Giugno 2026: aspettative di produzione stabili, ma la guerra spinge i costi di energia e trasporti

Dall’Indagine rapida di giugno, emergono aspettative di produzione complessivamente stabili. Le tensioni in Medio Oriente continuano però a pesare sui costi: tra i problemi già sperimentati dalle imprese prevalgono le materie prime energetiche, seguite da trasporti, logistica e assicurazioni; in prospettiva, se il quadro geopolitico non dovesse stabilizzarsi, i rischi maggiori riguarderebbero ancora trasporti e assicurazioni, insieme a nuovi rincari delle materie prime non energetiche e a possibili ostacoli all’export verso i paesi coinvolti nel conflitto

A cura del Centro Studi Confindustria - Indagine rapida - Giugno 2026: aspettative di produzione stabili, ma la guerra spinge i costi di energia e trasporti
  • L’indagine rapida presso le grandi imprese industriali associate a Confindustria a giugno 2026 indica attese di stabilità della produzione e un lieve miglioramento rispetto a maggio. Quasi la metà degli intervistati prevede una produzione stabile (47,3% da 43,9%). La quota di chi si attende un aumento moderato o rilevante (43,9%) resta pressoché stabile. Infine, la quota di coloro che si attendono un calo è pari all’8,8% (da 14,3% nella rilevazione precedente; Grafico 1).
  • La domanda e gli ordini si confermano anche a giugno i principali fattori a supporto della produzione; torna positivo anche il giudizio sulla disponibilità di impianti.
  • I costi di produzione restano il principale fattore di freno, con saldi ancora molto negativi; rimangono critiche anche la disponibilità di materiali e le condizioni finanziarie, mentre peggiora il giudizio sulla disponibilità di manodopera.
  • Nel questionario di giugno è stato chiesto alle imprese di indicare i principali problemi e ostacoli legati al conflitto in Medio Oriente, distinguendo tra le criticità già riscontrate e quelle che potrebbero emergere in assenza di una tregua duratura. Dalle risposte raccolte emerge che i principali problemi sperimentati sono il costo delle materie prime energetiche, segnalato come fattore più rilevante dal 28,2% delle imprese, seguito dai costi di trasporto, logistica e assicurazione (21,4%) e dall’aumento del costo delle materie prime non energetiche e degli input intermedi (15,0%).
  • In caso di mancata stabilizzazione del quadro geopolitico, la principale preoccupazione riguarda l’ulteriore incremento dei costi di trasporto e di assicurazione, indicato dal 19,7% delle imprese rispondenti. Seguono il rincaro delle materie prime non energetiche (19,4%) e il rischio di ostacoli o di una riduzione delle esportazioni verso i paesi coinvolti nel conflitto, che rappresenta il terzo fattore di rischio più citato dagli intervistati (17,9%) (Grafico 2).

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