Il vettore elettico: invisibile, indispensabile

L’essenziale è invisibile agli occhi. Non lo pensa solo la volpe addomesticata dal Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, ma è un’esperienza alla quale, molto meno poeticamente, siamo esposti tutti e tutti i giorni.

Vincenzo Morelli

Già Direttore DCO Enel

Baldassarre Zaffiro 

Già Project Manager DCO Enel

Quanto sia indispensabile disporre di un sistema di produzione e distribuzione di energia elettrica sempre in perfetta efficienza ad esempio, diventa evidente solo quando qualcosa lo inceppa. A ricordarcelo, due “memorabili” black-out elettrici che, per cause diverse, hanno messo a dura prova l’uno l’area metropolitana di New York City, l’altro l’intero nostro Paese.
Quarant'anni fa, nel lontano luglio 1977, tutto lo Stato di New York rimase senza elettricità per venticinque ore: gente intrappolata nelle metropolitane, negli ascensori, nei treni, nelle stazioni. Cosa era successo? Le centrali di produzione, trasformazione, trasporto e distribuzione di energia elettrica andarono fuori servizio. Per tornare alla normalità, fu necessario riavviare i vetusti ma ancora fungibili sistemi elettrici di una portaerei della seconda guerra mondiale, che allora faceva bella mostra di sé attraccata in veste di museo bellico ad un molo del porto di New York. 
Ancora più vasto (e grave) l’episodio italiano del settembre 2003. A causa della variazione di frequenza nei collegamenti transfrontalieri con la Svizzera, tutte le centrali della rete nazionale andarono, in cascata, fuori servizio. Accadde alle 3:30 di notte proprio mentre Roma celebrava la sua prima “Notte Bianca” che, per uno scherzo del destino, fu probabilmente la più nera di sempre (o, almeno, dalla scoperta dell’elettricità). La notizia fece il giro del mondo; a noi dissero che “un albero” era caduto sulla rete svizzera causando l’interruzione dell’alimentazione all'intera penisola. Rimase “accesa” solo la Sardegna.
Questi due eventi, e tanti altri di minore impatto, anche mediatico, dimostrano la portata devastante di un black-out elettrico: ovvero l’entità – tanto enorme da risultare invalutabile – dei danni di carattere tecnico, economico, sociale e politico provocati dalla (ancorché momentanea) indisponibilità di energia elettrica.
Tanto premesso, dalla lettura del DEF (legge 27/12/2017 n. 205, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018/2020”) emerge come l’aspetto dell’approvvigionamento energetico appaia prevalentemente concentrato sull'uso del gas metano. Sul punto è bene ricordare che, premesso che il gas presenta indubbi vantaggi per la duttilità di impiego sia da parte dell’industria che fino agli usi domestici, tutta la componentistica che, a prescindere dalla scelta di un combustibile solido, liquido o gassoso, costituisce l’ossatura delle reti di distribuzione (oleodotti, metanodotti, nastri trasportatori etc.) può funzionare solo se viene alimentata dal sistema elettrico in perfetto stato di salute. Da queste brevi osservazioni, discende un modesto consiglio per la classe dirigente in generale, e in particolare per quella politica: non pensi solo a prendersi cura della propria categoria professionale di appartenenza (o, ancora peggio, solo a sé stessa) ma affronti, e – possibilmente – risolva i problemi legati alla disponibilità, sicurezza e corretto funzionamento dei sistemi essenziali per il Paese. Primo fra tutti quello elettrico che – come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte in vari contributi, anche per questa Testata – è basilare per lo sviluppo di una società che vuole stare al passo con i tempi.
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