Industria 4.0 ai tempi del Coronavirus

I virus sono l’ossessione del secolo e bisogna prendere le debite contromisure perché rappresentano un serio rischio sia per l’umanità e sia per il mondo digitale. L’epidemia di COVID-19 sta mettendo a dura prova tutta l’economia mondiale in generale e quella italiana in particolare. Come è noto, l’unico mezzo per evitare una ulteriore diffusione del contagio è quello di ridurre al minimo i contatti fisici con altre persone. Di qui le ordinanze di quarantena che hanno bloccato prima gran parte della Cina e ora la maggior parte dei paesi industriali, tra cui purtroppo primeggia l’Italia.

Giancarlo Magnaghi   

Socio ALDAI Federmanager - g.magnaghi@studiomagnaghi.it
Per continuare a gestire in qualche modo le attività delle aziende, l’unica alternativa è costituita dal cosiddetto Smart Working (lavoro agile), una versione più moderna del lavoro a domicilio, che si basa sull’utilizzo di vari strumenti come PC, tablet e Smart Phone in grado di comunicare in rete in modo più o meno interattivo.

Mentre il puro scambio di dati è alla portata di tutti, utilizzando strumenti come e-mail, file transfer (FTP, We Transfer), messaggistica (WhatsApp), Social Network, condivisione di file in cloud (Microsoft OneDrive, Google Drive, Dropbox, etc), videochiamate e videoconferenza a livello base (Skype, Google Hangouts), l’utilizzo di piattaforme di collaborazione più avanzate, come MS Teams, WebEx, Goggle Hagouts Meets e Zoom (il più scaricato in questo periodo secondo Forbes) è più complesso poiché richiede un impegno organizzativo, un coordinamento da parte delle aziende e un minimo di formazione degli utenti.

Un altro limite è costituito dai problemi di sicurezza. Infatti, non è semplicissimo per personale digiuno di informatica destreggiarsi tra VPN, Firewall e sistemi di CyberSecurity.

Come conseguenza dei decreti “io resto a casa”, “cura Italia”, etc. si stanno verificando due fenomeni di segno diverso.

Il fatto negativo è che parecchi sciacalli si sono scatenati per infierire sui privati e sui lavoratori che hanno intensificato l’utilizzo di Internet, diffondendo spamming, phishing, malware di tutti i tipi, anche presentati come informazioni sul Coronavirus, e tentativi di truffe di tutti i generi: dallo snake oil (olio di serpente) che cura tutti i malanni all’offerta di presidi medici farlocchi a prezzi esorbitanti. E qui c’è solo da stare attenti perché, a differenza del virus COVID-19, quelli informatici, se non riesce a bloccarli l’antivirus, si possono intercettare, intuirne la pericolosità ed eliminare.

Il fatto positivo è rappresentato da alcune lodevoli iniziative, come l’iniziativa di "Solidarietà digitale" per ridurre l’impatto sociale ed economico per le persone in quarantena da Coronavirus, lanciata dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, a cui hanno aderito con generosità i principali vendor di informatica e gestori di telecomunicazioni e servizi cloud. Clicca  "Solidarietà digitale" per elenco delle iniziative di molte organizzazioni che offrono webinar, newsletter, e-book, consulenza gratuita, servizi a domicilio, etc. 

Dirigenti Industria ha dedicato il numero di aprile allo Smart Working con una specifica indagine realizzata dall'Osservatorio 4.Manager, la confederazione CIDA sta promuovendo il lavoro da remoto nei confronti Istituzionali a livello nazionale e regionale, ALDAI ed altre Associazioni Federmanager continuano regolarmente le riunioni in videoconferenza. 

È chiaro che le aziende che già avevano introdotto lo Smart Working e/o già forniscono servizi online, come la maggior parte delle multinazionali, le società di consulenza, informatica, banche, gestori TLC, associazioni di categoria, etc. sono avvantaggiate perché dispongono già di piattaforme potenti e di personale formato. Molte altre aziende, soprattutto PMI, che hanno già difficoltà a difendersi dai virus informatici, difficilmente hanno considerato i rischi connessi con il verificarsi di un Black Swan come l’epidemia Coronavirus, e quindi non hanno individuato la necessità di implementare un sistema di Smart Working per garantire la continuità operativa.

Le cose si complicano nel momento in cui si passa dalla "remotizzazione" del normale lavoro d’ufficio alla gestione remota delle attività produttive.

Premesso che ovviamente le fabbriche richiedono comunque una presenza umana per gestire le macchine e movimentare le materie prime e i prodotti finiti, le tecnologie abilitanti di Industria 4.0 forniscono un importantissimo contributo per rendere possibile il funzionamento delle fabbriche e della logistica con un minimo di personale.

Macchinari Intelligenti. I macchinari e gli impianti “4.0” sono dotati di PLC e PC industriali e sono programmati da potenti sistemi CAD e CAM. Questo rende possibile convertire velocemente la produzione, per esempio per produrre mascherine filtranti o parti di strumenti medicali, mentre i sistemi di tele-monitoraggio e tele-manutenzione consentono di controllarli a distanza, utilizzando programmi come Team Viewer, minimizzando quindi il numero di operatori presenti in fabbrica.

Robotica. I robot permettono di svolgere moltissime azioni in modo automatico o controllato a distanza dagli operatori nel campo della produzione e della logistica, ma anche operazioni di pulizia, sanificazione, movimentazione e vigilanza.

IoT. L’elevato grado di connettività presente in molte fabbriche e impianti semplifica il funzionamento cooperativo, il controllo a distanza degli ambienti produttivi e la gestione degli allarmi.

Stampa 3D. È possibile realizzare velocemente parti di ricambio per sistemi medicali come pubblicato dal Corriere della Sera nell’articolo “Coronavirus, mancano le valvole per i respiratori: ingegnere ne dona 100 prodotte con la stampa 3D”  e da StartupItalia nell'articolo "Coronavirus, le valvole salvavita stampate in 3D (in 6 ore)". Ed è possibile modificare prodotti esistenti per utilizzarli nella lotta al virus come pubblicato da RaiNews nell'articolo "Coronavirus. Maschere da snorkeling diventano ventilatori ospedalieri grazie alla stampa 3D", o creare nuovi prodotti in tempi ridottissimi come pubblicato da 3D printing "Coronavirus: Wasp stampa in 3D mascherine e caschi da lavoro", integrando la creatività e l’abilità artigianale italiana con la flessibilità della produzione additiva. Anche la Commissione Europea ha chiesto aiuto agli operatori della stampa 3D come pubblicato da "Polimerica".

Realtà Aumentata – I sistemi di AR, come Vuforia Chalk di PTC, consentono di utilizzare in tempo reale le competenze di esperti che possono trovarsi ovunque, anche in quarantena, per supportare il personale presente in sede.
Le tecnologie Industria 4.0 per combattere l’epidemia hanno svolto un ruolo chiave nella lotta all’epidemia in Cina, e lo dovranno svolgere ancora di più nel prossimo futuro.

Negli ospedali di Wuhan, per evitare contagi tra pazienti e personale sanitario, sono utilizzati bracci robotici dotati di ruote e di telecamere, in grado di effettuare le attività generalmente svolte dai medici: eseguire esami a ultrasuoni, prelevare tamponi orali e “auscultare” i pazienti come fa un medico con lo stetoscopio. Il personale medico non è costretto a trovarsi accanto al paziente, diminuendo il pericolo di contagio.

I robot sono usati anche per comunicare con persone in isolamento, acquisire informazioni, misurare la temperatura, consegnare medicinali, lavare i pavimenti e disinfettare i locali emettendo luce ultravioletta che uccide virus e batteri, compreso il Coronavirus.

Sono utilizzati anche veicoli a guida autonoma per recapitare materiali sanitari, evoluti droni per controllare e disinfettare le aree pubbliche con spray disinfettanti, nonché big data analytics per monitorare e prevedere la diffusione dell’epidemia.

In Corea hanno tracciato tramite le SIM degli smartphone le posizioni degli infetti, e utilizzato potenti programmi di analisi dotati di intelligenza artificiale per ricostruire i luoghi in cui sono stati e gli altri utenti di smartphone con cui sono stati in contatto, e anche in Italia sta iniziando la sperimentazione di una APP con funzioni simili.

Potenti sistemi di sorveglianza dotati di telecamere, sensori termici e software per il riconoscimento facciale sono in grado di individuare assembramenti e persone che non indossano le mascherine, che hanno temperature febbrili, e risalire alla loro identità. Il grande fratello era solo un principiante!

Molti ospedali cinesi utilizzano software basati su Intelligenza Artificiale per individuare i sintomi delle infezioni causate da COVID-19 analizzando immagini e video dei pazienti, mentre alcune società farmaceutiche utilizzano piattaforme di ricerca di medicinali dotate di intelligenza artificiale.

Molto utili i telefoni per localizzare il movimento delle persone come pubblicato nell'articolo il Giornale.it "Ora mappare con i Gps spostamenti dei positivi. Sotto controllo i cellulari"

Supercomputer contro l’epidemia. Una delle grandi sfide della comunità scientifica internazionale è l’Urgent Computing: utilizzare i più potenti supercalcolatori per supportare la ricerca quando, in condizioni di emergenza, è necessario modellizzare e analizzare sistemi con enormi quantità di variabili in tempi strettissimi, come la corsa contro il tempo per contenere la diffusione del Coronavirus.

IBM ha messo a disposizione Summit, uno dei più potenti supercomputer del mondo con una potenza di calcolo pari a 200 petaflop, grazie al quale i ricercatori sono stati in grado di simulare nel giro di pochi giorni 8.000 composti che potrebbero influire sul processo di infezione e ne hanno identificati un centinaio che potrebbero compromettere la capacità del COVID di attaccare e infettare le cellule ospiti. 

Anche la ricerca italiana ha già messo in campo le proprie eccellenze, grazie al lavoro dei ricercatori dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, e sta intervenendo anche nel campo computazionale utilizzando supercalcolatori come Marconi, il supercomputer per la ricerca scientifica più potente in Italia (oltre 10 petaflop) in dotazione al Cineca, che già dall'inizio di febbraio sta lavorando sui dati del sequenziamento del Coronavirus per simulare il comportamento delle proteine che consentono al virus di replicarsi, per testare virtualmente le molecole farmaceutiche più efficaci a inibire il virus, per poi passare alla fase di validazione in laboratorio accelerando la produzione di farmaci efficaci. Ogni proteina richiede una settimana di simulazione continua su 16 nodi del supercomputer Cineca, mentre con un computer normale ci vorrebbero almeno 4 mesi per ogni proteina. I risultati delle simulazioni saranno poi analizzati tramite la piattaforma Exscalate, sviluppata da una collaborazione tra Cineca, Dompè e Politecnico di Milano nel contesto del progetto Antarex, finanziato dalla commissione europea per lo studio di un sistema di supercalcolo a supporto della ricerca farmacologica. Exscalate ha una “biblioteca chimica” di 500 miliardi di molecole a cui i ricercatori possono attingere per simulare il comportamento del virus in contatto con le molecole farmaceutiche, ed è in grado di valutare più di tre milioni di molecole al secondo.

Attualmente, ci sono nel mondo una cinquantina di centri impegnati nella ricerca di farmaci e di vaccini, utilizzando le più moderne tecnologie di simulazione e di sperimentazione. L’augurio è che ci aiutino a vincere questa guerra.

Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.

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