L’Anomalia Tether: Se un privato cittadino ha in pugno la sovranità degli Stati

Occorre riflettere sul presente e sul futuro socio-economico mondiale

 

Daniele Damele  

Presidente Federmanager FVG

Marco Ertman  

Commercialista e revisore

Francesco Greco  

Manager e segretario organizzativo Confael
La geopolitica del Ventunesimo secolo non si combatte più solo lungo i confini geografici o nei corridoi delle Nazioni Unite. Oggi si combatte sui registri contabili delle riserve monetarie. L'ultimo aggiornamento della classifica Forbes, che incorona Giancarlo Devasini uomo più ricco d'Italia con 89,3 miliardi di dollari, porta alla luce un'anomalia geopolitica senza precedenti: un privato cittadino, ex chirurgo plastico, detiene oggi una quota di debito pubblico degli Stati Uniti superiore a quella di nazioni sovrane del calibro di Australia o Emirati Arabi Uniti. Questo scenario non descrive semplicemente un successo imprenditoriale straordinario. Rappresenta una forma estrema di cedimento della sovranità statale e una preoccupante miopia politica da parte delle democrazie occidentali, che hanno permesso a un’entità privata di accumulare una micidiale leva di pressione macroeconomica.

Con una capitalizzazione di mercato che ha superato i 180 miliardi di dollari, la stablecoin di Tether (USDT) non è più un semplice strumento per scambiare Bitcoin. È diventata un’infrastruttura finanziaria globale. Per garantire l'ancoraggio 1:1 con il dollaro, la società guidata da Devasini ha accumulato oltre 140 miliardi di dollari in titoli di Stato americani (Treasury Bills), posizionandosi al 17° posto globale tra i creditori di Washington. Sotto il profilo geopolitico, questa concentrazione di potere introduce dinamiche asimmetriche e pericolose: il potere di ricatto sistemico: Se uno Stato sovrano decide di vendere i propri Treasury, lo fa all'interno di precise coordinate diplomatiche e macroeconomiche. Se Tether subisse una crisi di fiducia o decidesse autonomamente di liquidare massicciamente i suoi 140 miliardi di dollari in bond, provocherebbe uno shock istantaneo sui tassi d'interesse americani, destabilizzando il costo del debito della prima superpotenza mondiale. Un solo uomo d'affari possiede, di fatto, un'arma di distruzione finanziaria di massa.

L'evasione dei blocchi sanzionatori: Tether opera in un'area grigia, al di fuori del circuito bancario tradizionale (SWIFT). Dal punto di vista geopolitico, USDT è diventato il dollaro ombra utilizzato da economie emergenti, cartelli e persino Stati sotto sanzioni per commerciare beni bypassando il controllo del Tesoro USA. Di fatto, l'azienda di Devasini gestisce una politica monetaria parallela che neutralizza l'efficacia delle sanzioni internazionali come strumento di pressione geopolitica.

L'efficienza del potere privato: Questo immenso potere non è bilanciato da alcuna struttura statale, burocrazia o corpo diplomatico. È concentrato nelle mani di un'azienda privata che conta circa 300/400 dipendenti. Un'efficienza strutturale che permette a pochissimi individui non eletti di esercitare un'influenza globale superiore a quella di interi ministeri degli Esteri. Per Devasini si tratta di una rendita da banca centrale. L’immensa ricchezza accumulata da Tether ha un’origine antica, il «signoraggio». 

Storicamente, il signoraggio è il profitto feudale dell’emissione di moneta ovvero la differenza fra il valore nominale delle monete e il costo dei metalli preziosi e della coniazione. Attualmente, per le banche centrali moderne, il signoraggio è il rendimento finanziario che ricavano investendo, in titoli di Stato, le banconote che hanno emesso. Nell’Eurosistema prende il nome di «reddito monetario» (art. 32 dello Statuto del SEBC e della BCE) e, attraverso le banche centrali nazionali, è redistribuito agli Stati membri.  

Il Tether sottende il medesimo algoritmo del profitto da signoraggio. I privati, che convertono la propria moneta nazionale su Tether, ricevono in cambio USDT. Tether investe il denaro raccolto in titoli del Tesoro americano e guadagna interessi attivi. I privati detentori di USDT non percepiscono alcun rendimento finanziario; possiedono solo una banconota digitale che, al pari della moneta di carta, non produce interessi. 

Tether raccoglie dunque fondi a tasso zero e li investe in titoli di Stato USA che, per contro, generano interessi attivi. Il differenziale di interesse che lucra Tether è la privatizzazione del signoraggio. Da qui nasce la monumentale ricchezza di Devasini. 

La sovranità di uno Stato si regge da sempre sulla capacità esclusiva di battere moneta e di tassare i propri cittadini. L'ascesa di Devasini dimostra che quel monopolio è ufficialmente infranto. L’estinzione del monopolio statale della moneta ha, però, due volti. Esistono due modi opposti di far nascere cripto-attività: le valute minate, come il Bitcoin, e le valute emesse o stablecoin, come USDT di Tether. Sono monete lontanissime sul piano finanziario, economico ed etico, e distribuiscono il signoraggio in modo opposto. 

Il Bitcoin non ha un emittente. La moneta nuova non è stampata da un emittente unico, ma è assegnata a chi vince la validazione successiva sulla blockchain. È, in altri termini, l’emissione di moneta tramite il mining, ovvero chiunque può partecipare, senza autorizzazioni, impiegando potenza di calcolo ed affrontando i costi necessari per ottenere un token. Se la ricompensa alla validazione di nuovi bitcoin è maggiore del costo di ottenerla, entrano in gara nuovi miners. Al crescere del numero di miners aumenta però la potenza di calcolo necessaria alla validazione e, con essa, il consumo di energia ed il costo del mining. Il margine, dunque, si assottiglia ed i miners escono dal mining restituendo equilibrio al mercato dell’emissione di moneta. Nelle criptovalute minate il signoraggio non è quindi monopolio di nessuno, ma è dissipato in costi crescenti di elettricità, hardware e organizzazione. Nessuno si appropria della rendita d’emissione della moneta ed il conio è democratizzato. 

All’opposto, USDT ha un emittente ben identificabile in Tether, che raccoglie moneta nazionale a tasso zero, la presta allo Stato americano e lucra interessi. La separazione etica è netta: le criptovalute minate disperdono la rendita d’emissione in una gara aperta a tutti, mentre in Tether il profitto di coniare moneta si concentra nelle mani dei pochi azionisti. 

Come si è potuti arrivare a questo punto? La responsabilità ricade interamente sulla miopia strategica della classe politica globale. Per oltre un decennio, i governi e le banche centrali hanno guardato al mondo delle criptovalute con sufficienza, considerandolo una bolla speculativa confinata ai margini dell'economia reale.

Mentre i regolatori discutevano su definizioni teoriche e cavilli burocratici, Tether ha occupato militarmente il vuoto normativo. Ha raccolto i dollari di milioni di risparmiatori globali a costo zero e li ha prestati direttamente al governo degli Stati Uniti, comprando la sua protezione e la sua stessa sopravvivenza. Permettere a un soggetto privato di diventare uno dei principali finanziatori del debito pubblico americano significa aver ceduto fette consistenti di sovranità monetaria in cambio di una totale assenza di visione a lungo termine.
In geopolitica, quando il debito pubblico di una nazione non è più parcellizzato tra milioni di risparmiatori o gestito da istituzioni vigilate, ma si concentra nelle mani di un ristretto nucleo di privati, la democrazia stessa viene svuotata dall'interno. 

La presenza di Devasini in cima alla classifica dei miliardari non è una vittoria del progresso tecnologico, ma il sintomo macroscopico di un mondo in cui la finanza deregolamentata ha scavalcato i governi, riducendo gli Stati sovrani a ostaggi economici dei loro stessi creditori privati.

L’ascesa di Devasini non racconta soltanto la crisi del monopolio statale della moneta e la sconfitta dei sistemi democratici moderni. Racconta che il signoraggio, la più antica rendita della sovranità, non è superato, ma ha cambiato padrone. Se le criptovalute minate lo disperdono in una libera competizione, il Tether lo concentra nelle mani di Devasini e dei suoi soci, ma in entrambi i casi è sottratto al monopolio dello Stato.

L’interrogativo etico non è quindi se le cripto-attività debbano essere criminalizzate, ma a chi debbano essere destinati i profitti monetari nell’era digitale. 

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