Eni e l’economia circolare

Sperimentazioni Eni già in atto e iniziative industriali future favoriranno la strategia di Sviluppo Sostenibile basata sul modello circolare, grazie agli impianti di conversione, alle competenze consolidate, alle tecnologie, alla ricerca innovativa e alla distribuzione geografica dei propri asset, a partire dal territorio nazionale, con 4 raffinerie, 2 bio-raffinerie, 9 impianti chimici e 4500 punti vendita.

Monica Spada

Senior Vice President bio development, sustainable mobility & circular economy, Eni
Il mondo in cui viviamo ha sempre più bisogno di energia e questa necessità, sebbene con diversi trend e soluzioni, riguarda tutti i Paesi, Italia inclusa. In un panorama in cui questa richiesta si accompagna a una necessaria e improcrastinabile riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, Eni ha scelto di contribuire a individuare soluzioni che favoriscano la transizione energetica. E lo fa con programmi e azioni già concrete che puntano a garantire un futuro di crescita di lungo termine e ad essere un’impresa efficiente dal punto di vista economico, ambientale e tecnico-operativo. L’efficienza è un concetto ampio, che include l’evoluzione continua, in un’ottica di crescita, la rigenerazione di ciò che è stato costruito in passato, secondo le nuove prospettive che il futuro plasma e, non ultimo, la capacità di autosostenersi annullando gli sprechi e le perdite. Questo concetto è alla base della strategia di Eni ed è trasversale per l’azienda, sia per tutte le sue divisioni sia in termini di applicazione a processi, prodotti, asset.
In questa visione, per Eni l'economia circolare è una leva per un futuro a basse emissioni di carbonio e un motore strategico profondamente connesso agli obiettivi aziendali, caratterizzato da una visione di lungo termine che mira a creare valore e generare, allo stesso tempo, un impatto positivo sulla società attraverso una crescita sostenibile. Circolarità significa trasformazione di attività industriali che disaccoppiano la crescita economica dallo sfruttamento delle risorse ambientali. Tramite la propria piattaforma downstream Eni è nella posizione ottimale per sfruttare il modello circolare grazie agli impianti di conversione, alle competenze consolidate, alle tecnologie, alla ricerca innovativa e alla distribuzione geografica dei propri asset, a partire dal territorio nazionale, con 4 raffinerie, 2 bio-raffinerie, 9 impianti chimici, 4500 punti vendita e 4000 ettari di terreno recuperato o in fase di recupero, grazie alla società ambientale del gruppo, Eni Rewind. Proprio ricercando soluzioni innovative, identificando nuovi processi e prodotti che puntino al riutilizzo e alla valorizzazione di materiali di scarto, mirando a rendere il sistema economico più efficiente, minimizzando al contempo il consumo di risorse e di energia, e, appunto, trasformando asset non redditizi o in dismissione, Eni compie i suoi passi verso un futuro sostenibile. Di primaria importanza è l’approccio “technology neutral”, sostenuto anche grazie alla stretta collaborazione con  Ricerca e Sviluppo di Eni, che consente di introdurre soluzioni tecnologiche innovative.

Sull’attitudine trasformativa e sulle piattaforme di circolarità esistenti Eni agisce con un approccio innovativo, nel tentativo di innescare un cambiamento fondato sui rapporti di lungo termine e di inclusione con gli stakeholder locali, sull’attenzione alle specificità dei territori e sull’ascolto della comunità e dei soggetti coinvolti. Le principali leve di cambiamento sono quindi la sinergia con gli stakeholder, la simbiosi industriale e il cambiamento culturale.
In quest’ottica rientrano i protocolli d’intesa e gli accordi di cooperazione per lo sviluppo dell’economia circolare in Italia con diverse aziende, associazioni ed enti di ricerca, a partire da quelli per la raccolta di oli esausti di cucina (cosiddetti UCO, Used Cooking Oil) e la fornitura di biocarburante, stipulati nel 2018 a Roma con AMA, a Venezia con Veritas, a Modena con Hera, a Taranto con AMAT. Su questo fronte, già nel dicembre 2017 Eni ha firmato un accordo con il CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti) per la raccolta di UCO, e, a seguire, nel febbraio 2019 con RenOils, altro consorzio nazionale, al fine di incrementarne la raccolta nonché per realizzare campagne di informazione ed educazione ambientale sui vantaggi dell’utilizzo degli stessi per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste. L’olio alimentare di scarto raccolto viene infatti purificato e inviato alla bioraffineria Eni di Venezia, primo esempio al mondo di conversione di una raffineria, che lo trasforma in biocarburante di alta qualità, il quale viene miscelato con diesel convenzionale per dar vita all’Enidiesel+, carburante venduto in più di 3500 stazioni Eni.

Per un’ulteriore spinta al processo di decarbonizzazione Eni ha sottoscritto un accordo con Cassa Depositi e Prestiti per la promozione di iniziative in Italia in ambito di economia circolare e sostenibilità, anche tramite il rilancio di siti industriali e per iniziative ad elevato impatto socio-economico e ambientale in Paesi partner nell’ambito del settore dell’energia e del contrasto al cambiamento climatico.

Eni intende produrre energia da fonti alternative, e non soltanto dalle fonti rinnovabili più note, bensì da qualcosa che oggi non ha valorizzazione e viene portato in discarica, o nella migliore delle ipotesi bruciato in inceneritori: i rifiuti, i quali non solo inquinano suolo e acqua ma producono anche emissioni. In particolare, Eni ha avviato studi per produrre idrogeno e carburanti di alta qualità a partire da rifiuti plastici non riciclabili. A tal proposito Eni ha sottoscritto, nel marzo 2019, un accordo con COREPLA per valutare progetti di recupero di tali scarti e analizzare le evoluzioni che il mercato degli imballaggi non meccanicamente riciclabili subirà nei prossimi anni. Come tipologia di rifiuti utilizzabili per sviluppare un virtuoso e innovativo processo di economia circolare e massimizzare l’avvio a recupero, in linea con le nuove direttive europee, oltre al cosiddetto plasmix (insieme di imballaggi post-consumo costituito da plastiche eterogenee che oggi non trovano sbocco nel mercato del riciclo) anche il CSS, combustibile solido secondario, può essere considerato alimentazione per gli impianti di gassificazione che Eni sta valutando. Attraverso la sottoscrizione di ulteriori accordi, come quelli con Veritas (multiutility dell’area metropolitana di Venezia) e Alia (Toscana), Eni sta infatti verificando la fattibilità di impianti a Venezia, per incrementare la produzione di idrogeno della bioraffineria che produce HVO (olio vegetale idrotrattato), e a Livorno, all’interno della raffineria che già dispone di alcune facilities e delle competenze di gestione di impianti complessi, per la produzione di circa 100.000 ton/anno di metanolo utilizzabile come carburante nel pool benzine. Con questi ed altri accordi Eni intende rafforzare e sviluppare il proprio percorso strategico di applicazione dei principi dell’economia circolare al business.
Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.