con il debito è antico e strutturale. Partivamo ad esempio con un debito del 40% (in termini di rapporto Debito/PIL) nel 1861 e superavamo il 160% alla fine della Prima Guerra Mondiale. Abbiamo sperimentato il default in ben 2 occasioni, nel 1926 e nel 1934. Allora eravamo così orgogliosi di sostenere il cambio della nostra valuta, nei confronti ad esempio della sterlina, che cademmo in default e dovemmo ristrutturare il debito. Nel primo periodo repubblicano approfittammo di una fiammata inflattiva per ridurlo drasticamente fino al 30% ma ricominciammo con la “spesa facile” a partire dagli anni ‘70 (con vere proprie impennate negli anni ‘80 e ‘90) per finire negli anni del Covid dove il debito pubblico schizza dal 132% al 150,8%. 

Gli autori si fanno infine apprezzare per due capitoli essenziali.  Il primo dedicato “alle soluzioni facili per abbattere il debito italiano” (così attuali e presenti nei talk show che vengono ovviamente valutate per il valore risolutivo che esprimono) e il secondo a “sopravviveremo al nostro debito pubblico?”.  Su quest’ultimo tema “esistenziale” ci indicano una strada che passa dai cosiddetti “determinanti del rapporto Debito/PIL” ovvero da quei parametri che ne riducono il valore e che sono gli interessi che si pagano sul debito, la crescita del PIL e l’avanzo primario.

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