Cartolina dal Belpaese

Serve un progetto strategico finalizzato a conferire una veste industriale al settore turistico in modo da essere capaci di assumere una posizione di leadership e non una posizione di rendita. Se non vogliamo semplicemente fotografare il nostro passato e metterlo in cartolina, dobbiamo fondare un’economia del turismo più forte, sostenibile e resiliente, capace di scelte di investimento, capace di approccio manageriale, capace di trasformarsi.

Stefano Cuzzilla 

Presidente Federmanager
Lo chiamiamo Belpaese perché vanta una ricchezza senza eguali nel mondo, ma l’immenso tesoro artistico, paesaggistico e monumentale italiano non può esaurirsi in un’immagine da cartolina.

Il turismo rappresenta uno dei comparti più dinamici della nostra economia: nel complesso, parliamo di un settore che traina il 13% del nostro Pil e occupa il 15% della forza lavoro.

Direttamente colpito dalle conseguenze legate al Covid-19, sta soffrendo non solo la nuova crisi ma anche le ataviche inefficienze. Gli antichi mali, figli di una mentalità che per decenni non ha saputo trasformare il turismo in una vera industria, sono in prevalenza individuabili in aziende piccole, infrastrutture carenti, poca innovazione.

Il settore è anche molto frammentato e diversificato. I servizi turistici sono spesso interdipendenti e una crisi in un sottosettore, come il trasporto aereo, può avere effetti disastrosi sull’intera catena del valore.

Secondo le stime elaborate da Iata, il 2020 potrebbe registrare una contrazione del 48% in termini di passeggeri e del 55% in termini di ricavi. Consideriamo che nel nostro Paese il trasporto aereo rappresenta ben l’1,8% della produzione e occupazione nazionale.
Ma non c’è solo la questione dei trasporti e dei collegamenti. Le potenzialità di crescita sono notevoli e devono essere considerate alla luce di un nuovo driver, che si chiama sostenibilità. Sarà sempre più fondamentale garantire il rispetto degli ecosistemi perché le policy adottate, a partire dalla mobilità, dai servizi turistici, dall’offerta alberghiera, sono ormai elementi decisivi per orientare i consumi. I viaggiatori sono più consapevoli e un approccio attento all’ambiente risulta premiante in termini di mercato ma anche di preservazione del patrimonio di bellezze di cui siamo ricchi.
Ecco perché credo vada realizzato un progetto strategico sul turismo, finalizzato a dare una veste “industriale” al settore, con più imprese strutturate e competitive, capaci di assumere una posizione di leadership e non una posizione di rendita.

Anche in questo caso, il progetto non si potrà realizzare se non attraverso l’inserimento di qualificate risorse manageriali in grado di dare impulso ai necessari processi di innovazione organizzativa e di sostenibilità di lungo termine.

Se vogliamo un turismo di qualità, e non soluzioni low cost. Se vogliamo destinazioni tecnologicamente connesse con il resto del mondo, e non comportarci come eremiti.  Se vogliamo collegamenti logistici sicuri e in grado di attrarre i flussi turistici, invece che relegarci negli spostamenti di prossimità. Se vogliamo valorizzare il vivere bene, il mangiare bene e le grandi e piccole opere d’arte, oppure, appunto, farci soltanto ammirare. Se vogliamo adottare una transizione verso basse emissioni di carbonio, o piuttosto inquinare i nostri territori.
Se non vogliamo semplicemente fotografare il nostro passato e metterlo in cartolina, dobbiamo fondare un’economia del turismo più forte, sostenibile e resiliente, capace di scelte di investimento, capace di approccio manageriale, capace di trasformarsi.
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