Trovare i manager per i grandi progetti del Paese

I manager da più parti invocati potrebbero essere attinti con profitto dal bacino delle grandi professionalità che, uscite dal mondo del lavoro, operano ora come consulenti o temporary manager o imprenditori o mentor di startup

Gianfranco Antonioli

Socio ALDAI-Federmanager e presidente di Obiettivo50
Nel numero di luglio di Dirigenti Industria il collega Michele Carugi, nell’articolo “Senza competenze manageriali non c’è rinascita”, sostiene una tesi largamente condivisibile,  cioè che senza un cambiamento radicale delle politiche di recruiting dello Stato in tutte le sue articolazioni nazionale e locali, sarà difficile aspettarsi la realizzazione concreta, tempestiva ed efficiente dei tanti progetti che sarebbero/saranno permessi dai nuovi fondi a disposizione dell’Italia. “Eppure” è il nocciolo delle sue considerazioni “risorse in grado di gestire progetti complessi con discreto successo ci sono, e sono quei manager e quadri che hanno operato nelle imprese (…) che, nonostante il desolante panorama italiano, hanno investito, sono sopravvissute e cresciute”.

Un ragionamento non molto diverso è stato svolto, sia pure in un contesto più ampio, dall’economista Gustavo Piga (Università Tor Vergata) in una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano online del 30 luglio u.s.
L’esistenza di questo bacino manageriale è indubitabile, ma entrambi gli interventi che ho richiamato sembrano in sostanza suggerire che la Pubblica Amministrazione “sottragga” i manager di cui ha bisogno al settore privato, retribuendoli e incentivandoli adeguatamente in misura competitiva rispetto alle organizzazioni di provenienza.
In questo modo tuttavia – si potrebbe osservare – si sguarnirebbero indebitamente le imprese che in questo momento hanno tanto bisogno di managerialità e imprenditorialità: lo si farebbe, d’accordo, a beneficio di un’istanza superiore, ma provocando pur sempre un depauperamento delle risorse a disposizione delle aziende.

In realtà c’è un altro grandissimo bacino cui, secondo me, si può attingere: quello delle grandi professionalità che, uscite dal mondo del lavoro a seguito di varie vicende di ristrutturazione aziendale, operano ora come consulenti, temporary manager, imprenditori o mentor di startup. Manager che in alcuni casi (come quello dell’Associazione Obiettivo50 di cui sono Presidente e della quale fanno peraltro parte molti soci Federmanager) si sono organizzati facendo rete per scambiarsi progetti, esperienze e opportunità e mettendo le proprie competenze a disposizione delle realtà che ne hanno bisogno.

Amici, il dibattito è aperto…

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