Sovranità digitale europea e leadership manageriale nell’era dell’AI

Il ruolo strategico della CEC

Francesca Boccia

Coordinatore della Commissione Nazionale Intelligenza Artificiale Federmanager e componente del Comitato di Redazione Dirigenti Industria

Nel contesto attuale, in cui l’intelligenza artificiale e la gestione dei dati si configurano come leve decisive per la competitività sistemica dell’Europa, il contributo della CEC, Confederazione Europea dei Manager, emerge con crescente centralità nel dibattito pubblico e istituzionale. Attraverso il suo Gruppo di Lavoro “Digitalisation & Artificial Intelligence”, la CEC sta progressivamente assumendo il ruolo di interlocutore strategico per le istituzioni europee nella definizione di un paradigma di trasformazione digitale che sia non solo tecnologicamente avanzato, ma profondamente radicato nei valori fondanti dell’Unione: dignità, trasparenza, inclusione e responsabilità.

Nel corso degli ultimi mesi, questo Gruppo di Lavoro ha dimostrato la capacità di anticipare, comprendere e interpretare le principali sfide poste dall’adozione dell’intelligenza artificiale nei contesti manageriali. Lo testimoniano i recenti contributi condivisi nella riunione tenutasi a Bruxelles, tra cui spicca il documento The Strategic Role of Chief Data Officers in Advancing European Digital Sovereignty presentato da chi scrive.

Questo contributo rappresenta un tentativo di colmare una lacuna sistemica: sebbene l’Europa abbia guidato la regolamentazione della protezione dei dati personali con il GDPR, non ha ancora sviluppato con pari ambizione una strategia manageriale per la valorizzazione dei dati come risorsa strategica. In tal senso, l’istituzionalizzazione della figura del Chief Data Officer (CDO) si configura come una leva imprescindibile per la transizione da una logica puramente difensiva (protezione dei dati) a una visione proattiva di sovranità digitale. Il CDO non è un mero garante della compliance, ma un architetto di valore: responsabile della qualità, dell’etica e della disponibilità dei dati che alimentano l’intelligenza artificiale e la capacità predittiva delle organizzazioni europee.

In parallelo, il documento Manager 2.0 elaborato da CFE-CGC (Confédération française de l'encadrement - Confédération générale des cadres), parte attiva della CEC, introduce un’altra riflessione di rilievo: l’impatto dell’AI generativa sul profilo professionale dei manager europei. Lungi dall’essere sostituiti dalle macchine, i manager del futuro devono acquisire nuove competenze ibride, tra cui l’arte del prompting, l’alfabetizzazione algoritmica e la supervisione critica dei sistemi, al fine di restare registi autorevoli del cambiamento organizzativo.

Da ciò emerge una chiara traiettoria d’azione per la CEC e le sue organizzazioni aderenti: posizionare i manager come co-protagonisti della sovranità digitale europea, non solo come utenti finali della tecnologia, ma come progettisti consapevoli del suo impatto sociale, normativo ed economico.

In questa prospettiva, il Gruppo “Digitalisation & Artificial Intelligence” può e deve diventare un laboratorio europeo permanente di elaborazione strategica, contribuendo alla definizione di proposte concrete per le istituzioni UE, tra cui:
  • il riconoscimento formale della figura del CDO nei contratti collettivi e nei modelli organizzativi pubblici e privati;
  • la promozione di una Carta Europea del Data Stewardship per i dirigenti;
  • la creazione di forum intersettoriali di CDO a livello europeo;
  • l’inserimento sistematico dei manager nei processi di valutazione degli impatti etici e operativi delle tecnologie emergenti.
In definitiva, se la “decade digitale europea” vuole essere più di uno slogan, essa necessita di una classe dirigente in grado di interpretarne la complessità, garantirne la sostenibilità e coniugarne il potenziale con i principi dell’economia sociale di mercato. In questo, CEC non solo è pronta a contribuire: sta già tracciando la rotta.

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