Il fine oggettivo dell’impresa. Una mistificazione?

Occorre liberare l’impresa dalle mistificazioni e adottare un concetto umanistico per responsabilizzare tutti, soprattutto chi ha più potere, prendendosi in prima persona la responsabilità delle proprie azioni nei singoli casi concreti e di fronte a tutti.

Giuseppe Tarditi

Associato ALDAI-Federmanager
Con la separazione della titolarità dell’impresa (azionisti) dalla titolarità del potere effettivo, (management), si è assistito ad una divaricazione del fine dell’impresa: gli azionisti tendono a massimizzare il profitto, mentre il manager tende a massimizzare la crescita e quindi il suo potere, anche a scapito del profitto. Tale inefficienza ha aperto la strada ad una serie di acquisizioni di imprese a prezzi più alti di quelli di mercato, ma notevolmente inferiori al vero valore estraibile con una efficace ristrutturazione. 

Si sono affermate, al contempo, visioni di tipo etico dell’azienda. In particolare è emerso il concetto di Corporate Social Responsibility, riferendosi all'integrazione di preoccupazioni di natura etica all'interno della visione strategica d'impresa. 

A tale logica ha reagito in modo particolarmente lucido Milton Friedman. Per l’Autore alla fine, responsabilità sociale dell’impresa e profitto coincidono, se il profitto (di breve o di lungo periodo) è il fine ultimo dell’adozione di politiche di responsabilità sociale. Se invece si vuole dare alle imprese (ed ai managers) l’obiettivo ultimo di raggiungere fini sociali, li si investe di un ruolo politico di cui non hanno né legittimazione né capacità per espletare. 

Al di là delle dichiarazioni formali dietro una visione c’è il liberismo e dietro l’altra il collettivismo. Probabilmente l’errore è nel cercare di dare alle imprese un fine oggettivo corrispondente alla proprie visioni politiche. Le imprese non hanno un fine: i fini li hanno solo gli uomini! 

L’attribuzione di un fine oggettivo alle imprese è una mistificazione che tende a far sì che gli uomini che lavorano in esse o hanno interessi in esse  si comportino in conformità a delle ideologie politiche (logica del profitto o logica collettivista). 

Occorre liberare l’impresa da queste mistificazioni ed adottare un concetto umanistico dell’impresa. Il fine dell’impresa non è altro che la sommatoria dei fini degli uomini che hanno una posta concreta nell’azienda, ponderata per il potere decisionale che essi hanno nella stessa. 

Questo concetto responsabilizza tutti, soprattutto chi ha più potere,  nel comportarsi secondo coscienza morale e professionale, senza nascondersi dietro finzioni come il profitto o la responsabilità sociale, ma prendendosi in prima persona la responsabilità delle proprie azioni nei singoli casi concreti e di fronte a tutti.

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