Intelligenza Artificiale: futuro dell’industria e della società

Lo stereotipo dei robot proposti da libri e i film di fantascienza che alimentano timori e terrori, deve essere considerato per quel che è: un abile esercizio di fantasia creativa e business dello spettacolo. Chi ha responsabilità economica e sociale deve accantonare tale percezione emotiva, per dare spazio ad un'analisi pragmatica delle opportunità, anticipando le iniziative per gestire consapevolmente le implicazioni dei cambiamenti epocali che si presenteranno e che è preferibile cavalcare piuttosto che subire.

Emilio Locatelli 

Socio ALDAI - Federmanager, partecipante del Servizio Tutoring e vicecoordinatore del Gruppo Innovazione
Dai dati emersi da una ricerca Toluna, commissionata da Quantcast e Corriere Innovazione, il rapporto tra uomo, macchina e Intelligenza Artificiale (I.A.) desta ancora una certa diffidenza: quasi la metà di un campione dei lavoratori italiani (di 18-65 anni) ritiene che le macchine non debbano pensare, ma eseguire compiti ripetitivi che devono riguardare, principalmente, la sicurezza sul lavoro o la pianificazione dei turni, nei quali la gestione da parte dell’Intelligenza Artificiale sarebbe superiore a quella dell’uomo. Ad essere più sensibili al tema sono le donne, che temono, con l’avvento delle macchine, di perdere i rapporti interpersonali tra colleghi.  La metà degli addetti pensa che le nuove tecnologie saranno la leva per la nuova occupazione, ma quasi il 40% è convinto che si perderanno posti di lavoro.

Come cambierà il modo di lavorare nei prossimi cinque anni?

La maggior parte degli intervistati (68%) pensa innanzi tutto che l’Intelligenza Artificiale cambierà significativamente il loro modo di lavorare e il 50% pensa che comunque l’impatto sarà positivo; mentre solo il 7% crede che le ricadute sulla propria attività saranno negative e il 42% sostiene che i risvolti possibili saranno sia positivi che negativi.  Tra le paure legate all’Intelligenza Artificiale spiccano: la perdita di posti di lavoro (37%) e l’evoluzione verso un ambiente di lavoro “disumanizzato” (36%). Questi dati dimostrano che la portata dell’I.A. non è ancora pienamente compresa dalle persone che lavorano, nonostante siano consapevoli che si tratta di un elemento destinato ad avere conseguenze sul loro modo di operare.  Le persone non sono del tutto pronte a relazionarsi con macchine intelligenti: il 49% degli intervistati dichiara infatti che le macchine non devono pensare, ma solo eseguire compiti ripetitivi. 

Superare i preconcetti e affrontare le sfide

Le aziende, in particolare i dirigenti e responsabili HR, avranno il compito di accompagnare le risorse in un processo di evoluzione non solo tecnica, ma anche e soprattutto culturale. Occorre infatti un cambio di mentalità con l’introduzione della nuova figura di  “Digital transformation coach“.

Secondo l’indagine i primi tre processi aziendali che potrebbero migliorare, se gestiti esclusivamente da macchine intelligenti, sono: la sicurezza sul lavoro 36%, la pianificazione dei turni 29%, l’analisi di mercato e dei concorrenti 28%. Poi tutti quei lavori che possono utilizzare le potenzialità di apprendimento e miglioramento continuo. Agli ultimi posti la ricerca e selezione del personale 15% e i servizi di assistenza 13%.

Aumenta l'occupazione solo per chi innova

Secondo il World Economic Forum “la Quarta Rivoluzione industriale distruggerà 75 milioni di posti di lavoro nel mondo, ma ne creerà, potenzialmente, quasi il doppio, ben 133 milioni nei prossimi sette anni e l’Intelligenza Artificiale cambierà l'80% dei posti di lavoro entro i prossimi 5-10 anni”.

I media enfatizzano le tesi secondo le quali i Robot ruberanno il lavoro agli umani; questa è fra le “fake news” del secolo sostenuta da miopi conservatori che preferiscono resistere al cambiamento piuttosto che accettarne le sfide e le opportunità.

Il lavoro non «ci viene rubato» ma si trasforma e tutti noi dobbiamo essere pronti al cambiamento (Darwin docet). La ricetta è sempre la stessa per tutti i lavoratori e le imprese: 
"da 6 a 90 anni studiare per crescere"

Esiste effettivamente una grande opportunità per l’Industria Italiana, ma occorre edificare un ponte tra ricerca ed impresa ritrovando un linguaggio e una progettualità comuni per realizzare innovazione. È fondamentale per le imprese comprendere le reali possibilità e i limiti dell’Intelligenza Artificiale perché in questo campo non esistono tecnologie a scaffale, ma soluzioni che devono essere affrontate in modo progettuale e come sistema Paese. Serve promuovere il contributo accademico che è in Italia potenzialmente molto qualificato, migliorando il dialogo virtuoso verso l’industria, che è difficoltoso e frammentato.

Servono infrastrutture

Per uno sviluppo sempre più spinto ed efficace il sistema di comunicazione 5G non sarà sufficiente e ci sarà bisogno del 6G per l’Intelligenza Artificiale. Si tratta di un necessario salto “quantico”, considerato che le reti 5G offrono velocità di download di 600 megabit al secondo contro i 28 megabit del 4G e hanno il potenziale per essere ancora più veloci, ma non basta e il 6G supererà la barriera del Tera (1.000 mega) bit secondo. Il 6G sarà lo standard eletto per le auto autonome in ambienti trafficati per affrontare situazioni sempre diverse e complesse in cui è vitale la capacità di agire e reagire in modo veloce e sicuro, risolvendo giganteschi problemi operativi distribuiti fra diversi sistemi intelligenti, in cui sarà determinante la connettività massiccia, con enormi volumi di dati e latenza bassissima.

Regole etiche per l'Intelligenza Artificiale

Tutto ciò porta a considerare quale sarà l’impatto sui diritti fondamentali e la libertà, nonché il paradigma scuola/università.
Con macchine sempre più sofisticate ed autonome entrano prepotentemente in discussione gli aspetti etici. L’intelligenza artificiale è diventata ormai un fattore pervasivo dalla nostra vita, non solo lavorativa, ma anche sociale e pertanto serve un approccio multidisciplinare che tenga conto delle implicazioni che vanno dall’etica alla filosofia, dall’economia alla sociologia
L’Unione europea si è attivata su questo fronte e ha recentemente creato un gruppo di lavoro che ha preparato un testo con le raccomandazioni agli stati membri che dovrebbe diventare legge dell’Unione in un paio d’anni. La sintesi può essere riassunta in 5 punti fondamentali (simili alle 3 leggi sui robot di I.Asimov): il principio di beneficenza (fai il bene); il principio di non maleficenza (non fare il male); il principio di autonomia (preservare l’agente umano); il principio di giustizia (sii equo); il principio di trasparenza (opera in maniera trasparente).

Cliccando il documento .pdf seguente è possibile scaricare la presentazione utilizzata in occasione dell'incontro Progetto Innovazione del 22 Maggio 2019. 

Intelligenza artificiale motore dell industria 4.0 nel futuro

intelligenza-artificiale-motore-dell-industria-4.0-nel-futuro.pdf

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