Sicurezza ed Igiene sul Lavoro

Incontro con il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon sul tema della salute e sicurezza sul lavoro

Con questo numero inizia un breve ciclo di articoli sul tema Sicurezza ed igiene sul lavoro curato dal Vicepresidente nazionale CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti ed Alte professionalità) Massimo Melega. Si tratta di alcune note presentate agli Organi di Governo nel corso di interlocuzioni sul tema con Ministri e Commissioni parlamentari, che toccano alcuni aspetti “caldi”, propedeutici all’elaborazione di disegni di legge e provvedimenti governativi sull’argomento. Il primo riguarda un incontro sul tema promosso dall’allora sottosegretario al lavoro on. Durigon presso il Ministero del lavoro, a Roma, il 31 luglio 2019. In esso si sono poste le basi di una proficua interlocuzione con gli organi di governo (Presidente del consiglio, Ministri, Commissioni parlamentari, Deputati e Senatori) sulla materia, che perdura tutt’ora, e che ha lasciato tracce in alcuni disegni di legge nei quali abbiamo (inaspettatamente) ritrovato le frasi che avevamo scritto sui nostri documenti. Auspichiamo che l’interlocuzione prosegua e si intensifichi in futuro, per ché i contributi dei manager possano aiutare a migliorare il futuro del nostro Paese. Buona lettura.

Massimo Melega

Massimo Melega

Massimo Melega   

Vicepresidente nazionale CIDA e Proboviro Federmanager Bologna - Ferrara – Ravenna

Negli ultimi anni la progressiva adozione delle misure di prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro, unita alla riduzione delle attività manifatturiere, ha dato luogo ad una sensibile riduzione delle morti per infortunio nei siti produttivi, anche se l’impennata degli infortuni in “Itinere” ha determinato una crescita complessiva delle morti per infortunio, mostrandoci quanto lavoro ci sia da fare sul fronte delle abitudini della popolazione, anche in termini di “igiene dei comportamenti” (rispetto dei ritmi sonno-veglia, guida responsabile, ecc.).
Non possiamo tuttavia dire di essere riusciti ad affermare una vera “cultura della sicurezza” negli ambienti di lavoro, grazie alla quale ogni singolo attore della produzione – ad ogni livello – si senta “Responsabile della Sicurezza”.
Troppo spesso, infatti, ancora oggi, sentiamo identificare con questo termine il solo Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione: è un grave errore in termini e sostanza.
Abbiamo di fronte un quadro con luci (aumentata consapevolezza delle previsioni di legge, comprensione di alcuni “tecnicismi” procedurali) ed ombre (ancora insufficiente copertura dei rischi interferenziali, scarsa o nulla conoscenza dei rischi specifici della mansione/luogo di lavoro). È sui comportamenti dell’uomo che occorre concentrarsi e da lì risalire attraverso la progettualità e
l’organizzazione alla definizione di un modello di impresa sicura, perché gli eventi incidentali sono frutto di azioni/inazioni umane e non di fatalità. A volte basterebbero interventi o precauzioni minime per evitare delle tragedie.

Sul problema della sicurezza si inciderà efficacemente solo quando gli adempimenti per la prevenzione non saranno più sentiti come un vincolo, ma come opportunità.

Permane l’esigenza di affrontare il problema della sicurezza sui luoghi di lavoro con un confronto franco e aperto tra tutte le componenti del sistema produttivo, in cui ciascuno si assuma le proprie responsabilità ed esprima il proprio impegno nel cercare di combattere realmente le cause di tale fenomeno. E questo va fatto con un vero “go to gemba”, senza paura di sporcarsi le mani o di caricarsi delle giuste responsabilità.

Occorre promuovere efficacemente la cultura della prevenzione.

CIDA da sempre ha nelle sue corde l’attitudine al fare, al focalizzarsi sulle cause ovvero su impianti, organizzazione e comportamenti. Per questo ribadiamo che:
  1. la sicurezza deve essere considerata un valore (cultura);
  2. un approccio strategico – organizzativo deve considerare l’attività di prevenzione non in senso statico, come una fotografia, ma in divenire, con continuo adeguamento agli standard di sicurezza ed aggiornamento di procedure ed Istruzioni Lavoro: il Documento di Valutazione dei Rischi deve essere uno strumento dinamico a disposizione dell’Azienda, sul quale e dal quale individuare interventi e priorità;
  3. va promossa la responsabilizzazione di tutti i lavoratori nell’assumere la consapevolezza del rischio e nel diventare soggetti protagonisti della sicurezza propria e di quella degli altri;
  4. occorre insistere nella formazione e informazione (continua, non “una tantum”), ma anche nella comunicazione;
  5. le aziende più strutturate e dimensionate devono farsi carico di allargare il progetto della sicurezza anche alle società, normalmente più piccole, che compongono la filiera produttiva e distributiva, limitando l’instaurazione di relazioni produttive e commerciali solo con imprese che abbiano adeguati standard di sicurezza per aumentare la presa di coscienza degli operatori.

L’elemento sanzionatorio, che naturalmente deve essere presente, deve intendersi verso gli inadempimenti sostanziali, piuttosto che su quelli meramente formali. Spetta allo Stato, poi, essere principale attore della diffusione della cultura della prevenzione, anche attraverso meccanismi di agevolazione per gli investimenti in sicurezza, ed, infine, costruire un efficace sistema di vigilanza e di controllo, razionalizzando gli organismi competenti (i cui ispettori andranno reclutati dal mondo del lavoro, dovendo essere portatori di esperienza) e focalizzandosi su quelle realtà dove sono maggiormente presenti gli incidenti. Fondamentale è l’assistenza alle PMI. 
Ma anche le aziende devono fare la loro parte, sia nelle piccole imprese - dove spesso il processo di valutazione dei rischi e programmazione delle azioni correttive risulta assai carente e si ravvisa uno scollamento tra la gestione della prevenzione, spesso affidata all’esterno, e la conduzione complessiva dell’impresa - sia nelle imprese medio - grandi. In queste ultime, in particolare, il ruolo del top management è certamente fondamentale per una diffusa cultura della sicurezza. Il manager non si sottrae alle responsabilità che gli vengono affidate.
Anche le Parti sociali devono fare la loro parte contribuendo a ridurre la situazione di conflittualità attraverso un rapporto di relazioni industriali più moderno ed assumendo un comportamento più costruttivo.

Il ruolo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza può essere un formidabile aiuto non solo per i Colleghi, ma anche per il Datore di Lavoro. 

Da ultimo, i lavoratori devono contribuire alla prevenzione in termini di consapevolezza del rischio e di partecipazione attiva al progetto, tenendo comportamenti vigili anche nei confronti dei colleghi.

Proposte

Riassumendo le osservazioni sopra riportate, si deve ricercare il punto di equilibrio tra un’ottica tradizionale di garanzia di effettività della norma ed una moderna concezione preventiva e promozionale della sicurezza.
Occorre, quindi, passare da una cultura giustizialista che ha in sé un presupposto di scontro ideologico ad una cultura moderna della prevenzione che guardi a questo problema sul piano sostanziale e non formale, incidendo su fattori organizzativi, culturali e comportamentali.
Consideriamo queste come vere e proprie pre-condizioni di carattere culturale, per affermare una strategia della prevenzione che abbia una visione integrata e globale delle condizioni di vita lavorativa, accanto alle altre linee di intervento, a nostro avviso prioritarie:
  • l’attivazione di un efficiente sistema di raccolta, elaborazione e circolazione delle informazioni – in particolare delle Buone Pratiche – che coinvolga l’intero sistema istituzionale, le Parti sociali e la comunità scientifica ed accademica. Va riscoperta la natura prettamente tecnico-organizzativa della sicurezza, dando nuovo impulso a sistemi di gestione razionali ed efficaci, ben strutturati e codificati, ma mai statici;
  • è indispensabile che le forze sociali dedichino rinnovata attenzione allo sviluppo delle attività di formazione (dei lavoratori e degli imprenditori), specialmente nelle imprese di minori dimensioni, curando maggiormente gli aspetti legati alle peculiari situazioni aziendali, e sviluppando quindi le competenze aziendali interne. È invalsa la prassi di una formazione troppo generalista, mentre la si dovrebbe incardinare sul Documento di Valutazione dei Rischi aziendale;
  • per quanto riguarda le attività di vigilanza e controllo, oltre al loro potenziamento e ad una maggiore trasparenza, è necessario consolidare una effettiva sinergia tra le varie istituzioni competenti, per una effettiva visione interdisciplinare e sistemica della materia e la conseguente disponibilità ad operare in stretto coordinamento e – cosa ancora più importante – con approccio collaborativo e preventivo nei confronti delle Aziende. Il controllore deve finalmente essere un generatore di sicurezza, non soltanto di contravvenzioni e pene. Nessuna collusione, ma una ferma determinazione verso lo scopo: maggiore sicurezza ed igiene sul lavoro;
  • infine, è opportuno continuare ad applicare e potenziare i sistemi incentivanti per coloro che applichino soluzioni secondo norme di buona tecnica che accrescano l’efficacia del sistema di prevenzione e protezione dai rischi, anche attraverso agevolazioni fiscali in funzione degli investimenti fatti per il miglioramento della sicurezza.
CIDA è la Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato. Le Federazioni aderenti a CIDA sono: Federmanager (industria), Manageritalia (commercio e terziario), FP-CIDA (funzione pubblica), CIMO (sindacato dei medici), Sindirettivo (dirigenza Banca d’Italia), FENDA (agricoltura e ambiente), Federazione 3° Settore CIDA, FIDIA (assicurazioni), SAUR (Università e ricerca), Sindirettivo Consob (dirigenza Consob).