Idrogeno: non è tutto oro quello che luccica

L'Idrogeno non è disponibile in natura ma lo si può estrarre ad esempio dall'acqua, consumando energia che può poi essere restituita. Può l'Idrogeno essere un efficace portatore di energia pulita ?

Toyota hydrogen fuel cell concept vehicle on display at Megaweb Toyota City Showcase in Tokyo. Photo Unsplash by Darren Halstead

Gianfranco Antonioli

Socio ALDAI-Federmanager e presidente di Obiettivo50
Nel mondo la fame di energia cresce in continuazione. Vi sono fonti di energia “pulite”: idroelettrica, solare, eolica, dalle maree. Ma purtroppo le fonti più sfruttate derivano da petrolio, metano e gas naturale, carbone, che “pulite” non sono.
Dalla combustione di queste materie prime si genera CO2 e questo porta a gravi conseguenze su inquinamento (oltre a CO2 si ottiene CO, tossico) e clima (effetto serra).

In conseguenza di ciò, è attualmente venuto alla ribalta il tema Decarbonizzazione: cioè smettiamo/limitiamo di produrre energia bruciando i composti del Carbonio.
Perché allora si parla di Idrogeno?  Perché bruciando l’Idrogeno si ottiene acqua, che non inquina! 

Bella idea, ma dove trovo l’Idrogeno? 

Pur essendo l’elemento più diffuso sulla terra, non esiste allo stato elementare, ma solo combinato ad altri elementi: con Carbonio nel petrolio ecc., ma anche nell’acqua!  Estraendolo dall’acqua, mediante idrolisi, sfruttiamo una materia prima non inquinante e onnipresente.

Ma da qui parte il problema: dato che, per ottenere la scissione, sempre ammesso che si possa avere un rendimento della operazione uguale a 1, devo spendere una energia uguale a quella che poi ricaverei bruciandolo, dove è il vantaggio?

Si potrebbe però per esempio utilizzare per la scissione tutta l’energia solare che arriva sulla terra e non viene sfruttata: e in questo senso si sta procedendo.

Altri metodi per ottenere idrogeno:
  • energia nucleare (meglio di no, è pericolosa, anche se, non sfruttandola, va persa)
  • carbone, metano, petrolio (si ricade nel problema decarbonizzazione e si spende comunque più energia di quanta poi se ne ricava)
Fin qui per quanto attiene alla produzione: poi c’è il problema stoccaggio e trasporto.

L’idrogeno è altamente infiammabile (nel 1937 il dirigibile Hindenburg prese tragicamente fuoco) e va movimentato o immagazzinato sotto pressione.

Quindi, per distribuirlo, emerge la necessità di adeguamento delle infrastrutture, con investimenti che rendono il bilancio energetico (cosa spendo e cosa ricavo) meno interessante: si pensi alle reti gas domestiche. Ma anche i problemi di immagazzinamento non sono trascurabili: per utilizzarlo come combustibile in autotrazione, va valutata la reale convenienza economica e tecnica nel caso di auto, mezzi pubblici, aerei, navi. Ci sono comunque casistiche meno problematiche, come per esempio le centrali elettriche, dove gli investimenti anche cospicui sono comunque meglio ammortizzabili nel tempo.

In conclusione

L’idrogeno è una materia prima ideale per combattere l’inquinamento, ma non sempre è una soluzione al problema dello spreco di risorse.
Spesso se ne legge in modo entusiastico, ma è giusto avere ben chiari i termini del problema: quando vale la pena e quando non ha senso.

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