Primum vivere, deinde philosophari

"Prima si pensi a Vivere, poi a fare della Filosofia"

Alberto Pilotto 

Vicepresidente Federmanager Vicenza
Ho usato, per la prima volta, una frase latina come titolo di queste brevi note (Prima si pensi a Vivere, poi a fare della Filosofia) allo scopo di evidenziarne la vetustà dell’ammonimento e cioè il richiamo ad una maggiore concretezza e a una maggiore adesione agli aspetti pratici della vita. 

La frase viene attribuita al filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679). Ho avuto modo, in altri miei precedenti articoli, di riportare fatti e numeri relativi alle numerose decisioni prese a livello comunitario Eu che, visti gli insufficenti o cotraddittori risultati pratici, avrebbero dovuto essere passate al vaglio del suddetto ammonimento prima della loro emanazione. 

Il processo di deindustrializzazione dell’Europa, portato avanti da almeno 15 anni, e in particolare dall’ultima legislatura che sta per finire, sembra il “cupio dissolvi” di San Paolo nella prima lettera ai Filippesi (il desiderio d’essere dissolto, che ora si potrebbe definire come la volontà masochistica di autodistruzione). I settori coinvolti sono numerosi e, ormai e purtroppo, ben noti: Energia, Automotive, Agricoltura, Zootecnia, Packaging, Chimica, Edilizia.

Le altre grandi potenze mondiali hanno continuato le loro politiche di rafforzamento e di competitività, anche favorite da nulle o modeste politiche ambientaliste e da costi di produzione molto meno costosi. Le scelte europee fatte sono state motivate dal nuovo dogma della religione green: IL GRANDE NO, il cui profeta è stata, qualche anno fa, una giovane studentessa svedese Greta Thunberg che ha avuto, nel 2019, unico caso nella storia, il privilegio di essere ricevuta con tutti gli onori dall’assemblea delle Nazioni Unite, a New York e a tenere un discorso sull’ambiente di forte critica ai governanti. Non ricordo che lo stesso trattamento sia stato concesso a scienziati o a Premi Nobel, ma forse è la mia memoria che è fallace. 

Gli avvenimenti successivi mi portano a definire la giovane come una specie di “mosca cocchiera” della cricca di “illuminati” che si ritrova tutti gli anni a Davos e il cui obiettivo è di scalzare le democrazie rappresentative a favore della loro oligarchia.

Alberto Pilotto

Alberto Pilotto Federmanager Vicenza

Il novello Satana del XXI secolo è stato identificato nell’Anidride carbonica, una piccola molecola composta da 1 atomo di Carbonio legato a 2 atomi di Ossigeno, di formula CO2.Si tratta di un gas che è coinvolto nella cosiddetta sintesi clorofilliana, cioè quella nota reazione chimica che produce zuccheri ed ossigeno a partire da CO2 e acqua. 
E, quindi, può essere considerata di importanza fondamentale per la vita delle piante e per la nostra vita. L’altra faccia della medaglia consiste nella attribuzione da parte di alcuni enti,scienziati, associazioni,ecc. a detta molecola di essere responsabile di tutti i malanni che l’umanità, nelle sue varie attività, procura all’ambiente (cambiamento climatico, alluvioni, siccità, terremoti, carestie…). 
Dopo più di 2000 anni,le novelle tavole delle legge sono molto semplici: NO ai motori endotermici, NO ai carburanti fossili, NO al petrolio, NO al gas, NO al carbone, NO alle caldaie, NO alle coltivazioni, NO agli allevamenti, NO al nucleare (curioso questo no,poiché il nucleare ha zero emissionei di CO2), NO alla plastica…
 
Nelle altre parti del mondo, in particolare Cina, India, Africa, Sud America, Russia tutti i NO europei sono e saranno SI per molti anni ancora perché più economici e disponibili e perché quei Paesi devono soddisfare le nostra richieste di prodotti e di materie prime che noi, per essere green,abbiamo deciso di non produrre e di non estrarre.Il nostro futuro, come disegnato dalle attuali normative, richiederà molta più elettricità di adesso che le sole fonti rinnovabili non saranno in grado di soddisfare e, quindi, serve il nucleare.

Su tutte le tematiche illustrate e le decisioni attuali sarà fondamentale che con la nuova legislatura europea (2024-2029) venga avviata una pragmatica verifica dello stato dell’arte nei vari Paesi (stato avanzamento, costi, tempi, risorse umane e tecnologiche, criticità, vantaggi). 

Desidero concludere queste note con una frase, di attualità e di speranza, di Albert Einstein (1879-1955): “Non pretendiamo che le cose cambino se agiamo sempre allo stesso modo”, con il sottofondo musicale de l”Inno alla gioia” di Ludwig van Beethoven (1770-1827), inno ufficiale dell’Unione Europea. Prosit!

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