La via italiana alla decarbonizzazione

Il 30 gennaio Federmanager, in collaborazione con AIEE, ha organizzato un’iniziativa pubblica all’Auditorium Fintecna di Roma in cui ha presentato il 2° rapporto su “Una strategia energetica per l’Italia”; un evento per rispondere alle domande sulle prospettive energetiche del Paese. Come finanziare la transizione energetica? Quali impatti sul nostro sistema produttivo? Quale ruolo dei manager?

Mario Cardoni 

Direttore Generale Federmanager
Per i Paesi europei la decarbonizzazione rappresenta l’occasione per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la posizione di dipendenza dagli approvvigionamenti esteri di energia avendo a cuore la qualità della vita.
In Italia non abbiamo saputo cogliere alcune opportunità dello sfruttamento di risorse rinnovabili. Altri Paesi lo hanno fatto meglio e più velocemente di noi. Tale ritardo ha conseguentemente aumentato l’importazione da altri Paesi europei.
Di cosa avremo bisogno per colmare il gap creatosi negli scorsi anni? Innanzitutto di una forte strategia industriale, sviluppando tecnologia e rafforzando la ricerca. In secondo luogo, di superare ogni ritrosia che avverte come problema il coinvolgimento del settore privato nella decarbonizzazione. In un libero mercato, gli investimenti arrivano lì dove vi è la convenienza a farli. Ecco perché riteniamo che Il gasdotto "Tap" sia un’opera strategica, non solo perché ha una capacità di trasporto di 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas, espandibili a 20, ma soprattutto perché fa parte di un grande progetto multilaterale che consentirebbe di abbassare il prezzo di questa fonte energetica ancora troppo costosa.
Il completamento dell’opera figura nel Piano Energia Clima che il governo ha inviato a inizio mese a Bruxelles. Dopo le tante dissertazioni sull’opportunità del Tap, dopo le proteste, i sequestri e i dissequestri, le indagini della magistratura, è stato infatti riconosciuto che questa infrastruttura è essenziale per raggiungere l’obiettivo della diversificazione delle importazioni di energia.
Dove trovare i soldi per finanziare la transizione energetica è la questione principale. Per il completamento del processo di decarbonizzazione, solo nel decennio 2021-2030 dovrebbero essere impiegati circa 177 miliardi di euro di investimenti in più l’anno nell’Unione Europea. È quindi evidente che pubblico e privato debbano camminare insieme, abbattendo ostacoli burocratici, ad esempio, e liberando stanziamenti in infrastrutture e reti.
Dovremo considerare le ricadute sul nostro sistema produttivo come una opportunità di sviluppo che una visione adeguata e lungimirante nell’utilizzo di questa importante massa di risorse potrebbe generare. Un volano finanziario per gemmare nuove realtà industriali, per innovare quelle esistenti, per creare occupazione di qualità per nuove figure manageriali e professionali.
Serve un patto tra le Istituzioni, le Università e i centri di ricerca, gli attori economici per un grande progetto industriale nazionale per la crescita del Paese, dove i manager siano protagonisti.
Una strategia condivisa sull’energia e l’industria è il primo passo per ottenere il massimo risultato in termini di benessere economico dalla decarbonizzazione.

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