Italia, specie al nord, in crescita, ma non ancora per molto

L'analisi del Centro studi di Confcommercio conferma un Paese a velocità differenziate.

Daniele Damele  

Segretario CIDA Friuli Venezia Giulia e Presidente Federmanager FVG
La crescita c’è, ma non per tutti e non durerà a lungo. Nel 2023 si conferma, poi, il divario tra Nord e Sud del Paese: il primo si prepara a mettere a segno una crescita di tre volte tanto rispetto al secondo.
A trainarla sarà ancora una volta la Lombardia, regione che prevede un Pil in aumento dell’1,7%, seguita dall’1,5% di Veneto e Valle D’Aosta. Resta giù dal podio, ma pur sempre tra le regioni di testa, il Friuli Venezia Giulia con un amento del Pil previsto per quest'anno intorno all’1,2%.

Se il Nord si conferma dunque locomotiva del Paese, con una previsione di crescita del Pil pari all’1,4%, tanto per l’area occidentale che per quella orientale, il Sud appare invece «fermo ai box», con crescita zero per Calabria e Sardegna e con una previsione del +0,5% per l’intero Mezzogiorno, mentre fa meglio il Centro dove l’attesa per il Pil 2023 è quella media nazionale, +1,2%.

A scattare l’istantanea è l’analisi sulle economie regionali del Centro studi di Confcommercio. Analisi che conferma il divario lungo lo Stivale anche in merito ai consumi - il Sud si ferma a +0,4%, il Nord vola a +1,2% - e alla demografia - con il Mezzogiorno che ha visto venir meno mezzo milione di persone tra il 2019 e il 2023, la metà della perdita complessiva registrata nel periodo a livello nazionale.

Il report si concentra quindi sulle dinamiche del mercato del lavoro, rilevando ancora una volta la posizione da fanalino di coda del Sud, dove gli occupati sono meno di quelli di 30 anni fa e dove la previsione per quest’anno è di un ulteriore calo dell’1,7%. Al contrario, l’analisi di Confcommercio prevede un aumento deciso dell’occupazione a Nordest, pari al +11,6% con un sostanziale contributo del Trentino Alto Adige (+18,7%), poco meno di 2 volte tanto quella prevista a Nordovest. Farà meglio, a livello di macroaree, solo il Centro (+13,1%), mentre zoomando sulle regioni, se sul primo gradino del podio sale il Lazio (+19%), l’ultimo se lo aggiudica la Calabria (-7,2%).

Allargando il campo dall’analisi di Confcommercio al report Istat “Le prospettive per l’economia italiana” lo sguardo al futuro si allunga al 2024. Se per l’anno in corso come detto l’attesa per il Pil è di un +1,2%, per il 2024 l’Istat prevede un +1,1%. In crescita dunque, seppur rallentata rispetto al 2022.

Daniele Damele - Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia

Daniele Damele - Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia

Nel biennio, l’aumento del Pil verrebbe sostenuto - secondo Istat - principalmente dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (+1,0 punti percentuali nel 2023 e +0,9 punti nel 2024) e da quello più contenuto della domanda estera netta (+0,3 e +0,2 punti).
Nel 2023, le scorte dovrebbero fornire un marginale contributo negativo -0,1 punti a cui ne seguirebbe uno nullo nel 2024. «Ci si attende - sottolinea l'istituto statistico nazionale - che i consumi delle famiglie residenti e delle istituzioni sociali private al servizio delle famiglie, segnino, in linea con l’andamento dell’attività economica, un aumento nel 2023 del +0,5%, che si rafforzerà l’anno successivo fino a +1,1%, grazie all’ulteriore riduzione dell’inflazione associata a un graduale recupero delle retribuzioni e al miglioramento del mercato del lavoro».

Attenzione, poi, al dato finanziario. Recentemente i presidenti di Federmanager Padova/Rovigo e Venezia, rispettivamente Maurizio Toso e Mario Merigliano, hanno ospitato nelle loro assemblee l’esperto finanziario, Wladimir Biasia, che ha posto l’accento sul fatto che l’Italia non avrà a lungo un momento di crescita in quanto il mercato tedesco è rallentato e per una serie di altri aspetti geopolitici compreso lo sguardo europeo ai “lenti” States mentre ad Oriente corrono.

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