CIDA: i manager devono saper riconoscere e valorizzare il merito

Un’indagine a tutto tondo sul merito, per capire quanto è diffuso nel mondo del lavoro, se e quanto viene rispettato e valorizzato nelle aziende e nella pubblica amministrazione e, di conseguenza, quanto si traduce in reali avanzamenti di carriera e in miglioramenti retributivi. È l’obiettivo che si pone un’indagine – la prima in assoluto che prende come riferimento la componente variabile della retribuzione – voluta da CIDA e le sue Federazioni, con il Forum della Meritocrazia, in collaborazione con Assolombarda che ospiterà l'evento .
A cura della segreteria CIDA 

In dettaglio, l’indagine riguarderà la dirigenza privata e pubblica per individuare le modalità di applicazione e riconoscimento delle componenti variabili delle retribuzioni (MBO) anche con confronti internazionali.  Un apposito questionario, realizzato da AstraRicerche, sarà inviato entro marzo (si può rispondere fino alla fine di aprile) a tutti i manager delle Federazioni aderenti a CIDA, per poter analizzare come si percepisce e si vive la meritocrazia nei luoghi di lavoro. 
Più in generale, la ricerca intende analizzare il tema del merito nel lavoro e del suo riconoscimento come valore e come strumento di promozione di sé stessi. Se l’Italia, secondo le statistiche, risulta in fondo alla classifica europea della meritocrazia, ne deriva una carenza di pratiche meritocratiche nelle imprese e nelle organizzazioni pubbliche tale da rischiare di comprometterne la competitività e lo sviluppo. Da qui discende il noto, e negativo, fenomeno della ‘fuga di cervelli’, costringendo giovani di talento ad emigrare in mancanza di contesti meritocratici e prospettive di lavoro interessanti. Molti studi confermano poi che per avere un'efficiente ed efficace gestione manageriale, i dirigenti vanno scelti, valutati, promossi (o licenziati) sulla base delle loro performance, piuttosto che sulla fedeltà, sul rapporto con la proprietà. 

Secondo dati 2013 – elaborati sempre da AstraRicerche - quasi mille manager italiani decidono ogni anno di lasciare il Bel Paese e sono più di 10mila quelli che già lavorano stabilmente oltreconfine. Un fenomeno in crescita e preoccupante. Secondo i ‘sentiment’ espressi dai manager italiani che operano all’estero, spesso espatriare significa poter crescere professionalmente. Infatti, si va all’estero per cogliere possibilità di lavoro più stimolanti di quelle presenti in Italia, fare un’esperienza internazionale o perché è il passaggio obbligato per fare carriera in azienda, oppure per non aver trovato opportunità interessanti in Italia. 

Per gli intervistati, all’estero sembra esserci c’è più meritocrazia in tutti gli ambiti ed è più facile fare carriera per merito e senza avere particolari conoscenze, che valgono e si usano in relazione al merito e all’esperienza delle persone.

Certo, se è un bene che in un mondo sempre più globale gli italiani, in genere giovani, vanno all’estero, è però un male quando questo avviene perché da noi non ci sono opportunità e prospettive; insomma quando il viaggio è quasi obbligatoriamente di sola andata. Questo trend va invertito, valorizzando e premiando i talenti, le eccellenze, le professionalità, i meriti. 
“In un mondo del lavoro in profonda trasformazione, il modello organizzativo delle aziende va costantemente aggiornato e tarato sulle specifiche professionalità, valorizzandone le competenze”, ha detto Mario Mantovani, presidente di CIDA. “L’analisi che abbiamo messo in campo con il Forum per la Meritocrazia e AstraRicerche, vuole essere il sasso gettato nello stagno per tentare di capire quanto e come il merito viene riconosciuto nei luoghi di lavoro. Ovviamente non auspichiamo una dittatura della meritocrazia, ma come manager dobbiamo individuare e mettere a punto le best practices per valorizzare il merito anche in termini retributivi. E i risultati di questa indagine, opportunamente analizzati, potranno aiutarci a capire se gli attuali modelli sono validi, se la percezione del riconoscimento del merito è soddisfacente oppure se prevale un clima di sfiducia e disinteresse”.

I risultati del questionario elaborati dalla società di ricerche e saranno presentati in una tavola rotonda che si terrà a Milano presso la sede di Assolombarda l’8 giugno prossimo. Fra i partecipanti alla tavola rotonda Mario Mantovani Presidente CIDA, Francesco Seghezzi Presidente ADAPT, Pierangelo Albini Direttore Area Lavoro e Welfare di Confindustria.
 
CIDA è la Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato. Le Federazioni aderenti a CIDA sono: Federmanager (industria), Manageritalia (commercio e terziario), FP-CIDA (funzione pubblica), CIMO (sindacato dei medici), Sindirettivo (dirigenza Banca d’Italia), FENDA (agricoltura e ambiente), FNSA (sceneggiatori e autori), Federazione 3° Settore CIDA, FIDIA (assicurazioni), SAUR (Università e ricerca), Sindirettivo Consob (dirigenza Consob), Sumai-Assoprof (medici ambulatoriali).

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