Puntare all'export e alla cultura della managerialità

Luci e ombre a seconda di settori e zone d'Italia

Di Daniele Damele
Presidente Federmanager FVG, Presidente FASI, Segretario CIDA FVG

C’è chi dice che l’export nel 2024 del Nordest italiano va bene e chi sostiene il suo contrario. Certo moltissimo dipende dai dati e dai periodi dell’anno che si prendono in esame. 
Il primo trimestre di quest’anno, secondo il Monitor dell’export dei distretti di Intesa Sanpaolo, presenta luci e ombre nella meccanica e nel legno per citare due settori.

Il confronto premierebbe, comunque, il Nord Est: il Monitor Intesa indica, infatti, un incremento complessivo dell’1,7% per i distretti delle quattro regioni nordorientali (Triveneto più Emilia Romagna), a fronte di un calo Istat del 2,4%. In realtà dal rapporto emerge un quadro molto differenziato da regione a regione: se i distretti dell’Emilia Romagna e del Trentino Aldo Adige hanno chiuso i primi tre mesi dell’anno con un saldo positivo sul 2023, rispettivamente +5,2 e +6,8%, registrano una lieve flessione quelli del Veneto (-0,3%) e una pesante battuta d’arresto quelli del Friuli Venezia Giulia (-9%), che paga il momento no del mobile.

Non va bene, infatti, il made in Italy del legno-arredo, un settore che paga anche la forte crescita post Covid e ora inevitabilmente frena anche a livello di distretti: il segno meno è una costante sia a cavallo del Livenza, da Treviso (-5,7%) a Pordenone (-8,8%) e soprattutto a Manzano, nell’Udinese, dove la sedia segna un pesante -16,1%.
La meccanica, che a livello nazionale ha contenuto le perdite al -3,7%, a Nord Est mostra un andamento a luci e ombre, anche se i segni meno prevalgono: i più pesanti per la termomeccanica scaligera (-12%) e la meccanica strumentale di Vicenza (-8,6%), mentre continua a crescere l’export delle macchine agricole di Padova e Vicenza (+6,4%).

Daniele Damele

Daniele Damele Presidente Federmanager FVG Segretario CIDA FVG

Che si debba puntare decisamente all’export per questa nostra area è decisamente insostituibile come del tutto indispensabile favorire la cultura della managerialità. 

I dirigenti delle imprese private industriali sono gli unici che possono garantire sviluppo e crescita. Da una parte gli imprenditori devono permettere che ciò avvenga e dall’altra i manager devono abbracciare come ineludibile il concetto di formazione costante, continua e coerente.

In quest’ottica oltre a favorire il passaggio generazionale nelle imprese, piccole, medie e grandi, c’è un altro testimone che deve essere trasmesso ed è quello dei dirigenti anziani in quiescenza o in procinto di andarci con i neo manager magari con esperienze di quadro. Questo testimone è del tutto necessario. 

Organizzazioni, come CIDA e Federmanager, puntano decisamente a tutto ciò ed è queste che si deve guardare con attenzione aderendo senza indugi a quanto da esse proposto.

Nelle prossime settimane all’interno di Federmanager si celebrerà un congresso epocale che non esito a definire storico. Il presidente uscente, Stefano Cuzzilla, passerà la mano. 

Non possiamo esimerci dal sostenere che l’eredità è del tutto pesante, un vero macigno. Federmanager ha subito una reale metamorfosi affermandosi come sindacato e come associazione che fornisce supporti e sostegni di vario tipo ai propri iscritti. “Siamo la spina dorsale del Paese”: ha detto Cuzzilla nel corso di un’assemblea. 

È vero! Per rimanere tali chi gli subentrerà dovrà avere l’umiltà e la capacità di puntare a un lavoro di squadra facendo emergere e valorizzando ogni eccellenza (ne abbiamo parecchie, moltissime al nostro interno) secondo la miglior logica della cultura manageriale utile alle imprese, ai loro giusti profitti, ma anche alle associazioni, anche a Federmanager, al “nostro” sindacato.

L’augurio è che le imprese private industriali possano avere un futuro radioso e operoso e che Federmanager possa essere sempre un attore che sappia rimanere la “famiglia” di tutti favorendo crescita, armonia, benessere e sviluppo.

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