Le Aziende Familiari contribuiranno a salvare l’Italia?

Le Aziende Familiari (Family Business come le chiamano gli inglesi, peraltro con un certo orgoglio, soprattutto per quelle più antiche) sono in numero elevatissimo all’interno delle PMI italiane e sono tante anche a livello mondiale, esse costituiscono in generale una vera risorsa per il Paese: nel mondo rappresentano circa il 60% del totale delle aziende, mentre in Italia arrivano ad oltre il 90%.

Alberto Costa 

Socio ALDAI Federmanager e componente del Gruppo Progetto Innovazione
Molte PMI italiane non sono così piccole, hanno una specializzazione, un know-how e dei prodotti importanti: le società con un fatturato superiore a 50 milioni di euro generano circa il 40% del giro di affari e danno impiego a oltre il 45% degli occupati italiani, contribuendo quindi in modo rilevante al PIL e all’occupazione. (cfr. [2])

In alcuni casi sono entità di riferimento anche all’estero, infatti molte PMI sono società esportatrici di successo e ciò determina un rilevante saldo commerciale manifatturiero non alimentare positivo; per alcuni prodotti l’Italia detiene il primo posto mondiale per saldo commerciale (indice Fortis - Corradini) (cfr. [1]).

Dalle statistiche pubblicate nel 2019 dalla Fondazione Edison (cfr. [1]), prima quindi della diffusione della pandemia da Coronavirus, 33.840 piccole imprese (da 10 a 49 occupati) esportavano per 55,7 miliardi di dollari e 7.546 medie imprese (da 50 a 249 addetti) esportavano per 114,5 miliardi di dollari. Particolarmente importanti sono i settori dell’industria farmaceutica, dei metalli e dei macchinari meccanici.

Ma quante aziende familiari si salveranno nel biennio 2020-21, post COVID 19? 

Chiaramente è necessario intervenire.
I soci familiari, in genere direttamente impegnati in azienda, presentano spesso qualità importantissime per il sostegno dell’industria e del commercio: l’impulso dell’imprenditore, il forte attaccamento a valori etici e l’energia espressa rendono le società vitali. Chi appartiene al mondo imprenditoriale sa che deve puntare sulle proprie forze, che costituiscono un amalgama di totale dedizione, orientamento al lungo termine, capacità di attuare strategie non convenzionali, innovazione continua e una forte capacità di adattamento alla situazione al contorno. Il lettore penserà: “ma non tutti saranno così”; io credo che anche qui valga la famosa regola di Pareto dell’80-20, più dell’80% delle organizzazioni familiari sono fatte così.

Spesso i soci familiari sono direttamente impegnati con i loro beni a garanzia dell’andamento aziendale, andamento soggetto sovente ad alti e bassi e non di rado sacrificano il patrimonio familiare per sostenere la società, con evidenti problemi personali e difficoltà per sé e per i propri cari.

Rimane l’annoso problema di aprire le aziende familiari, che come abbiamo visto non sempre sono piccole e finanziariamente deboli, all’apporto essenziale di esperienze esterne, fondamentalmente di esperti dirigenti, che le sostengano nell’espansione, nell’internazionalizzazione, nell’innovazione e via discorrendo e che possano aiutare anche nel passaggio generazionale (cfr. [3])

Interessante si rivela poi l’apertura verso il mondo delle Università più avanzate, con le loro ricerche innovative, le loro statistiche e i loro modelli. Ricordiamo comunque che esistono società in Italia che hanno raggiunto la quindicesima generazione alla direzione.
Ovviamente "l’intrusione" dei dirigenti è foriera di possibili attriti, su cui si è sparso un fiume di inchiostro, ma è indispensabile. La ripartenza post COVID 19 può essere l’occasione per un grande balzo in avanti dell’impresa familiare italiana e in generale delle PMI.

La ripresa economica, se ci sarà, si verificherà soprattutto grazie alla capacità delle imprese di ristrutturarsi autonomamente riprendendo forza e slancio. Se ci sono valide prospettive, gli imprenditori non mancheranno di attingere ad ogni mezzo a loro disposizione per coglierle. Immaginare una ripresa senza le imprese familiari sarebbe impossibile, in quanto costituiscono la principale risorsa che può traghettarci fuori dalla crisi.

Assolutamente auspicabile è una collaborazione partecipativa tra Stato, Istituzioni e Imprese. Il Governo dovrebbe promuovere una strategia industriale per il Paese e favorire la ripresa delle imprese, soprattutto di quelle più piccole, che sono ben distribuite sul territorio nazionale

Il sistema bancario, come spesso fece in passato, dovrebbe favorire e sostenere lo sviluppo aziendale, impegnandosi a conoscere a fondo l’azienda stessa e i suoi soci e non solo attraverso i bilanci e le cifre sulla carta.
In questo momento le società familiari devono cercare di adattarsi, devono liberare le risorse meno produttive e reimpiegarle in attività a maggiore potenziale, devono riposizionarsi su una dimensione ottimale per sopravvivere. È necessario ridurre la complessità per operare in modo efficiente.

Bisogna reimpiegare gli asset in nuove opportunità: alcune importanti risorse strategiche possono risultare sottoutilizzate per esempio la capacità produttiva, la supply chain e la struttura commerciale. 

L’utilizzo di capacità disponibile può e deve essere indirizzato verso nuovi prodotti e mercati. Spesso il capitale umano rappresenta l’asset più prezioso.

È fondamentale reinventare o espandere il proprio modello di business, introducendo anche in modo serio e strutturato la digitalizzazione e risolvendo i problemi connessi. La digitalizzazione (industria 4.0) opportunamente organizzata e assimilata renderà l’azienda più snella, efficiente, sostenibile, agile e allineata ai futuri sviluppi tecnologici.

Possiamo dire che le imprese familiari salveranno il nostro paese se ne sarà offerta loro la possibilità.

Referenze:
[1] Fondazione Edison – Fascicoli speciali – “L’economia italiana in cifre” Edizione 2019 – a cura di Marco Fortis.
[2] Gianpaolo Fascina - Cahier GEA 10-06-2020.
[3] Gianpaolo Fascina - “Family Business 4.0 - Problemi e opportunità per le imprese familiari” – Mind Edizioni 2019.

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