Quale futuro industriale ed economico per il Friuli Venezia Giulia

Occorre accelerare su innovazione tecnologica e organizzativa

Daniele Damele  

Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia e Segretario CIDA FVG
Secondo Confindustria Udine e Prometeia il PIL del Friuli Venezia Giulia è atteso crescere dello 0,3% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026, dopo la sostanziale stasi registrata nel 2024 (+0,1%). 

La revisione al ribasso rispetto alle stime di luglio (+0,7% per il 2025) riflette un minore contributo atteso da export, industria e servizi.  

Per far ripartire i consumi delle famiglie occorre innalzare i redditi reali, ovvero adeguare i salari e mantenere l’inflazione sotto controllo. 

La persistente elevata propensione al risparmio, legata all’incertezza, continuerà a rappresentare, purtroppo, un freno nel breve termine. 

È evidente che la soluzione sta nel passaggio a una situazione di serenità, prospettiva, pace e operoso benessere. Dal canto suo la finanza deve assicurare ancora un calo dei tassi e condizioni creditizie favorevoli mentre la PA deve adeguare gli incentivi fiscali sburocratizzando Transizione 4.0 e 5.0. 

Le esportazioni regionali nel primo semestre dell’anno in corso hanno mostrato una dinamica volatile: crescita nei primi tre mesi, condizionata dal tentativo di anticipare l’introduzione dei dazi, flessione nel secondo. Complessivamente si stima per il 2025 un aumento dell’export del 3,3%. Per far crescere le esportazioni il prossimo anno, si auspica una ripresa dell’economia tedesca e l’apertura a nuovi mercati (per i quali un ruolo decisivo possono averlo gli export manager). Il valore aggiunto dell’industria è previsto crescere dello 0,5% nel 2025 e dello 0,9% nel 2026, grazie al contributo di domanda interna ed estera. 

Sul lato del potenziale occupazionale occorre un più elevato tasso di partecipazione di donne e giovani, l’immissione dei soli flussi regolari di lavoratori stranieri derivanti dalle quote programmate, ma soprattutto salari più adeguati. Il declino demografico rischia di compromettere crescita economica e sostenibilità del welfare, riducendo la base imponibile e aumentando la spesa per pensioni e sanità. Cruciale sarà. quindi, ampliare la contribuzione al welfare, riducendo l’evasione fiscale ed eliminando i regimi agevolati. 

Come accennato un dato del tutto negativo riguarda l’elevata incertezza geopolitica e macroeconomica. Il commercio mondiale è atteso in segno meno per effetto soprattutto delle barriere tariffarie. La Germania, partner determinante per Friuli Venezia Giulia e Nordest, non è ancora uscita dalla crisi anche se è previsto che tornerà a crescere dal 2026 a tassi sopra il +1%. La svalutazione del dollaro, dovuta a divergenze di politica monetaria tra FED e BCE e alle aspettative di rallentamento dell’economia USA, ha indebolito la competitività dell’export italiano mentre il prezzo del gas naturale si attesta attualmente attorno a 32 €/MWh, ben sopra i 14 €/MWh del 2019, a causa della riconversione verso il gas naturale liquefatto (GNL) e dei nuovi fornitori extra-Russia. Il differenziale rispetto agli USA resta marcato (circa tre volte superiore).

Vi è, quindi, il tema centrale della bassa produttività. Per invertire il trend è necessario investire su salari, formazione, competenze tecniche, welfare. Si deve modernizzare l’area produttiva del Nordest ammodernando appunto logistica e servizi, realizzando velocemente progetti di housing sociale, trasporti efficienti. È poi indispensabile puntare sugli investimenti nella ricerca e in innovazione e tecnologia per tornare a competere. In Europa qualcuno dovrebbe preoccuparsi di garantire energia sostenibile a costi accessibili attraverso un piano strategico e permettere all’Italia di ridurre il costo del lavoro alleggerendo il cuneo fiscale detassando straordinari, premi di produttività e aumenti salariali. Alla Regione Friuli Venezia Giulia spetta il ruolo di potenziare le infrastrutture materiali e immateriali.

Per mantenere i giovani occorre offrire loro un lavoro flessibile, ben remunerato, ricco di opportunità formative, tecnologicamente avanzato, con un welfare di livello e fisso. Bisogna abbandonare modelli organizzativi e contrattuali desueti per puntare all’equilibrio vita-lavoro e all’innovation working (che è un’evoluzione dello smart working). In molti sarebbero addirittura disposti ad accettare una riduzione dello stipendio pur di ottenere maggiore libertà di lavorare da casa e con orari flessibili. Imprenditori e manager devono accelerare su innovazione tecnologica e organizzativa, adottando modelli flessibili e investendo in cultura digitale e manageriale.

I più letti

Contratto Dirigenti Industria

La versione aggiornata del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) dei dirigenti industria 2025-2027, firmato il 13 novembre 2024, è riassunta nell'articolo per facilitarne la consultazione ai lettori registrati sulla rivista digitale.
01 gennaio 2025

I due volti del domani

Convergenze e fratture tra svolta ecologica e rivoluzione digitale
01 ottobre 2026

Merito: aspettando Godot,
i talenti fanno le valigie

L’undicesima edizione del Meritometro: Italia sempre ultima in Europa, 159 miliardi di capitale umano esportato, un’agenda che non ammette rinvii. Ora, tocca al management
01 luglio 2026

A Messina campata unica record: il ponte (in) sospeso

Un labirinto giuridico e tecnico, tra deroghe nazionali e riforme europee, mette a rischio la realizzazione del progetto, mentre crescono gli interrogativi irrisolti sulla complessità ingegneristica dell’opera. L’articolo di Giovanni Saccà, un ingegnere messinese che da anni segue il progetto, approfondisce in modo pragmatico gli aspetti tecnici e procedurali a beneficio di coloro che non si accontentano degli slogan
01 ottobre 2026

Il cambiamento professionale genera crescita e crea nuove opportunità

Cambiare non significa necessariamente perdere una posizione. Può significare conquistare una nuova possibilità di crescita
01 ottobre 2026