CNR: chi è costui?

Consiglio Nazionale delle Ricerche

Alberto Pilotto Federmanager Vicenza

L’ottavo capitolo de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni si apre con la famosa domanda che ci fa ritornare giovani, sui banchi di scuola, quando la lettura di un capolavoro come quello menzionato poteva diventare, per certi versi e in alcuni tratti, noiosa ma, credo che tutti possiamo ricordare la famosa frase di Don Abbondio: “Carneade! Chi era costui?” (Carneade è stato un filisofo greco, nato nel 214 a.C., non particolarmente famoso). 
Ho usato questo riferimento (e mi scuso subito con chi, invece, conosce l’acronimo del titolo) per segnalare il totale silenzio degli organi di informazioni scritti e televisivi sul CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche, di cui ricorre il centenario della fondazione. 
Ma, come già sanno i nostri cortesi e pazienti lettori, nel nostro Paese di Santi, Poeti e Navigatori la Ricerca, nella sua accezione più ampia, non gode della stessa attenzione ed interesse (audience) di qualche cantante o calciatore o attore se non in occasione di qualche calamità naturale o evento tragico (guerre, carenza di materie prime, crisi energetiche). 
Allora, spuntano, come funghi dopo la pioggia, numerosi articoli e programmi televisivi in cui i cosiddetti “esperti” possono scrivere o parlare da scienziati. 
Non ho mai letto o sentito in questi ultimi tempi, e ce ne sarebbe stato motivo, qualcuno che menzionasse il nostro CNR. Perché? Vediamo, anzittutto, un po’ di storia: costituito il 18 novembre 1923, è il principale ente pubblico di ricerca italiano e si è classificato nel 2018 al decimo posto tra gli enti pubblici di ricerca più innovativi al mondo. 
È sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Università e della Ricerca. La struttura attuale consiste in sette Dipartimenti: Scienze biomediche, Scienze fisiche e tecnologie della materia, Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente, Scienze chimiche e tecnologie dei materiali, Ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti, Scienze bio-agroalimentari, Scienze umane e sociali, patrimonio culturale
A questi sette Dipartimenti afferiscono ottantotto Istituti, localizzati in diverse sedi. Nel Triveneto ci sono quattro sedi: Padova, Venezia, Trieste e Trento
A Padova ci sono i sette Istituti: Chimica della Materia Condensata e di Tecnologie per l’Energia, Gas ionizzati, Neuroscienze, Protezione idrogeologica, Atmosfera e Clima, Dinamica dei processi ambientali, Tecnologie della costruzione.
A Venezia, due Istituti: Scienze marine, Dinamica dei processi ambientali. A Trieste, quattro Istituti: Officina dei materiali, Scienze marine, Struttura della materia, Cristallografia. A Trento, due Istituti: Valorizzazione del legno e delle speci arboree, Ottica. 
L’attuale Presidente è Maria Chiara Carrozza, fisica, prima donna ad ottenere il prestigioso incarico, già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. 
Devo ammettere che io ho una particolare sensibilità nei confronti di questa sigla perché la conosco dalla fine degli anni sessanta quando, laureando in Chimica presso l’Istituto di Chimica Organica dell’Università di Padova, mi ritrovai in un laboratorio cove convivevono le due realtà, Università e CNR, sia tra i ricercatori che tra i tecnici. 
Esistevano, fin d’allora, forme di cooperazione con le Università e l’Industria e altre Istituzioni. Periodicamente, veniva stampato un report delle attività di tutti i dipartimenti. 
Ma, e ritorniamo alla domanda iniziale, perché, dopo tutti questi anni, questa sigla è pressochè sconosciuta al grande pubbblico? “The answer, my friend, is blowin’ in the wind” (amico mio la risposta soffia nel vento, 1963) direbbe il cantautore Bob Dylan. 
Le attuali tematiche (fonti energetiche, clima, auto elettriche, abitazioni), frutto di emergenze dovute a scelte e/o decisioni sconsiderate prese sia a livello nazionale che europeo ed internazionale, dovrebbero, a maggior ragione, vedere gli stakeholders dell’azienda Italia (governo, partiti, amministratori, sindacati, imprenditori, manager, cittadini) particolarmente attenti a questo Ente per convogliare risorse su aspetti attuali e critici. 
La pluralità di conoscenze e di competenze possono essere utilizzate per dare delle risposte più appropriate e approfondite, frutto di visioni complementari, evitando di affrontare un problema complesso e poi trovare una soluzione parziale e distorta. 
A questo proposito desidero portare un caso emblematico, da poco accaduto e che ha coinvolto mia moglie. Uscita da un negozio, situato su di una via cittadina ad alto traffico, è stata investita da una bicicletta condotta da una distinta signora. 
Dall’urto, è andata a sbattere contro la vetrina, senza danni gravi, mentre arance, mele e mandarini ruzzolavano in mezzo alla via.
La signora investitrice, dopo le dovute scuse, ha motivato questo comportamento, da noi ritenuto pericoloso e non ortodosso, con la motivazione del traffico intenso di auto e altri mezzi sulla via, della sua conseguente paura e, quindi, della necessità di procedere sul marciapiede, perché aveva fretta. 
L’incidente è finito lì, poi, mi è venuto alla mente (chissà come mai) che quella signora avrebbe potuto essere insignita della medaglia al merito europeo
1) stato dell’arte reale(traffico intenso e potenzialmente pericoloso per le biciclette), 
2) soluzione personalizzata (continuo la mia corsa sul marciapiede), 
3) investo chi esce da un negozio (l’investito avrebbe dovuto controllare che il marciapiede fosse sicuro e libero da biciclette). 
Ciascuno dei nostri pazienti lettori potrà mutuare da questo episodio le diverse situazioni e i diversi protagonisti che hanno e continuano ad avere così intensamente influenzato la nostra vita di cittadini. 
L’aspetto più significativo e pericoloso, a mio avviso, è che la suddetta signora ha sempre ritenuto di aver agito nel giusto e che, anche davanti all’evidenza pratica di un errore non ha ritenuto di rivedere la sua decisione. 
Ritornando alla domanda cruciale iniziale “perché?”: da parte mia non sono in grado di dare una risposta precisa; tuttavia, anche in questo caso, come in casi simili, mi sovviene la famosa frase dell’On. Giulio Andreotti relativamente al fare peccato, pensando male. 
Desidero concludere queste note con una frase di G.K. Chesterton (scrittore britannico 1874-1936): “Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate