Trekking a Corfù. Perchè no?

Autunno 2022

In cima al Monte Prasuodi

di Fernando Ferrari

Associato Federmanager Venezia

Autunno 2022. Dove vogliamo andare quest’anno per fare qualche camminata? Con mia moglie Ida l’interrogativo si presenta puntualmente dopo ogni estate e la risposta, considerata l’abbondante offerta in materia, non presenta problemi. 
Stavolta mi viene in mente qualcosa di diverso, tanto per cambiare. 

La nostra barca, terminata l’annuale crociera nei mari della Grecia, riposa nel nuovo piccolo marina di Benitses, isola di Corfù.
Perché non utilizzarla come “campo base” per qualche passeggiata lungo i verdi pendii di cui è ricca l’isola? 
Fernando Ferrari
Federmanager Venezia

Fernando Ferrari Federmanager Venezia

L’amico Fernando Ferrari fa ancora centro, proponendoci una visita dell’isola di Corfù fuori dai canoni tradizionali (spiaggia, albergo 4 stelle una più una meno, vacanza con ombrellone e sdraio), presentandoci invece una Corfù alternativa e “montanara”, anche se con campo base in acqua.
Chi tra Voi ardimentosi lettori se la sente di “correre il rischio” può mettere nero su bianco un viaggio, o parte di esso (anche una sola località o una situazione ritenuta particolarmente interessante), ed inviare il risultato a gianni.soleni@tin.it oppure dirigentinordest@gmail.com assieme a qualche immagine di contorno. Diventerà famoso grazie alla pubblicazione in questa rubrica ormai quasi “centenaria” (avviata nel lontano 2008, oggi siamo a quota 95).


Il campo base

Il campo base

L’idea è semplice: di giorno inoltrarci nei boschi retrostanti la località, salire fin sulla cima delle alture, al pomeriggio ridiscendere fino al marina, concludere la passeggiata con una rilassante nuotata in mare (quest’anno l’acqua è ancora calda in ottobre), quindi cena in barca e una bella dormita in cuccetta fino al giorno seguente. 

Ci dotiamo, come al solito, di una guida escursionistica ROTER (in lingua tedesca, in italiano non si trova qualcosa di simile). 

Infiliamo ai piedi calzature da montagna, impugnamo i classici bastoncini e, adeguatamente “zainomuniti”, il primo giorno affrontiamo la salita dopo una sontuosa prima colazione. 
Il bel tempo ci assiste e notiamo con piacere che all’uscita del paese alcune tabelle segnaletiche indicano i sentieri da prendere. 

Seguiamo quello che dovrebbe portarci al valico di Stavros, sottostante la cima che abbiamo scelto come meta della prima giornata.
Il monte Profi Ilias

Il monte Profi Ilias

Dopo un pò una curiosa segnaletica con vernice rossa ci induce ad addentrarci verso destra nella boscaglia. Il sentiero, appena accennato, è sconnesso e malagevole. 
Qualche isolato ulivo secolare accompagna il nostro andare. 
Dopo un ennesimo complicato passaggio quasi verticale raggiungiamo uno spiazzo poco più grande di un paio di stanze. Un grande ulivo troneggia nel bel mezzo. 
Impossibile proseguire, siamo circondati da rovi e pendenze insuperabili. Zero sentieri. 
A questo punto la nostra raffinata intelligenza ci fa comprendere che la “strana segnaletica” è ad uso esclusivo dei raccoglitori di olive e non di qualche sprovveduto escursionista. 

Torniamo sulla “retta via” e dopo un paio di ore di salita lungo ombrosi sentieri raggiungiamo una luminosa radura dove adagiamo le stanche membra per un picnic a base di crackers, barrette, formaggio grana e frutta. 
Traversata Est Ovest

Traversata Est Ovest

Siamo ormai a pochi passi dal valico di Stavros dotato persino di un punto di ristoro stranamente chiuso per “sosta pranzo”. 
Vai a capirli certi ristoratori greci! Rinunciamo alla vicina sommità del Profitis Ilias e per altra via torniamo al “campo base”. 

Il giorno seguente torniamo a Stavros in auto, utilizzando la strada asfaltata, e proseguiamo a piedi verso la cima da dove godiamo lo stupendo panorama della costa. 

Torniamo a Stavros lungo il “GOAT TRAIL” (sentiero delle capre) e, visto che stavolta il punto ristoro è aperto, ci gustiamo una coppa di ottimo yogurt greco con miele. 

Tornati al marina la giornata si conclude con una nuotata in mare con il sole ancora alto, cappuccino al bar, doccia, cena in barca e dormita sotto il piumone perché la notte rinfresca. 
Marina Benitses dall'alto

Marina Benitses dall'alto

Il giorno dopo decidiamo di andare alla scoperta della sorgente di acqua potabile di cui tanto si parla, forse perché nel 1800 i governanti inglesi avevano pensato di utilizzarla per rifornire di acqua potabile il capoluogo dell’isola. 

Dopo una piacevole camminata attraverso boschi di latifoglie raggiungiamo le opere idrauliche a suo tempo realizzate e ormai desolatamente abbandonate. 

Nel nostro immaginario la sorgente doveva essere qualcosa di imponente ma in realtà è poco più grande di 4 o 5 rubinetti messi insieme. Proseguiamo per un paio di ore verso l’alto finchè l’appetito non si fa sentire. 

Verifico l’ora e, toh, sono senza l’orologio da polso. Strano, che stamane io sia partito senza? 
Lungo il Goat Trail

Lungo il Goat Trail

Comunque sia, consumiamo un frugale spuntino e cominciamo la discesa. Dopo un’ora circa, mentre procedo osservando con attenzione dove mettere i piedi lungo le sconnessioni del sentiero, vedo per terra il mio SWATCH ultrapiatto. Quando si dice “nato con la camicia” (in questo caso “nato con l’orologio”!).

Dopo qualche ulteriore vagabondaggio su e giù per i rilievi di Corfù decidiamo di affrontare la giornata clou del nostro programma: la salita al Monte Pantokratoras, l’Everest dell’isola con i suoi “ben” 911 metri sul livello del mare. 
Insomma, fa sorridere chi è abituato alle altitudini almeno triple di Dolomiti e dintorni. 

La realtà della salita presenterà poi, invece, alcuni aspetti inattesi. 
Lasciamo l’auto a Spartilas, borgo di una ventina di case a 380 metri sul livello del mare. 
Salita al monte Panto Kratoras

Salita al monte Panto Kratoras

Parcheggiamo vicino alla chiesa perché da lì dovrebbe partire il sentiero che porta alla cima. 
Giriamo più volte intorno alla chiesa ma… nulla. 

Chiediamo a qualcuno del posto e apprendiamo che il paesetto ha in effetti solo una ventina di case ma ben 2 (due) chiese e il sentiero “naturalmente” parte dell’altra chiesa che “ovviamente” non si vede entrando nell’abitato. 

Concludiamo che la teutonica precisione della guida ROTER stavolta lascia perplessi. Idem per la descrizione del sentiero di salita, presentato come una tranquilla passeggiata di mezza montagna ma in realtà con caratteristiche di faticosa salita di tipo alpino, per fortuna allietata qua e là da rigogliosi cespugli di erica fiorita e panorami mozzafiato verso la sottostante costa Est di Corfù e le montagne dell’Albania. 
Verso il Monte Prasuodi

Verso il Monte Prasuodi

È ormai il primo pomeriggio quando usciamo dal limite di altitudine della boscaglia di latifoglie che abbiamo appena finito di attraversare. Il cono sommitale della montagna, pietroso, senza alberi e con la cima irta di orribili antenne per la telecomunicazione è lì davanti a noi. 
Valutiamo che ci vorrà ancora un’oretta per arrivare in cima. Intanto facciamo sosta e dai nostri “zainetti tattici” estraiamo qualcosa da mettere sotto i denti. 

La consapevolezza di un cronoprogramma della giornata elaborato un po’ frettolosamente nonché una micidiale fiacca conseguente alla digestione ci inducono ad una scelta non prevista: ciao Pantokratoras, sarà per un’altra volta. 

Per la cronaca: lungo il versante opposto una comoda strada asfaltata conduce fino in cima alla montagna!! Le nostre giornate corfiote si concludono con una tranquilla e rilassante passeggiata lungo il perimetro dell’isola di Vido, antistante la città capoluogo. 
Corfù dall'isola Vido

Corfù dall'isola Vido

I sentieri che si inoltrano in ombrose pinete e le dolci temperature dell’autunno ci regalano un piacevole arrivederci che già ci fa sognare di tornare laggiù nella prossima primavera.
La costa Est di Corfù

La costa Est di Corfù