Scuola, lavoro e fabbisogni professionali

Sfide, opportunità e prospettive per una forte collaborazione etica territorio scuola

Daniele Damele  

Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia e Segretario CIDA FVG
Per capire meglio come la scuola possa rispondere ai bisogni del mondo del lavoro dobbiamo comprendere cosa intendiamo quando parliamo di “fabbisogni professionali”. Detto termine indica quali tipi di figure professionali saranno richieste dal mercato del lavoro nei prossimi anni, ovvero quali competenze servono: tecniche, trasversali (soft skills), legate alla digitalizzazione, alla sostenibilità/ecologia, quanto quantitativamente ci sarà domanda, quante posizioni, in quali settori, in che territori. Queste informazioni devono essere usate da scuole, enti formativi, imprese e istituzioni per orientare l’offerta formativa, fare politiche attive, orientamento, e mettere in contatto scuola e lavoro.

Le previsioni occupazionali 2025 2029 recuperabili nel dossier ufficiale “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025 2029)” prevedono che servano tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati nei prossimi anni, in gran parte per sostituire chi esce dal mondo del lavoro. Tra i settori con più richieste: commercio e turismo; servizi pubblici e privati; salute; formazione e cultura; finanza/consulenza. 

La formazione professionale mostra buone performance in termini di impiego dei giovani. Ad esempio, a tre anni dal diploma, circa il 69% degli studenti della formazione professionale trova lavoro, secondo l’INAPP mentre ci sono settori nei quali la domanda potrà essere superiore all’offerta formativa. Ad esempio, per le lauree STEM la richiesta sarà tra i 70 80 mila all’anno, ma l’offerta non raggiungerà i 65 mila. 

Altro esempio: la scuola tecnica e professionale richiede più studenti per soddisfare i fabbisogni professionali (industria, artigianato, meccanica, elettronica, ecc.).  Le competenze emergenti sono quelle della digitalizzazione accanto a competenze ICT, trasformazione digitale ed energie rinnovabili, competenze trasversali (problem solving, adattabilità, capacità di apprendimento continuo) per affrontare cambiamenti veloci nel mercato del lavoro.

Daniele Damele
Presidente
Federmanager FVG e
Segretario CIDA FVG

Daniele Damele Presidente Federmanager FVG e Segretario CIDA FVG

Siamo indubbiamente dinanzi a delle sfide. Alcune difficoltà nel collegamento scuola-lavoro ci sono. In pimis la scarsa tempestività: le offerte formative spesso non si aggiornano abbastanza velocemente rispetto all’evoluzione tecnologica e competitiva delle imprese. Vi è poi una certa disomogeneità territoriale: in alcune regioni ci sono migliori connessioni scuola impresa, più laboratori, risorse, mentre in altre mancano mezzi, esperti, infrastrutture. 

Molti studenti non hanno una chiara idea delle professioni emergenti, dei fabbisogni futuri, delle competenze richieste. Ciò può portare a scelte scolastiche non allineate al mercato del lavoro e a ritardi nei repertori/profili formativi che non permettono di aggiornare con rapidità i curricula. 

Che dire, poi, dell’Alternanza scuola lavoro, nata per far vivere esperienze pratiche agli studenti. Andrebbe bene se sussistesse anche un monitoraggio continuo tramite studi/previsioni per capire le tendenze nei fabbisogni occupazionali. Per una validità chiara di detto strumento occorre porre in atto politiche che incentivino la partecipazione del mondo produttivo nella progettazione formativa: laboratori, docenti con esperienza pratica, collaborazioni aziendali.

Scuole, docenti, manager e istituzioni potrebbero considerare di porre in atto un adeguamento dei curricula includendo moduli o percorsi che rispondono ai settori in crescita (digitale, salute, turismo, servizi). Certamente bisogna anche formare i docenti per competenze tecniche aggiornate e capacità di integrare teoria/pratica con imprese/laboratori.

L’orientamento dev’essere precoce e informato, con dati aggiornati sui fabbisogni, visite aziendali, stages, testimonianze professionali. La flessibilità nei percorsi scolastici deve permettere percorsi misti, moduli extra, specializzazioni che possano cambiare se cambiano i fabbisogni.

In altre parole s’impone una forte collaborazione etica territorio scuola con scuole che dialogano con imprese, enti locali, camere di commercio per capire quali figure mancano localmente. Un ruolo determinante potrà essere svolto anche dai manager e da più d’un ente formativo della galassia Federmanager.

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