Il lavoro è la frontiera della transizione digitale

Il lavoro digitale sta crescendo rapidamente nei paesi sviluppati e crescerà esponenzialmente con l’introduzione massiva dell’Intelligenza Artificiale (A.I.) per la gestione delle organizzazioni e dei flussi di lavoro

Nicolò Boggian 

Founder Whitelibra.com
Con la crescita delle occupazioni hi-tech, di pari passo con l'aumento della produttività, crescerà anche il ruolo strategico della tecnologia digitale e dell’A.I. nell’aumentare le capacità di chi lavora, la qualità del lavoro in termini di flessibilità e benessere e la prontezza delle organizzazioni e delle istituzioni nel rispondere a bisogni individuali e collettivi. 

La maggiore diffusione della tecnologia digitale nel lavoro e il suo continuo aggiornamento ridurranno presumibilmente il peso dei lavori routinari mentre aumenteranno quelli esperti e creativi svolti tramite piattaforme.

Con l’aumento dei lavori assegnati tramite e destinati al digitale si profila quindi un nuovo scenario competitivo, ovvero la raccolta, analisi, accesso, controllo e gestione dei dati del Lavoro. 

Uno scenario in cui i temi organizzativi, normativi, economici e geopolitici si intrecciano, modificando la struttura stessa del lavoro e le relazioni fra aziende e territori. 

I paesi e le aziende che sapranno adattarsi a questo contesto potranno collaborare, cooperare, coordinarsi e competere in modo nuovo, abbattendo barriere e steccati, e facendo crescere produttività, salari e valore aggiunto. 

In Italia la quota di lavoro intermediata dalla tecnologia digitale è ancora limitata. Tra il 2011 e il 2021 i canali informali di ricerca hanno generato il 56% dell’occupazione, (fonte Inapp) e solo il 13% della forza lavoro è in modalità smart contro il 25% della Germania e il 30% della Francia (Fonte Randstad).

I paesi come il nostro sono infatti in ritardo nello sviluppo e adozione di tecnologie digitali ed A.I. proprietarie, anche per una serie di problemi di carattere normativo e di struttura del mercato del lavoro (Siamo il paese con la maggiore incidenza di lavoratori autonomi (22% Fonte Ocse) e micro PMI), e rischiano di vedere un ulteriore emorragia di talenti, di lavoro di qualità e un prolungato ritardo nella transizione digitale (https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/desi-litalia-scala-due-posizioni-grazie-a-fibra-e-5g-ma-e-ancora-allarme-competenze/ - Fonte Desi). 

La diffusione del digitale, dell’A.I. e l’utilizzo dei dati, scenari che spesso vengono problematizzati, possono invece risolvere alcuni dei problemi tradizionali (parità di genere, lavoro povero, produttività, informalità) ed emergenti (sovraccarico, focalizzazione, great resignation, skills mismatch) del Lavoro, posizionando l’Italia come un hub di talenti, creatività e competenze.

Per posizionarsi in modo vincente in questo nuovo scenario serve però abbandonare resistenze e pessimismi per impostare rapidamente alcune azioni di sistema combinando tecnologia, innovazione normativa e pratiche organizzative al fine di:
  1. Portare, tramite obiettivi e informazioni codificate, sempre più il lavoro alle persone, invece di portare le persone al lavoro, ovunque e con chiunque queste scelgano di lavorare, bypassando intermediazioni rigide, informali e opache, in modo da aumentare inclusione (es: di donne, giovani, senior, sud Italia, PMI, P.IVA) e accesso al talento.
  2. Favorire un’organizzazione del lavoro basata sulle competenze delle persone e non su organigrammi, albi, bandi, certificazioni che spesso intrappolano il lavoro più che qualificarlo.
  3. Introdurre un sistema di gestione e retribuzione per obiettivi, tramite metriche condivise, più adatto alle forme emergenti di lavoro digitale, esperto, autonomo e creativo che affianchi, e nel tempo superi come importanza, la retribuzione per ore lavorate, più adatta a forme di lavoro routinarie e meccaniche.
  4. Immaginare e implementare con accordi bilaterali un contratto per il lavoro digitale a tempo indeterminato, uguale per tutti, e utilizzabile oltre i confini nazionali, con un salario di base dignitoso e forti tutele indipendenti da azienda, ruolo, residenza e anzianità, che consenta autonomia, flessibilità e semplicità gestionale a persone ed aziende. 
  5. Garantire facile accesso alla formazione online pratica, teorica e finalizzata per lavoratrici e lavoratori durante tutta la vita lavorativa indipendentemente da azienda, ruolo, possibilità economiche e provenienza.

Come fare affinché questi cambiamenti avvengano in tempi rapidi e in modo sostenibile? Come vincere le resistenze?
  1. Vanno mobilitati soggetti la cui azione non è orientata solo ai bisogni immediati del mercato, ma che guardano con interesse ad ambiti di sistema come il Lavoro e alle grandi transizioni ad impatto sociale.
  2. Serve mescolare con costanza le attività operative e quelle sperimentali. Cambiare il modo in cui si lavora, senza stare in laboratorio ma di fronte a clienti e problemi quotidiani, è molto complesso e delicato. È però indispensabile per avere una direzione chiara di sviluppo senza perdere contatto con la realtà. Su questo punto una sandbox per il lavoro digitale sarebbe molto utile.
  3. Serve formare chi si occupa di azienda, policy making e di tecnologia su flussi demografici, cambiamenti sociali, politiche di genere, modelli organizzativi, trend globali, in modo che comprendano pienamente i cambiamenti a livello sistemico e sappiano anticiparli con azioni adeguate mettendo il Lavoro al centro. Senza uno sforzo educativo le transizioni rischiano di fermarsi.
  4. Va semplificata la transizione digitale per aziende e persone con iniziative di sistema, frutto di un chiaro quadro concettuale, tramite la riduzione di procedure burocratiche bizantine e l’alleanza fra istituzioni, parti sociali, attori pubblici e privati, per la definizione di regole di sistema e il finanziamento di una tecnologia accessibile, semplice e intuitiva che contribuisca a regolare in modo opportuno il mercato del lavoro.

La tecnologia e il progresso ci offrono la possibilità di un lavoro più produttivo, stimolante e giusto. Un lavoro in cui le persone siano più in controllo del lavoro e meno sottoposte al suo controllo.  Un lavoro in cui anche le aziende e le istituzioni italiane possano lavorare assieme e sviluppare modelli organizzativi che consentano di creare servizi sempre più personalizzati e unici per i propri clienti e utenti, superando nodi e monopoli che estraggono risorse invece che generarne di nuove.

È tempo di raccogliere le molte esperienze e semi di cambiamento del lavoro, nati spontaneamente in questi anni, e collegarli in modo armonico e lungimirante per costruire una società, un'economia e un ambiente migliori e sostenibili.

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